A febbraio il nostro Tribunale stava rinviando al 2019 le cause da introitare a sentenza; di questo passo a giugno si rinvierà al 2020, come sta facendo la Corte d’Appello di Catania
La Civetta di Minerva, 10 marzo 2017
Lo Stato deve rendere dei servizi ai suoi cittadini come quello della difesa per cui appronta carri armati, navi ed aerei, quello della sicurezza per cui sovrabbondiamo di polizie, o quello della scuola ed allora abbiamo i plessi scolastici ed i professori. Fra questi servizi che dovrebbero essere del tutto gratuiti c’è quello primario della giustizia. Non per nulla le istituzioni europee e anche il fondo monetario ci hanno rimproverato della mancata riforma della giustizia: un’impresa che vuole investire da noi richiede la certezza di tempi rapidi in caso di controversie.
Noi abbiamo una classe di buoni magistrati – naturalmente con le debite eccezioni – ma che si muovono con tempi biblici. A febbraio il nostro Tribunale stava rinviando al 2019 le cause da introitare a sentenza; di questo passo a giugno si rinvierà al 2020 così come sta facendo la Corte d’Appello di Catania. E’ la giustizia per i furbi, quelli che hanno torto marcio e che quindi rinviano le decisioni a loro danno quanto più lontano possibile: i debitori rinviano di anni i pagamenti dovuti, tanto gli interessi oggi come oggi sono quasi simbolici.
Che fare? Si parla sempre di riforme del processo civile e penale e poi si partorisce un topo come il processo informatico: biblici erano e biblici sono rimasti i tempi di attesa per una sentenza.
Nei giorni scorsi sul tema giustizia è intervenuto un‘autorevole firma del ”Corriere” che ha riportato due esempi di efficienza di tribunali: quello di Torino e il nostro di Marsala. I rispettivi presidenti sono riusciti a dimezzare in tre anni gli arretrati, definiti spaventosi, di processi. Se questo è avvenuto tanto in un grande quanto in un piccolo Tribunale, significa che il problema si riduce alla produttività dei giudici.
In tema di produttività i sindacati sono maestri insuperabili; gli aumenti salariali nell’ultimo decennio si sono ancorati alla produttività. Se una tale filosofia la rapportassimo al “Servizio Giustizia” mi chiedo se miracolosamente potrebbe aumentare la produttività dei giudici.
In questo momento i giudici hanno i migliori stipendi di tutti i dipendenti dello Stato; non per nulla deputati e senatori hanno agganciato le loro retribuzioni agli stipendi dei magistrati di grado di appello.
Il Paese sta vivendo l’esperienza dei Giudici di Pace, sono tutti degli avvocati che svolgono le funzioni di giudici per cause di minuta giustizia. Sono remunerati a sentenza ed i tempi di processo sia civile che penale sono ridottissimi: massimo un anno. La loro produttività, quindi, se non è altissima è comunque di alti livelli. C’è da chiederci se un tal tipo di retribuzione applicato ai giudici di Tribunale può aumentare quella produttività che hanno ottenuto per un fatto di buona volontà i presidenti di Torino e di Marsala.
In buona sostanza, se ai giudici si desse un minimo di stipendio fisso e poi le loro decisioni ordinanze o sentenze fossero agganciate per esempio alle tabelle per gli onorari degli avvocati, magari con dei coefficienti di correzione, io personalmente ritengo che la produttività dei giudici avrebbe un balzo avanti, oggi come oggi impensabile: non sarebbero soltanto gli avvocati a chiudere i loro studi professionale alle dieci di sera.
Lo stesso trattamento, ma con altri correttivi, si potrebbe applicare ai giudici e ai P.M. onorari che sono avvocati e che svolgono la funzione di magistrato unicamente per passione, io direi per missione come i sacerdoti missionari, perché i loro emolumenti sono veramente avvilenti.
Tutto questo costerebbe, farebbe lievitare i costi della giustizia; ma chi l’ha detto che il servizio giustizia debba costare poco? Se si facesse un esperimento del genere in un primo Tribunale, sarei pronto a scommettere che non in tre anni, ma in sei mesi l’arretrato sarebbe vinto.
I lettori meno giovani ricorderanno che quando c’erano le casse mutue i medici correvano a qualsiasi ora del giorno e della notte nelle case dei loro clienti: erano pagati a notula, non a compenso fisso come oggi; e diventarono tutti straricchi: i film del nostro indimenticabile Alberto Sordi ne immortalarono la situazione.
Qualcosa di simile potrebbe architettarsi per la giustizia italiana.

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