C’è ancora bisogno della dottrina sociale della Chiesa

Il Taccuino – E’ necessario trovare un punto fermo su cui fondare la nuova scala dei rapporti sociali. Non può essere lo studio della grande finanza internazionale che sembra dominare il mondo

 

La Civetta di Minerva, 10 dicembre 2016

I commentatori dei maggiori quotidiani italiani ed europei si vanno ponendo la domanda su quale direzione vada marciando il mondo occidentale. Sono rimasti scioccati per la vittoria del Brexit e poi storditi per la vittoria di Trump; i maggiori e più accreditati giornali del mondo occidentale davano per certa la vittoria della Clinton. E molti di questi editorialisti nutrono una vera e propria paura per le sorti dell’Europa: se vincesse in Francia la Le Pen e perdesse in Germania la Merkel vanno profetizzando la fine dell’Unione Europea.

Ma non basta: vanno acutamente osservando che la classe media che è stata l’ossatura dell’Europa è uscita dimezzata dalla crisi economica dell’ultimo decennio e pronosticano una sua fine; affermano che è  scomparsa dalla popolazione europea la tradizionale distinzione delle categorie sociali e che ne sono nate due nuove: da una parte la categoria dei grandi ricchi, dall’altra quella dei  poveri.

In tale quadro si è poi innestato qualche giorno fa sul Corriere un intervento del prof. Galli della Loggia il quale si poneva la domanda del perché fosse scomparso in Europa il partito dei cristiano-cattolici e portava l’esempio di Italia e Francia. Si dava una risposta il prof. Galli della Loggia, una risposta che non possiamo condividere, che è quella della vendetta della storia nei confronti della Chiesa cattolica, rea negli ultimi cinquecento anni di tanti errori per i quali molti papi, a partire da Papa Giovanni, hanno chiesto perdono ai popoli.

La risposta mi sembra ispirata a una visione ottocentesca anticlericale della storia; fra l’altro storicamente, almeno per noi italiani, non regge. Infatti la Democrazia Cristiana è scomparsa in Italia non perché si fosse verificata una vendetta della Storia per i cinquecent’anni di errori della Chiesa di Roma, ma perché dopo cinquant’anni di governo la classe politica della DC venne spazzata via da tangentopoli e perché due uomini, il filosofo Buttiglione e la politica Rosy Bindi, ne fecero finire la storia gloriosa nell’aula grigia di una Pretura.

Furono  corruzione degli uomini e insipienza dei politici che fecero venir meno la presenza dei cattolici nella politica italiana; non una vendetta né contro il potere temporale della Chiesa né per gli errori commessi dalla Chiesa nell’ultimo mezzo millennio. Per non dire poi che ancora oggi il partito dei cristiano-sociali della Merkel in Germania regge la sorte dei tedeschi e indirettamente quella degli europei.

Ritornando agli interrogativi dei grandi editorialisti è necessario trovare un punto fermo su cui fondare la nuova scala dei rapporti sociali. Non può essere lo studio della grande finanza internazionale che sembra dominare il mondo; non può essere la globalizzazione delle grandi imprese che impongono le scelte di mercato. Una risposta ci può venire unicamente dai pensatori puri, dai filosofi che applicano i loro studi alla visione della politica. E bisogna cercare dei valori su cui impostare la filosofia della politica; non  può costituire un valore la protesta di cui sembra essere invaso il mondo occidentale. La protesta è il sintomo di una crisi, ma non è la soluzione alla crisi.

Guardiamo ai 5Stelle; raccolgono la protesta che viene dalla stragrande maggioranza del popolo italiano ma, aldilà della critica più o meno esatta al governo, nulla propongono: mancano di una visione strategica della storia.

I valori: quello fondante è  tornare a guardare alla dignità della persona umana; salvaguardare l’uomo deve essere la base su cui costruire una visione dell’azione politica. Non possono assurgere a valori né la finanza nè l’economia: su queste ancelle della filosofia politica non si può fondare lo sviluppo della società postmoderna.

Se è l’uomo il valore portante su cui fondare lo sviluppo dell’attuale nostra società, allora la storia boccia la tesi del prof. Galli della Loggia: il mondo ha ancora bisogno dei principi del Vangelo, degli ammonimenti dei Papi della chiesa cattolica, della dottrina sociale della Chiesa.

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