“L’istantaneità degli scambi ha generato l’impazienza”

Secondo il giornalista e saggista Servan-Schreiber, la tecnologia ci ha instillato una bulimia dell’azione. Occorre imparare a organizzare il tempo diversamente 

 

La Civetta di Minerva, 11 novembre 2016

È un’intervista al giornalista e saggista Jean-Louis Servan-Schreiber quella che è stata pubblicata su uno dei più noti quotidiani d’Oltralpe, lo scorso week-end. Il tema: lo scorrere del tempo, evento che si verifica con o senza il nostro consenso, con o senza la nostra attiva partecipazione.

«La relazione tra la vita e il tempo è centrale» asserisce il pensatore francese «basta sostituire la parola “tempo” con la parola “vita” nell’espressione “non ho tempo” per capire che il tempo è ciò che di più prezioso abbiamo. Che lo si utilizzi bene o che lo si sprechi, siamo temporalmente limitati. Dimenticando questo assunto, rischiamo di perdere dei pezzi della nostra vita».

Troppe sollecitazioni ingombrano il nostro tempo: la tecnologia, che consente di fare tutto più velocemente, ci ha instillato una sorta di “bulimia dell’azione”. 

«Ci comportiamo» rincara il saggista «come se il tempo fosse flessibile, ma una giornata non durerà mai più di ventiquattr’ore». E il fatto di non dovere più aspettare (le risposte agli sms, alle e-mail arrivano pressoché immediate) ci ha tolto il gusto dell’attesa (quella degli intrecci epistolari, per restare nell’esempio) e la profondità della riflessione: «ecco l’impazienza nata dall’istantaneità degli scambi».

La soluzione suggerita, infine, dal giornalista è individuale e profonda: per meglio organizzare il proprio tempo «occorre imparare a pensarlo diversamente: noi non guadagniamo tempo, né perdiamo tempo; possiamo, semplicemente, approfittarne o rovinarlo. E qualsiasi scelta intraprendiamo, non avremo mai un secondo di vita in più del nostro vicino. Alcune persone non sono sensibili all’idea di un tempo di vita che passa e si assottiglia. Io, invece, non potrei sentirmi vivo se non mi ricordassi dell’esistenza del tempo».

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