La fatwa dell’ex presidente dell’Autorità Portuale: “Se entro il 2018 il porto non avrà realizzato le infrastrutture, si rischia di perdere la classificazione di CORE”
La Civetta di Minerva, 25 novembre 2016
Circa un mese fa, dalle colonne di questo giornale, avevamo anticipato la nascita di una vertenza nel porto di Augusta causa della liquidazione di una società di servizi amministrativi legati al lavoro marittimo e l’avvio delle procedure di licenziamento per 28 persone.
Oggi con la vertenza in corso, la mobilitazione dei lavoratori e la discesa in campo dei sindacati, mi sono recato presso la ex sede dell’Augustea per saperne di più. Incontro il presidente di Rimorchiatori Augusta (società che ha rilevato le attività dei rimorchiatori nel porto della vecchia società) Aldo Garozzo (già presidente dell’autorità portuale di Augusta fino al 2011) e l’Amministratore delegato della società Giovanni De Pasquale.
Garozzo, che ho conosciuto durante il mio servizio al Nautico, si presenta gioviale come sempre con la sua aria siracusana e il nostro incontro inizia, non poteva essere diversamente, con un ricordo di Enzo Maiorca come sportivo prima (indiscusso) e come ambientalista poi (su cui il mio interlocutore, pur apprezzandone l’integrità e la passione, rivela opinioni diverse in ordine all’intervento nella zona della “Pillirina” oggetto di controverse valutazioni).
Il personaggio, a fronte di un aspetto bonario, si rivela appassionato sostenitore dei suoi punti di vista e solo con difficoltà riesco a portarlo sull’oggetto dell’incontro, ma sfugge e mi inonda con un fiume di parole ricordando la sua esperienza di Presidente dell’Autorità portuale di Augusta: lamenta la stasi che si registra rispetto alle opere appaltate a suo tempo, la superficialità e la disinformazione con cui stampa e politici trattano il problema e lancia una fatwa: se entro il 2018 il porto non avrà realizzato le infrastrutture di cui ha bisogno Augusta perderà la sua classificazione di porto CORE e potremo solo leccarci le ferite perché altri, in silenzio, ci relegheranno a ruoli marginali, pur in presenza di caratteristiche industriali ineguagliabili nel Mediterraneo.
Ovviamente, cerco di approfondire e trovo il mio interlocutore ben disposto, orgoglioso del lavoro avviato e indignato delle lentezze che si registrano nelle attività portuali. La prima “denuncia” è sulla mancata approvazione del Piano regolatore di cui rivendica la paternità, frutto di innumerevoli missioni in Europa, di interlocuzioni importanti a livello tecnico e politico (snocciola una quantità di nomi veramente impressionante e tutti di primo livello) , di duro lavoro e di analisi economiche concrete e potenzialmente realizzabili. Rivendica con decisione la sua natura tecnica e imprenditoriale diffidente dalla politica di basso profilo e si altera quando fa riferimento alla qualità delle informazioni che girano sulla stampa. Ricorda le motivazioni (inframmezzando riferimenti amicali e le situazioni di stallo che si registrarono all’epoca sulla designazione del Presidente) che, nonostante la sua avversione a scendere in campo, lo indussero ad accettare una sfida che gli è costata, in termini economici e di impegno molti sacrifici (dovendo rinunciare al suo stipendio che percepiva da dirigente ERG per acquisirne un altro pari a circa la metà) per “mettere le sue esperienze al servizio del suo territorio”; in parte si dichiara insoddisfatto, anche se riconosce di aver fatto un’esperienza entusiasmante e gratificante sul piano professionale.
Quando sente che ho letto il PRG del porto mi chiede se ho letto la relazione di presentazione. ”Se non lo ha fatto, professore, la legga con attenzione, c’è il frutto del mio lavoro e della mia visione del possibile sviluppo del sistema portuale, non guardi solo i disegni”; temendo di essere interrogato in merito, ho fatto come gli alunni svogliati, confessando di essermi applicato solo sulle norme tecniche e sulle tavole progettuali aggiungendo subito dopo che mi riservavo di rileggerlo e, quindi, tornare a discuterne con lui.
Parliamo delle infrastrutture necessarie, del collegamento ferroviario, della sciocchezza di non includere Targia nel confine portuale (da lui attribuita a resistenze in Augusta, da me confutate, facendo riferimento alle determinazioni del Consiglio Comunale di Siracusa), dell’accordo con il genio civile opere marittime, della banchina che andrebbe completata per accogliere navi più grandi, del mancato sviluppo del traffico container, dei piazzali incompleti delle banchine che, a suo tempo si rivelarono inidonee (come realizzate dall’ASI) a reggere le gru necessarie a sbarcare i container e della successiva opera svolta dall’autorità portuale per rafforzarle e così via, un fiume in piena, appunto, che sbocca in più affermazioni categoriche: “le cose non si fanno perché non si sanno fare”, tre anni di fermo si giustificano solo così, ”Augusta ha subito uno sviluppo asservito” e prosegue ricordando gli investimenti stranieri e quelli che se ne sono andati rimettendoci.
Sono stordito dalla quantità di informazioni appena accennate e cerco di approfondire, ma mi blocca dicendo che da quando ha lasciato la responsabilità dell’Autorità portuale non sa più nulla; purtuttavia, gli sfugge di aver avuto un contatto con Del Rio dal quale ha avuto parole di apprezzamento per il lavoro svolto, ma non riesco a saperne di più. A questo punto argino il fiume e gli chiedo di poter ritornare a discutere con lui dopo che avrò letto la sua relazione in modo da parlare meglio del futuro del nostro porto, questo lo ferma.
Acquisitane la disponibilità, in presenza dell’amministratore delegato della società dei rimorchiatori, mi chiarisce che la società che rappresenta non ha ridimensionato nulla del precedente impegno lavorativo; in essa, infatti, sono confluiti i 98 marittimi e i 15 amministrativi che gestivano le attività nel porto e che le 28 unità, tutte amministrative, per le quali sono state avviate le procedure di licenziamento sono appartenenti ad un’altra società che si occupava di fornire servizi amministrativi ad altre società della holding Augustea sparse nel mondo e che solo una o due unità supportavano le attività in Augusta; quindi la scelta di liquidare la società dove operavano i 28 lavoratori è della Augustea, per motivi di riorganizzazione aziendale anche legate al fatto che l’interesse della Augustea su Augusta si è limitato al supporto delle attività nelle piattaforme.
Dunque la rimorchiatori Augusta del gruppo Rimorchiatori riuniti, società che è subentrata ad Augustea nelle attività dei rimorchiatori, è estranea alle scelte della holding Augustea sulle quali nulla si sentono di dire poiché trattasi di altra società di cui non conoscono le strategie industriali. Questo è quanto, naturalmente resta il problema dei 28 lavoratori della quale vertenza aperta dovrà interessarsi il territorio perché il problema resta. Vedremo cosa avverrà nelle prossime settimane.

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