Difficoltà per i Comuni: non hanno attrezzature, risorse, fondi immediatamente utilizzabili. Occorre recuperare forze operative, efficacemente impiegate in coordinamento con le Soprintendenze, ed economicamente sostenute
La Civetta di Minerva, 10 marzo 2017
E’ urgente e prioritario adottare un “Piano nazionale di tutela e prevenzione” contro i disastri naturali e una strategia di intervento post catastrofe nelle zone terremotate, con ruoli istituzionali chiari, cifre certe e un’informazione trasparente. In una situazione di disordinata emergenza, resa ancora più concreta dalle recenti dimissioni del direttore del Centro nazionale Terremoti e del responsabile tecnico della Rete Sismica Nazionale Centralizzata, Italia Nostra reputa necessario passare al più presto dall’emergenza alla pianificazione. Il Paese ha bisogno, infatti, di un piano adeguatamente organizzato e finanziato, per mettere in sicurezza il territorio nazionale, con particolare riferimento al patrimonio culturale danneggiato o completamente distrutto.
Italia Nostra ritiene non più rinviabile la definizione di una strategia interministeriale sulla prevenzione e sulla mitigazione dei rischi. In Italia gran parte della popolazione e dei beni culturali e territoriali sono in costante pericolo sismico. Tuttavia, a livello nazionale, non esiste un protocollo integrato di intervento per le principali amministrazioni coinvolte nell’emergenza post-catastrofe né a livello urbanistico, né di tutela patrimoniale.
La pericolosità sismica, sommandosi a quella idrogeologica e a un ambiente mal governato, genera danni e costi elevatissimi non più sostenibili. Solo per l’ultimo terremoto, quelli quantificati finora dalla Protezione Civile ammontano a 23,5 miliardi di euro, di cui 12,9 per danni relativi agli edifici privatie 1,1 per quelli pubblici, e 2,5 miliardi idanni al patrimonio culturale anche se altre stime di esponenti ufficiali delle azioni di emergenza per il patrimonio culturale hanno indicato somme doppie o triple rispetto a questa. Necessario, dunque, fare chiarezza.
COSA E’ STATO FATTO FINORA – L’Unità di crisi nazionale del MiBACT, sulla base dei dati forniti a Italia Nostra, ha effettuato, in più fasi corrispondenti alle successive scosse di maggiore entità (26 e 30 ottobre 2016 e 18 gennaio 2017), circa 1.500 rilievi, 1.300 azioni di supporto a richiesta dei sindaci, circa 160 operazioni di messa in sicurezza su monumenti e recuperato circa 11.000 beni mobili– quadri, statue, arredi sacri – in alcuni casi gravemente danneggiati o perduti definitivamente. Tanto ancora si trova sotto le macerie poiché i recuperi vengono fatti tenendo conto delle situazioni di sicurezza per far operare le squadre di intervento. Tutto il recuperato a oggi, è stato trasportato nei depositi delle quattro regioni colpite; moltissimi, quindi, i manufatti di interesse artistico e storico che si dovranno restaurare e restituire ai territori e alle comunità di appartenenza, perché fortemente identitari di ciascun territorio. Parallelamente i crolli che hanno interessato le chiese, monumenti, dimore storiche, abazie, rendono necessarioil recupero, il censimento, la numerazione e la catalogazione, una per una, delle pietre e del materiale di questi immobili. Italia Nostra ha chiesto particolare attenzione per la geolocalizzazione di ogni singolo oggetto rimosso dal contesto originario, essendo tecnicamente possibile seguirlo in tutti i successivi spostamenti fino all’auspicabile ritorno nella comunità d’origine.
COSA NON HA FUNZIONATO – Nel corso di questi sei mesi, dalla prima scossa di terremoto del 24 agosto, si segnala soprattutto: il ritardo nella messa in sicurezza delle strutture edilizie dopo la prima scossa, comprese quelle di interesse storico monumentale artistico; il mancato rispetto delle norme di tutela dell’ambiente, dei piani idrogeologici, dei piani regolatori, dei Piani Paesistici Ambientali aggirati con varianti urbanistiche approvate dai consigli comunali; lo stato di colpevole abbandono, in cui sono state lasciate le famiglie rimaste sui luoghi interessati dagli eventi, in attesa ormai da mesi di case provvisorie e di nuove stalle prefabbricate per mettere in salvo gli allevamenti di animali, principale fonte di reddito di quelle zone.
COSA RESTA DA FARE – Dopo ben tre decreti di intervento statalesulla situazione post sismica, Italia Nostra ritiene necessario che le autorità predisposte facciano chiarezza da subito su alcuni nodi che rallentano l’azione di soccorso e ripristino. In particolare, vanno chiaritii modi di erogazione e gestione dei fondi per gli interventi urgenti: sembra che talvolta non sia agevole e conveniente accedervi da parte dei cittadini. Si ritiene molto pericoloso, inoltre, far passare in questa fase il messaggio (assai subdolo!) che occorra “semplificare” la tutela e le sue procedure per contrastare gli effetti del sisma.
Altrettanta chiarezza va fatta sul ruolo di sindaci, soprintendenze e altri interlocutori istituzionali. Non corrisponde al vero, per esempio, che i sindaci non siano abilitati a effettuare azioni urgenti di messa in sicurezza sui beni culturali, essendo questa una loro facoltà ordinaria, rafforzata anzi dal DL 17.10.2016, n. 189. In base agli articoli 27 e 149 del legislativo 22 gennaio 2004, n.42, i Comuni interessati possono eseguire gli interventi indispensabili, ivi inclusi quelli di messa in sicurezza degli edifici, per evitare ulteriori danni ai beni culturali e paesaggisti presenti nei propri territori. Ma il timore di Italia Nostra è che i Comuni terremotati non dispongano di personale, attrezzature, risorse, fondi immediatamente utilizzabili.
LE PROPOSTE DI ITALIA NOSTRA – Sui beni culturali occorre recuperare forze operative, efficacemente impiegate in coordinamento con le Soprintendenze, ed economicamente sostenute anzitutto dallo Stato, attraverso il coinvolgimento delle Regioni e di tutti gli enti territoriali, delle pubbliche amministrazioni, Università, istituti specialistici e di ricerca, associazioni di tutela. Urgenti norme certe, scientificamente fondate e soprattutto politiche coordinate intersettorialmente: indagini sulla natura dei suoli e sull’edificato per circoscrivere le aree di ricostruzione lasciandovi intatto il tessuto urbanistico; studi di vulnerabilità; manuali e codici di buone pratiche per definire gli interventi più efficaci e meno distruttivi sul patrimonio esistente; fondi e risorse professionali e tecnologiche.
Particolare attenzione deve essere posta alla qualità ed efficacia del sostegno per il recupero dei beni di interesse culturale di proprietà privata, non soltanto per i beni pubblici e per quelli ecclesiastici, con l’obiettivo di assicurare un recupero territoriale integrato: il terremoto non conosce i confini di proprietà. Bisogna far evolvere la normativa esistente dalla considerazione dei singoli manufatti edilizi a una visione territoriale di area vasta; ricostruire in sintonia con la tradizione dell’edilizia storica e con i paesaggi rurali e urbani storici, senza rinunciare alla sicurezza, con rigorosi criteri antisismici, intervenendo con la metodologia del miglioramento prevista per gli edifici vincolati.
Nell’ottica di superamento delle pratiche emergenziali, i beni culturali devono rientrare in un sistema preventivo che, attraverso censimenti, monitoraggi costanti e manutenzione ordinaria e straordinaria, formazione professionale e delle maestranze artigiane, li tuteli dagli effetti dei disastri sismici o di altra natura, o quanto meno ne limitino i danni grazie a tutte le misure scientificamente e tecnicamente possibili. In questa direzione, Italia Nostra sta lavorando a un “Accordo di cooperazione” con le Università finalizzato alla realizzazione di ricerche e progetti cantierabili a “sisma avvenuto o a sciame sismico in corso”. Un’attività di ricerca condotta sul campo come esperienza concreta di tutela attiva, argomento che sta molto a cuore a Italia Nostra ed è tra i fini che si pone l’Università.
Prioritario, infine, è non recidere i legami tra popolazioni e luoghi di vita. Perché ciò possa accadere, sarà essenziale tutelare le attività produttive del territorio, dall’artigianato all’agricoltura, dal commercio alla piccola e media impresa. La popolazione deve essere aiutata in ogni modo a rimanere nella propria terra, diversamente a rischio di spopolamento e abbandono. La speranza di rimanere o di un ritorno deve sussistere forte e concreta.

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