Autorizzazione Emmea, decisione alla Corte di Giustizia Europea

Ma nel centro commerciale di Epipoli l’attività prosegue normalmente. Lettera anonima a Siracusa News accende i riflettori sul Tar di Catania. Aprom, cos’è codesta?

 

La Civetta di Minerva, 10 dicembre 2016

Sarebbe interessante verificare se, nella storia della costruzione di un qualsiasi centro della grande distribuzione in Italia e in quella delle autorizzazioni commerciali necessarie per l’avvio delle attività di vendita, ne esista una sola che abbia lo stesso faticoso e irrisolto travaglio dell’ex Fiera del Sud.

Una incredibile e a tratti paradossale, se non surreale, sequela di atti, ricorsi e controricorsi, sia per la costruzione della struttura sia per le necessarie autorizzazioni commerciali, sempre prorogate dal 2003. Dal 2015 poi, ad essere investito del problema è il Tar di Catania, chiamato a risolvere il braccio di ferro che vede, come da prassi, la società Emmea da una parte e l’amministrazione comunale dall’altra: la prima sostiene l’inutilità della conferenza di servizi che dovrebbe rilasciare l’autorizzazione, la seconda la ritiene indispensabile. Ovviamente nel centro commerciale la vita continua a scorrere: si vende e si compra come se nulla fosse.

Per quel che ci risulta esiste una sola autorizzazione commerciale, la n.7183, rilasciata il 24 giugno del 2003 per 8.442 mq. “da gestire all’interno della struttura già oggetto di sanatoria (ex Fiera del Sud)” che, come sostiene il presidente della Confesercenti, avrebbe dovuto essere attivata entro il giugno 2006 e che invece è sopravvissuta di proroga in proroga. Secondo la relazione del Tar di Catania invece, l’Emmea è titolare di un’autorizzazione commerciale rilasciata dal Comune di Siracusa l’11 febbraio 2011 “per l’apertura di una grande superficie di vendita estesa mq.8.442” (l’estensione corrisponde) per la quale la società, il 22 dicembre 2011, chiede una proroga (!). Non essendo riusciti ad avere il numero dell’autorizzazione del 2011 non possiamo dire se sia la stessa del 2003 ma poiché il nuovo centro ha una superficie più ampia: di 9691 mq., almeno in teoria, l’autorizzazione dovrebbe essere un’altra.

La guerra dei ricorsi, quattro, ha finora avuto un risultato: la conferenza di servizi non è mai andata in porto, e la circostanza ha attirato l’attenzione di qualcuno che, con una lettera anonima inviata a Siracusa News, corredata da alcuni atti del Tar a sostegno delle considerazioni espresse, ha di fatto sollevato alcune perplessità, in particolare in relazione a un riordino delle competenze tra le diverse sezioni che si direbbe a garanzia degli interessi di Emmea.

Un “teorema” quindi esplosivo se le istituzioni destinatarie dell’esposto anonimo (CSM, Procure ecc) trovassero riscontro alle sottese accuse che, nello stesso articolo, vengono collegate a una notizia precedentemente data, relativa alla presenza nell’elenco dei soci del 2015 di un’importante associazione, l’Aprom (l’associazione per il progresso del Mezzogiorno), di nomi eccellenti di avvocati e giudici in vari modi interessati alle sorti dell’Emmea. Una contiguità che secondo il giornalista avrebbe dovuto suggerire, “per pura questione morale”, l’astensione dal caso Emmea.

Sembra quasi di ritrovarsi alla vigilia della stagione dei cosiddetti Veleni in Procura (in questo caso sarebbero al Tar) quando due esposti anonimi avevano anticipato alcune delle vicende poi venute alla ribalta. In questo caso però il misterioso estensore della lettera avrebbe imparato la lezione: gli esposti anonimi agli organi inquirenti non sono efficaci se non accompagnati da eco mediatica.

Certo è che i problemi interpretativi relativi alla normativa vigente, nazionale e insieme dell’Unione Europea, sono risultati così complessi da indurre il Collegio, il 20 ottobre scorso, nella trattazione del quarto ricorso, a ricorrere allo strumento del “rinvio pregiudiziale” (ex art 267 TFUE, Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea), rimettendo alla Corte di Giustizia la questione e determinando di conseguenza la sospensione del giudizio in attesa della pronuncia della suddetta Corte. 

Cercando di semplificare per quanto possibile, la domanda che si pone il giudice è se la disciplina dell’UE, in materia di concorrenza e libera circolazione di servizi, e quella nazionale di liberalizzazione delle attività economiche del 2011 abbiano o meno determinato la sostanziale sopravvenuta inoperatività della legge regionale 28/99 che, per l’apertura di una grande struttura di vendita, prescrive un’apposita autorizzazione rilasciata dal Comune in conformità alle determinazioni adottate appunto dalla conferenza di servizi.

In realtà, come ricorda per altro la stessa ordinanza collegiale, di recente, con sentenze del 2013 e 14, il CGA della Regione siciliana già si era espresso in merito, ritenendo ancora applicabile la legge 28/99, volta a consentire un’attenta valutazione dell’impatto che l’apertura di una grande struttura di vendita ha oggettivamente sul territorio, con particolare riguardo a fattori quali la mobilità, il traffico e l’inquinamento, nonché il rispetto dei vincoli relativi alla tutela del patrimonio artistico e ambientale. Una posizione evidentemente non condivisa dai giudici amministrativi di Catania.

LE AUTORIZZAZIONI COMMERCIALI DAL LONTANO 2003 – La prima autorizzazione commerciale, la n.7183, per 8.442 mq. – “da gestire all’interno della struttura già oggetto di sanatoria (ex Fiera del Sud)” – viene rilasciata il 24 giugno del 2003.

La normativa di settore è chiara: per evitare turbative di mercato l’inizio delle attività commerciali deve avvenire entro i due anni; nel novembre 2007 la normativa cambia e gli anni diventano tre.    Le proroghe sono ammesse, ma solo per cause non imputabili direttamente all’impresa e comunque, secondo lo spirito della legge, non all’infinito.

La prima richiesta di proroga dell’Open Land arriva il 6 giugno 2005 a causa delle “calamità naturali” del settembre e dicembre 2003: “rovinosi, violenti e imprevedibili eventi atmosferici abbattutisi su Siracusa” (ma ai Pantanelli e non ad Epipoli) avrebbero determinato “rilevanti danni alla struttura, pregiudicandone in maniera consistente il normale utilizzo commerciale, rendendone necessaria la ristrutturazione”. La motivazione convince e in conferenza di servizi, il 13 giugno, l’istanza viene accolta.

La seconda proroga è chiesta il 12 gennaio 2007 perché secondo la società (di altro avviso il Comune), a causa di “ritardi burocratici” imputabili agli uffici, non si ha notizia del via libera alla ristrutturazione del complesso edilizio danneggiato dagli eventi atmosferici.

Il 12 marzo 2009, due anni dopo la richiesta del 2007, viene concessa la terza. In quei giorni il presidente della Confesercenti Arturo Linguanti, critico per l’esplodere a Melilli e Siracusa della grande distribuzione, rilascia alla stampa dichiarazioni profetiche: “L’autorizzazione commerciale, già prorogata per tre volte immotivatamente, non potrebbe più esserlo una quarta, a meno che non intervenga una variante di progetto che consentirebbe un ulteriore rinvio, questa volta di durata triennale essendo cambiata la disciplina di settore”. E qualche mese dopo: “Sono convinto che prima della scadenza, considerato che è in corso il progetto di variante totale del progetto originario, l’impresa richiederà un’ulteriore proroga perché nel frattempo il Comune approverà il progetto definitivo”.

In effetti, dopo il primo nulla osta al progetto “di ristrutturazione funzionale e manutenzione del complesso edilizio denominato Fiera del Sud”, consentito nel settembre 2008 dal settore Pianificazione ed edilizia privata del Comune, viene rilasciata una diversa concessione edilizia, questa volta di demolizione e ricostruzione. Come è possibile che un’autorizzazione commerciale rilasciata nel 2003 avente ad oggetto “una grande struttura di vendita” per una superficie pari a mq. 8.422.00 (compresa la superficie adibita ad altri usi) possa transitare su una diversa superficie pari a mq. 9691.00 era ed è rimasto un mistero.

Comunque l’ulteriore proroga del 22 gennaio 2011 fissa il termine del 31 dicembre dello stesso anno per l’inizio delle attività. Ma il 19 dicembre viene presentata la richiesta di uno slittamento di altri 7 mesi. Motivo: la realizzazione di una contestatissima rotonda su viale Epipoli che poi verrà realizzata all’interno dell’area del centro. Nel 2013 ancora due volte viene rinviata la conferenza dei servizi. “L’autorizzazione n.7183 rilasciata nel 2003 all’Open Land avrebbe dovuto essere attivata entro il giugno 2006. Quanti anni sono passati da allora? Noi Confesercenti riteniamo dunque che quel titolo debba essere considerato decaduto, ormai insussistente. E questo ripeteremo in occasione della prossima conferenza di servizi. Non c’è alcun dubbio infatti che i parametri a suo tempo valutati per rilasciare l’autorizzazione oggi sono tutti da riconsiderare perché da allora lo scenario e le dinamiche commerciali sono radicalmente mutati. Non si potrebbe assolutamente non tenerne conto. Sarebbe un illecito inaccettabile”, dichiara il presidente della Confesercenti Arturo Linguanti.

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