Nel mirino dei Servizi Segreti gli allibi al largo di Augusta

Un articolo del Corriere della Sera lumeggia presunti traffici illeciti di una petroliera con trasferimenti di carichi (fuel?) da cargo a cargo fuori dal porto e, se il tempo è pessimo, anche dentro

 

La Civetta di Minerva, 10 marzo 2017

Che sul porto di Augusta gravino cospicui interessi è cosa nota, meno nota è la qualità di questi interessi. Ci sono interessi legittimi legati al traffico navale, ai benefici che esso determina per società, intermediari, fornitori di servizi e così via, interessi di dubbia natura i cui contorni, nonostante l’attenzione mediatica, restano oscuri e non completamente chiariti come quelle delle ultime vicende che, dopo una esplosione di sussurri e grida che hanno coinvolto ministri, ammiragli e mediatori vari, sono finiti nel silenzio di una archiviazione non ben chiara agli occhi di quella opinione pubblica che si era sentita ai bordi di uno scandalo nazionale così fragoroso che ciascuno si chiedeva se esistessero due Augusta: quella di tutti ed un’altra dove gli attori passano sulle nostre teste ed usano il territorio ed il porto come un luogo senza anima solo per i loro traffici, che, casualmente, si svolgono in questo lembo di terra ma potrebbero essere altrove.

Da tutto ciò la città è sempre stata estranea, mai attenzione od interesse a conoscere è stata manifestata se non da qualche addetto ai lavori che, marginalmente, avendone profitto, preferiva godere della sua fetta di reddito ed evitare commenti o promuovere approfondimenti; che io ricordi quasi mai la città ha vissuto l’economia del suo porto, quasi mai ha avuto consapevolezza dell’economia che gira attorno; si è cincischiato su qualche dato statistico, su qualche report finanziario, sufficiente per sentirsi importanti (come ai tempi del duce quando la miseria dell’Italia era supportata dalla retorica della potenza coloniale e i poveri, pur nella loro indigenza, offrivano le fedi al duce per la Patrie e l’impero, sentendosi parte di un mondo che li vedeva solo sudditi).

In questi tempi di tensioni e mobilitazioni (?) di piazza a difesa del porto o meglio della sede della port authority mi sono spesso domandato quale fosse il motivo del contendere per cui una moltitudine di cittadini si dichiara pronta a scatenare l’inferno. Ho tentato sulle colonne di questo giornale di ipotizzare delle chiavi di lettura, non sempre apprezzate, valutate a volte come fantasiose e non degne di replica da chi ha le mani in pasta. Campanilismo? dicono, Orgoglio ferito? Certo c’è di tutto, ma il silenzio dei “padroni del vapore” lascia perplessi. Tutto sommato Augusta o Catania cosa cambia? Il futuro dei traffici dipende dalle scelte nazionali ed internazionali, per gli appalti che verranno? Certo anche quello, Catania ha dimostrato (tra inchieste e vitalità commerciale) di saper reggere meglio le commesse per i subappalti? Anche quello, ognuno cerca di farsi spazio in un mercato feroce e cruento.

Ci sono interessi di bottega: Bianco e la sua vanità? Di millantare una grandezza di un porto che non c’è per sostenere i suoi meriti politici? Anche questo. Crocetta che si veste da protagonista improbabile per accreditarsi in vista di una auspicata, quanto improbabile, rielezione? Anche. C’è di tutto un po’.

In questa confusione di giocatori in panchina ci sono i titolari che giocano le loro partite nelle stanze paludate e silenziose utilizzando i vari pezzi in una partita a scacchi sulla testa dei territori. nella ricerca del perché di tanto rumore per nulla (Delrio alla Camera, rispondendo ad una interrogazione, si chiedeva: cosa cambia se le riunioni si fanno a Catania e non ad Augusta? Dal suo punto di vista potrebbe essere una domanda lecita: va bene l’orgoglio ferito, va bene il piccolo merito elettoralistico ma di fronte a una svolta epocale che senso ha tutto ciò?

E allora  perchè?

Lo scorso 18 novembre Felice Cavallaro e Davide Frattini, sul Corriere della Sera,  hanno posto una serie di  interrogativi sugli allibi (trasferimenti di carico, generalmente fuel, tra nave a nave, fuori dal nostro porto e sulle reali motivazioni di questi trasferimenti del carico che ancora oggi restano senza risposta. Titolava l’articolo: “Un triangolo tra Libia e Sicilia. La rotta delle flotte fantasma. Una misteriosa petroliera e traffici illegali in alto mare. l’indagine dei servizi porta allo scalo di Augusta”.

Il pezzo, che riportiamo integralmente, diceva: “In quel triangolo di mare tra il caos della Libia, l’isola di Malta e la Sicilia ogni giorno navigano cargo che vogliono mantenere segreta l’identità e il carico trasportato. Negli anni hanno cambiato nome e armatore, hanno issato vessilli diversi ma sempre «di convenienza», concessi da Paesi dove le capitanerie fanno poche domande. Come il mercantile lungo 82 metri, stazza lorda di oltre duemila tonnellate e battente bandiera di Palau, che da settimane fa avanti e indietro tra il porto di Augusta e gli ancoraggi al largo di La Valletta. Le dimensioni medie raccontano che la nave è adibita al trasporto di prodotti petroliferi già raffinati, l’appartenenza di facciata alla flotta della minuscola Repubblica in Micronesia e gli spostamenti sospetti lasciano immaginare che questi traffici siano illegali. La petroliera è tenuta sotto osservazione. I servizi segreti di alcuni Paesi, Italia compresa, starebbero conducendo un’inchiesta riservatissima attraverso controlli sui tanker che seguono le rotte in queste acque opache: a poche miglia dalla costa nordafricana spengono il trasponder per non essere intercettati, usano le ore di invisibilità per approdare a porti libici come quello di Zuwara. È la stessa area controllata dalle più pericolose bande criminali dedite alla tratta dei migranti, anche il traffico di greggio servirebbe ad alimentare le offensive militari e le operazioni terroristiche dei gruppi estremisti.

“Sulla via del ritorno i cargo incrociano i complici al largo di Malta e il petrolio (o i suoi derivati) viene trasbordato dall’uno all’altro, spesso con un ulteriore passaggio per nascondere le tracce. «I trasferimenti a tre — spiega un rapporto della società israeliana Winward pubblicato dal Corriere in febbraio — sono un modo per confondere gli spostamenti e il porto di origine. Abbiamo dei criteri per definire chi appartenga alla flotta “fantasma”: compagnie con un solo mercantile, rotte senza nessuna logica economica, navi di media stazza con gru sul ponte per scambiare i carichi in mare aperto». Mentre la petroliera con bandiera di Palau è all’ancora ad Augusta, i cargo che hanno effettuato lo scambio restano nelle acque attorno a La Valletta o seguono rotte dispendiose e all’apparenza senza scopo per poi ritornare al punto d’incontro per altre triangolazioni.

L’inchiesta attivata finora in gran segreto anche con l’ausilio di organi investigativi sul territorio siciliano ha consentito di monitorare pochi giorni fa la petroliera. Le operazioni tecniche di travaso nei depositi delle compagnie autorizzate all’utilizzo dell’area di Augusta, in questo e in altri casi, sono seguite con discrezione. Anche perché nessun rilievo sembra possa essere mosso agli acquirenti, considerata la regolarità formale dei documenti in possesso degli intermediari: il greggio ufficialmente risulta provenire da nazioni come l’Arabia Saudita o il Kuwait. Ecco perché chi acquista non commetterebbe reati, considerata la documentazione «legale», anche se i dubbi dovrebbero sorgere visto che il prodotto arriva in Italia a prezzi inferiori rispetto a quelli di mercato. La stessa documentazione apparentemente legale alimenta il sospetto di grandi complicità ottenute dai trafficanti in Paesi arabi a parole schierati con gli occidentali nella lotta al terrorismo fondamentalista. L’inchiesta, considerata «pericolosa», trova ostacoli non solo per problemi di diritto internazionale, ma anche per le difficoltà con cui si captano le notizie in un’area insidiosa come quella libica e per una cautela nei rapporti con le autorità maltesi.”

Ancor oggi fuori dalle acque territoriali a circa 20 miglia a levante di Augusta, vanno avanti da 3/4 anni gli allibi. Prima si facevano fuori Malta ma le frequenti condizioni meteo avverse hanno determinato il cambio della zona. Quando il tempo fuori porto è troppo cattivo le navi lo effettuano in porto. Nello screenshot di qualche ora fa (fine febbraio, n.d.r.) si trova il rimorchiatore Mare Jonio vicino alle due petroliere Green Trader e Nordic Castor. Probabilmente hanno portato i fenders e le attrezzature. Se si va sul sito si vede (se non spengono il transponder come quasi sempre fanno) che in questo momento le due petroliere sono affiancate e staranno allibando.

Il problema dell’allibo deve essere particolarmente importante se, nel 2013, il presidente Garozzo, poco prima di andar via, ha emesso un’ordinanza per ridurre la tassa di ancoraggio per le navi che allibano in porto.

Storie infinite che vivono intorno al porto di Augusta, forse anche in queste vi sono le ragioni di una “governance” prevalentemente catanese, molto più adusa a trattare questioni importanti rispetto a quella augustana. Chissà, il tempo darà risposte, intanto cresce l’attenzione sul porto e sulle sue storie e forse tanto clamore per un risultato modesto come la sede della port authority non meritava tanto, dirà qualcuno.

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