Voterò NO, anche per difendere l’autonomia legislativa regionale

Il guazzabuglio etrusco. Una riforma che promette semplificazione ma genera confusione. Matteo Renzi non vuole riformare la Costituzione ma guastarla

 

La Civetta di Minerva, 11 novembre 2016

L’orrenda renzianissima riforma costituzionale, suggerita dalla banca di affari J.P. Morgan e concepita dalla bionda ministra etrusca, non mette ordine nei rapporti fra Stato e Regioni ma introduce ulteriore disordine: non definisce in modo netto ed inequivocabile le diverse competenze legislative esclusive, da riservare, rispettivamente, al parlamento nazionale e ai parlamentini regionali, ma complica il quadro in modo pasticciato.

Si veda, ad esempio, l’incredibile guazzabuglio di attribuzioni (art. 117) in merito alla salvaguardia e alla promozione dei beni culturali, che è la dimostrazione più lampante della confusione dei ruoli. A complicare i rapporti attuali tra Stato e Regioni contribuisce, a nostro avviso, «la facoltà dello Stato di delegare alle Regioni l’esercizio» della potestà legislativa in materie che sarebbero di competenza legislativa esclusiva dello Stato. Facoltà di delegare come? Ad libitum dello Stato. Cioè? Del capo del governo? Del parlamento? Chi, quando e in base a quale criterio, diverso dal capriccio estemporaneo, deciderà di delegare la potestà legislativa su materie che lo stesso art. 117 riserva esclusivamente allo Stato?  Alla faccia della razionalità e della semplificazione!

Ma non finisce qui la confusione dei ruoli. Altrove, sempre lo stesso art. 117 assegna alla presidenza del consiglio il privilegio di mettere becco su tutte le leggi regionali, quando lo voglia, invocando, a discrezione, un generico interesse nazionale. In pratica, non esistono materie di competenza legislativa esclusiva delle Regioni, perché, quando vuole, il governo può intervenire in esse. E non esistono materie di competenza esclusiva dello Stato, perché, se l’argomento non è interessante, qualcuno (il Parlamento o il Governo?) può decidere di delegarle graziosamente alla Regione.

In base alla costituzione etrusca, il potere centrale può legiferare come vuole e su tutto ciò che vuole. E può delegare alle Regioni la facoltà di legiferare sulle bazzecole. Anche in materie che sarebbero di competenza statale. E questa sarebbe una norma costituzionale seria? Semplicemente ridicolo!

Eppure ci sono dei renziani che, lamentando (non senza qualche ragione) l’inefficienza della nostra Regione, plaudono all’iniziativa del governo, che punta a un accentramento di poteri legislativi. Hanno più fede nell’efficienza dei governi centrali? No. Probabilmente fanno a gara per apparire più renziani di Renzi. Magari mirando a qualche candidatura con successiva elezione. Per qualche briciola alcuni svenderebbero l’anima; figurarsi quisquilie come la Costituzione e l’Autonomia regionale.

Dall’abuso perpetrato con l’impugnativa alla legittimazione di uno strapotere centrale – Già oggi Renzi si è permesso e si premette di mettere becco in leggi di competenza esclusiva delle regioni. Lo ha fatto nei confronti della Puglia. E lo ha fatto, ad esempio, impugnando vari aspetti della legge regionale siciliana 19/2015 sull’acqua. Ha agito per un interesse pubblico nazionale o in ossequio ad interessi dei gestori privati? A nostro avviso, ha commesso un abuso di potere, che abbiamo già stigmatizzato in precedenti numeri della Civetta e che, probabilmente, sarà stigmatizzato anche dalla Corte Costituzionale. La riforma etrusca, qualora venisse approvata, rappresenterebbe una sanatoria di tale abuso, già commesso, e legalizzerebbe per il futuro interventi di tal genere, che potrebbero essere perpetrati a tutto spiano e risulterebbero legittimi in base alla nuova renzianissima costituzione. No, Renzi. No e poi NO. Giù le mani dalla Costituzione. Non ti permetteremo di sabotarla. Voteremo NO. E auspichiamo che tu sia travolto da un diluvio di NO.

Questa riforma etrusca sarebbe una vera porcata – La Costituzione può certamente essere modificata. Ma a tale scopo deve operare una nuova Assemblea Costituente oppure un parlamento in grado di esercitare del tutto legittimamente un delicato ruolo come la riforma di singoli articoli della Costituzione. Non deve permettersi di farlo questo parlamento che è  stato eletto con il porcellum, giudicato incostituzionale. Né il promotore della riforma deve essere l’esecutivo. È una questione di decenza! Non di facoltà formale. Ma il governo etrusco non riesce a capirlo o finge di non capire. Certo la decenza istituzionale non sembra essere il suo forte. Altrimenti eviterebbe (spaccando il PD e il paese) di imporre a questo parlamento porcelligenito (!), in cui ha il controllo della maggioranza, una riforma concepita dall’esecutivo (!) su suggerimento proveniente d’oltreoceano (!).

Lo schiacciamento del legislativo. Governabilità a scapito della democrazia  A noi sembra già una forzatura l’eccesso di decretazione (di cui si sono macchiati anche i governi precedenti). Ora la novità delle leggi essenziali e prioritarie (art. 72), a data certa, commissionate a un parlamento che viene precettato a produrle entro 70 giorni, ci appare come il classico dito dietro il quale voglia trincerarsi un governo desideroso di evitare la giusta critica per l’abuso dei decreti legge. I quali dovrebbero essere varati solo in caso di necessità e di urgenza. Decretazione di urgenza (con conversione entro 60 giorni) e leggi a data certa (da approvare in 70 giorni) ci appaiono entrambi sintomi di una sindrome iperdirigistica che caratterizza in massimo grado l’orientamento di questo governissimo, favorevole ad un asservimento del legislativo ad un esecutivo sempre più straripante.

È chiaro l’intento di anteporre la governabilità alla democrazia. Ed è chiaro l’obiettivo di questo governo, che vuole ben figurare di fronte a poteri altri, dai quali trae suggerimenti ed ispirazione. E forse anche sostegno. Noi abbiamo molto da ridire su questa governabilità rafforzata, che pretende di esercitare coercizioni sul legislativo. E già l’impudenza di imporre a questo parlamento (eletto col porcellum) una riforma costituzionale di iniziativa governativa (in ossequio al diktat di J.P. Morgan) ci sembra il massimo dell’umiliazione della democrazia, costretta alla proscinesi rispetto a poteri altri, imposta da un governo prosseneta.

Vacanze romane per senatori sindaci e senatori consiglieri – La riforma etrusca non sopprime il senato ma lo riduce numericamente, affidando a cento consiglieri regionali e sindaci compiti legislativi (in collaborazione/confronto/conflitto con la Camera dei deputati) da esercitare attraverso procedure diverse, che neppure i costituzionalisti riescono a decifrare e ad elencare. Ci saranno sette o quattordici diverse procedure legislative? I consiglieri regionali ed i sindaci a cui sarebbero assegnate funzioni senatoriali (da svolgere a part-time) avrebbero comunque tanto da fare all’interno del nuovo senato depotenziato da non potere più esercitare i ruoli previsti dalla loro carica elettiva preminente. All’anima della semplificazione sbandierata dagli imbonitori!

Ma forse è intendimento di Renzi e della bionda ministra etrusca “semplificare” le funzioni senatoriali, assegnandole di fatto a personale tecnico che predisporrà ogni decisione, e lasciare ai senatori (insigniti di tale titolo e ammantati di immunità) il compito di sottoscriverle o di approvarle nel corso di brevi e frequenti… vacanze romane. Si tratterebbe di un esautoramento dei senatori ovvero di uno svuotamento della funzione, di fatto e di necessità trasferita o delegata a collaboratori tecnici. Evviva la democrazia renzianissima in salsa etrusca!

La riduzione dei costi: specchietto per allodole – E la riduzione dei costi della politica, sbandierata nel titolo della riforma-pastrocchio? Sarebbe solo la conseguenza indiretta della riduzione dei senatori. Tutto qui? Ma, signor Renzi, la riduzione dei costi della politica non è propriamente oggetto della riforma e tu inserisci nel titolo tale semplice effetto collaterale minimo? Ma, Renzi, chi vuoi prendere per il… naso? Giù le mani dalla Costituzione! Ci saremmo aspettati da te, rottamatore atteso come un messia, una legge ordinaria che riducesse sensibilmente trattamenti e privilegi dei parlamentari tutti. E che sopprimesse (o riducesse) quel rimborso delle spese elettorali con cui la casta si fece beffe dei cittadini, aggirando l’esito del referendum che aveva abolito il finanziamento pubblico dei partiti.  Una leggina ordinaria. Semplice e breve. Rispettosa della volontà dei cittadini. Che non va raggirata. Pena l’ostracismo dal consenso.

Non flirtare con J.P. Morgan. Altrimenti… stai sereno! – E vedi piuttosto di regolare come si deve i rapporti con questa Europa di tecno-burocrati senz’anima. E non fingere di litigare con l’indegno Juncker, che domani tornerà a sbaciucchiarti, sorridendoti. Fa valere in Europa le questioni che contano. Te ne abbiamo fatto un elenco in un articolo satirico che esalta (ironicamente) il tuo «semestre glorioso». E lascia al nuovo parlamento (da eleggere con un sistema diverso dal porcellum e dal porcellinum italicum) o a una nuova Assemblea Costituente il delicato compito di revisione costituzionale. Non affrettarti a corrompere la Costituzione vigente in ossequio al diktat della banca di affari J.P. Morgan.  Mandala al diavolo. Dille di farsi gli affari che la riguardano. Ma tu invece ci sembri molto attento alle sue richieste e troppo interessato a un suo intervento in Banca Montepaschi Siena. Bel modo di salvare il banco! E di salvaguardare gli interessi dei risparmiatori, turlupinati anche da altre banche. Una delle quali molto o troppo vicina al tuo governo etrusco, sguattero delle multinazionali. TTIP e del CETA docent. E sguattero del sistema bancario. Se continui su questa linea, stai sereno. Ci penseremo gli elettori a rasserenarti ulteriormente. Esonerandoti da ogni incarico politico. O almeno ci proveremo. Con tenacia.

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