Avevo dichiarato: “Tema così tanto eclatante perché la città è massacrata da più parti”. Alla fine il giornalista Dino Giarrusso ha dovuto chiedere scusa all’on. Stefano Zito
La Civetta di Minerva, 23 dicembre 2016
Alla fine il giornalista delle Iene Dino Giarrusso è stato costretto a chiedere scusa al portavoce del M5S Stefano Zito, perché la parte con la sua intervista è “saltata” nel montaggio del filmato e così lo ha ringraziato in un suo post su facebook per il “prezioso aiuto”: “senza di lui non avrei potuto realizzare questo lavoro” scrive. Vogliamo credere nella sua buona fede, ma ci è ben chiaro quale siano le modalità “giornalistiche” della trasmissione di Italia 1, che per lo più ha il merito di porre all’attenzione della pubblica opinione storie e vicende altrimenti sconosciute, spesso volutamente ignorate, ma che in altre occasioni ha il grande difetto di fornire visioni decisamente parziali della verità, non solo di usare con grande abilità l’arte del taglio, che nelle riprese si svela attraverso un quasi impercettibile tremolio dell’immagine, ma anche di insistere nel porre delle domande alle quali la risposta non può che essere univoca: “Sì, va bene, ma cosa pensi? – dopo già 10 minuti di intervista – è grave sì o no?” “Certo che è grave, è gravissimo….”.
E così si finisce per dire esattamente quello che il nostro Dino vorrebbe che tu dicessi.
È capitato proprio questo anche per il mio intervento, peccato però che lo avessi avvertito: “Non è che poi tagli e mi fai dire quel che non mi interessa dire?”. Ed è stato così ma io, e mi scuso se entro in campo in prima persona, ho la fortuna di scrivere su un giornale e quindi mi posso prendere una piccola soddisfazione e dire qui quello che avrei voluto comunicare. Una puntualizzazione fatta con simpatia perché se le Iene non fossero così come sono, se il loro stile fosse diverso, non sarebbero le Iene e non avrebbero il successo che hanno. Lo sappiamo tutti ed ecco perché bisognerebbe attrezzarsi “psicologicamente” per sostenere i loro assalti e non finire quindi per dover fuggire, o sfuggire, facendo così proprio il loro gioco.
Bene, ciò che avrei voluto evitare era il commento che bene o male hanno fatto tutti: “È gravissimo… si tratta di un falso… i responsabili devono essere perseguiti”. Ovvietà!
Le parole, che certo ho detto, avevano altro contesto. Il ricorso alle firme false, “fatto gravissimo” di sicuro, ha lontane origini, illustri precedenti come ha ricordato Carmelo Maiorca nel numero scorso e oggi non solo sappiamo della acquisizione di atti disposta dalla Procura di Siracusa presso i domicili di chi aveva la responsabilità della autenticazione e vidimazione delle stesse, ma arriva anche la notizia della richiesta di patteggiamento da parte dei 71 imputati (sindaci, consiglieri comunali, ex assessori provinciali) che in Veneto si sono dati da fare trasversalmente: per Pd Lega NCD Forza Italia, tutti improvvisati falsari. Una notizia che non ha smosso nessuno, neanche le Iene.
Italica furbizia quindi, frutto di un malcostume (per essere morbidi) che prolifera e si fa “normalità” nell’assenza di un costante controllo sociale e della vigilanza degli organismi chiamati a garantire sempre, in tutto, la legalità. Vizi nostrani di cui siamo tutti corresponsabili: tutti coloro che ne hanno contezza da tempo e che per lo più girano la testa dall’altra parte per non vedere.
Ho detto infatti a Giarrusso, oltre la premessa di cui sopra: “Ora questo accade a Siracusa e diventa eclatante, perché la città é nell’occhio del ciclone, massacrata da più parti con un pessimo ritorno d’immagine. E potrebbe anche andar bene (i panni sporchi in genere non si possono lavare in famiglia perché il rischio è che le macchie restino e diventino indelebili) se tutto fosse frutto di un sincero, pur se improvviso, desiderio di vera “pulizia” ma così a mio avviso non è”. Insomma, non ci sto con le strumentalizzazioni, da qualsiasi parte arrivino, e lo stesso aveva detto l’architetto Zito: “La segnalazione sulle schede falsificate mi era arrivata dallo stesso Patti ma, per non cercare di indagare solo su un versante, quindi di essere in qualche modo “usato”, ho pensato che fosse opportuno controllare a campione anche le liste civiche di altri partiti. Per questo mi sono rivolto ad un’esperta calligrafa, e non è detto che non emerga altro. Nutro poi verso gli amici di Palermo un profondo dispiacere: non è possibile ricorrere a metodi illeciti. Non ci sono giustificazioni”.
Dunque, il senso della legalità a tempo, anzi ad orologeria, non va bene, soprattutto se riguarda pubblici amministratori che hanno l’obbligo di segnalare gli illeciti quando ne vengano a conoscenza.
Quest’ultimo caso, esploso improvvisamente, e soprattutto in ritardo, proprio come molte delle denunce che stanno travolgendo l’amministrazione comunale e che riguardano anche un malaffare stratificato negli anni che nessuno si era mai sognato di scalfire, non ci sembra altro se non la nuova ennesima picconata contro il sindaco Giancarlo Garozzo che tuttavia sembra incrollabile, deciso a restare in piedi (e sul seggio) mentre intorno a lui tutto crolla e va in frantumi.
Ma fuori dal Palazzo non ci sembra che si respiri aria migliore.

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