Papa Francesco, rivoluzionario di Dio, per la prima volta dopo 500 anni di lotte e sospetti, si reca in Svezia e va a incontrare i luterani che ricordano i cinque secoli della riforma dell’eretico Lutero
La Civetta di Minerva, 27 gennaio 2017
Non possono sfuggire all’attenzione degli acuti osservatori dei fatti del nostro tempo alcuni avvenimenti che sono significativi non soltanto per i credenti ma per tutti i componenti della nostra società laica, credenti e non credenti.
Anni fa il nostro arcivescovo ha concesso la chiesa di San Benedetto agli ortodossi di Romania per farne la loro chiesa; e dire che sono degli scismatici. Due giorni fa l’arcivescovo di Palermo ha consegnato agli ebrei palermitani una chiesa perché ne facessero una sinagoga. Cinque mesi fa il Papa, dopo un millennio di reciproche scomuniche e dopo tante richieste di incontro tutte respinte, si abbraccia con lo scambio di una reciproca benedizione all’aeroporto di Cuba col papa Cirillo di Russia. Questo nostro Papa, rivoluzionario di Dio, per la prima volta dopo 500 anni di lotte e sospetti, si reca in Svezia e va ad incontrare i luterani che ricordano i cinque secoli della riforma dell’”eretico” Lutero.
E’ una comune commemorazione luterana-cattolica che avvicina il miliardo e mezzo di cattolici ai 70 milioni di luterani nel mondo e quindi, di conseguenza, con tutte le chiese cristiane nate dopo la riforma di Lutero.
Indubitabilmente qualcosa sta avvenendo sotto i nostri occhi e dobbiamo prenderne atto. Se è vero che cattolici e luterani si rendono conto che sono dei battezzati, dello stesso battesimo istituito da Gesù (perché il battesimo lo può somministrare un qualsiasi laico ), se ci si rende conto della comune linfa vitale di cui ci ha fatto dono il Salvatore del mondo, allora è veramente iniziato il cammino verso quell’”ut unum sint“ di tutti i discepoli di Cristo.
Molto superficialmente si potrebbero interpretare tali avvenimenti come fatti che riguardano i credenti ma non la società, non le nazioni, non i popoli. Ho buoni motivi per ritenere che non sia così soltanto: se la fede nel trascendente parla ai cuori e alle menti degli uomini, un comune messaggio di amore che viene da tutte le chiese cristiane deve investire e far riflettere gli uomini che vivono la democrazia nei rispettivi paesi di appartenenza.
La chiesa ortodossa di Mosca, che risente del retaggio di un assoggettamento prima al potere degli zar poi al potere del partito comunista, può veramente aspirare ad avere un ruolo da protagonista nella vita della nazione russa: una vicenda territoriale come quella della Crimea non si può risolvere con la guerra e con le morti di soldati e di civili.
La pressione di cristiani che parlano un unico linguaggio di amore farà demolire il muro che l’attuale governo ungherese ha eretto al confine orientale per non fare entrare persone che sfuggono alla guerra e che sono alla ricerca di un avvenire migliore. Non sarà possibile per un Trump realizzare un suo slogan elettorale qual è quello della costruzione di un lungo invalicabile muro al confine col Messico. Tutte le nazioni potranno accogliere il messaggio di Papa Francesco della difesa della natura riconoscendo che è un dono di Dio agli uomini che hanno l’obbligo di amarla e rispettarla.
I governanti dei singoli paesi cominceranno a smantellare i ghetti dei poveri per far crescere i fratelli più fragili che hanno bisogno di maggiore protezione.
Non finirà questo secolo che l’unità di pensiero e di guida dei cuori e delle menti dei cristiani svolgerà un ruolo determinante nella vita del pianeta, che vivrà molto più intensamente di oggi la globalizzazione già in atto: non sarà soltanto una globalizzazione di interessi economici ma di cuori innanzi tutto.

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