“La mia casa uguale a quella di altre donne picchiate e uccise”

In Un’altra possibilità (edito dalla Epsil) di Marilena Magliocco, la storia di Martina: rinascere dalla violenza

 

La Civetta di Minerva, 25 novembre 2016

Il libro di Marilena Magliocco, Un’altra possibilità, edito dalla Epsil è un testo semplice e coinvolgente allo stesso tempo. L’impressione che se ne ricava leggendo le prime pagine è quella di essersi tuffati nella quotidianità del vivere con Martina, la protagonista, dedita al suo lavoro di insegnante, attenta ed empatica, capace di riconoscere nell’altro, indipendentemente dalle condizioni di partenza, un’identità e una dignità che vanno sempre difese, riconosciute ed apprezzate. Lei, come Mary Poppins, sa estrarre dalla sua borsa non solo sigarette ma sogni, speranze, sorrisi e, come ogni docente, crede con forza che in questo mondo tutti abbiamo diritto a starci, ad esserci e ad essere apprezzati per quello che siamo.

Siamo tutti diversi. Dentro, fuori, non c’è individuo uguale ad un altro. Ma nello stesso tempo siamo uguali. Siamo persone …persone con una identità e una dignità che vanno difese, riconosciute e rispettate.

Martina non ama parlare e stare al centro dell’attenzione, ma sa ascoltare; non utilizza mezzi di comunicazione sofisticati che ci rendono sempre più incapaci di parlare all’altro, ma crede ancora che lo sguardo, il contatto e la parola siano quei doni che ci consentono davvero di capire noi stessi in rapporto con gli altri. La protagonista non vuol fare trasparire le proprie emozioni, le chiude nell’anima per concederle solo a chi come lei è capace di capire, vivere l’esperienza del dolore e della violenza. Martina è una donna semplice, come tante, innamorata del lavoro e della vita, una vita che si spegne sempre più dinanzi alla violenza, un’esistenza che diverrà tormento e dolore dinanzi a una rabbiosità che la renderà priva di ogni certezza, svuotata di ogni speranza. Ma Martina non è sola e saprà come una fenice risorgere dal suo dolore attraverso un percorso lungo e tortuoso nel quale rimorsi e consapevolezze si intrecceranno lasciando il lettore incerto fino alla fine sulle scelte che la protagonista deciderà di compiere.

Martina è circondata da chi sempre in lei ha creduto: la famiglia, l’amica di sempre, il lavoro. Lei è fortunata: in questa nostra società, tanto arrivista ed ipocrita, può contare su tanto affetto e un’analisi del passato e dei ricordi le consentiranno di vivere un’altra possibilità. Marina ci trascinerà attraverso la sua storia in una realtà quasi parallela dove ogni donna può finire: quella della violenza nella quale si giustifica il carnefice

                                                                                                          

Tutte le certezze vacillano e il mondo finisce sottosopra. Come nel mondo di Chagall, dove non c’è più logica. Pertanto ci si attacca al proprio carnefice, ci si innamora di lui pur di rimanere in vita… Esiste il dolore solo quando lo proviamo personalmente. Ciò che sembra inverosimile ai nostri occhi si trasforma d’un tratto in un’amara verità. La mia casa era uguale a quella di tante altre donne di ogni parte del mondo in cui vengono picchiate, umiliate, calpestate, uccise.

fino a quando ci si scopre capaci di trovare una luce che ci spinge ad essere nuovi. Un libro che parla di sorellanza, di solidarietà, che lancia un messaggio di speranza al di là delle violenze subite.

Devo pensarmi e vivermi. Per esistere. Per essere. L’amore è altro. L’amore è rispetto, è prendersi cura dell’altro, è stare bene, progettare, camminare insieme, fianco a fianco, con lo stesso passo. Due esseri diversi, accomunati dallo stesso desiderio.

Fino alla riscoperta di sé, della propria rinascita, di un nuovo inizio e di una nuova vita.

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