Intervista all’avv. Lorena Spada: “Abbandonata per ore al Pronto Soccorso mentre le sue condizioni si aggravavano”, “Per risolvere tutto sarebbe bastato un clisterino, le sono state invece causate gravi invalidità permanenti”
La Civetta di Minerva, 14 aprile 2016
Nel numero scorso si era fatto appena in tempo ad accennare all’importantissima sentenza che ha visto condannato l’ospedale di Siracusa a risarcire un danno per oltre quattrocentomila euro ai genitori di una bambina vittima di un clamoroso caso di malasanità. La notizia era arrivata in redazione quando il giornale era pronto per la stampa, e quindi abbiamo pensato di accennarla ai nostri lettori e di rinviare a una più dettagliata ricostruzione dei fatti nel giornale odierno. L’avv. Lorena Spada, che si è occupata della vicenda nella veste di difensore della bambina e dei genitori, ha accettato di rispondere alle nostre numerose domande e sciogliere tutti i dubbi e le perplessità che un caso così complesso comporta.
Avvocato, qual è stato il caso sottoposto alla Magistratura?
La mamma della bambina mi raccontò della tragedia che aveva colpito la sua famiglia e subito mi sono resa conto che eravamo di fronte ad un gravissimo caso di malasanità. Un processo volto ad ottenere il risarcimento dei danni patiti era l’unica strada percorribile. Io ritengo che l’unico modo che i cittadini hanno per cambiare le cose è ricorrere alla giustizia, chiedere le condanne, o le verifiche, e in ogni caso di colpa grave dei medici, o di imperizia, o negligenza, chiedere di essere risarciti.
Lei ha dunque ottenuto la condanna al risarcimento?
Esattamente. Una condanna molto ingente che spero non ricada a carico dei cittadini. Mi auguro, infatti, che l’ASP si rivalga sui medici negligenti e che questi paghino personalmente, attivando le loro polizze professionali, un danno non solo economico ma anche all’immagine che hanno provocato all’ospedale di Siracusa.
Ci racconta la vicenda?
Certamente, fatta salva la necessaria riservatezza e il divieto di pubblicare i nomi dei miei assistiti, per ovvie ragioni di tutela della bambina e dei genitori stessi. La vicenda si è svolta nel 2010 quando la piccola, che allora aveva appena otto mesi, è stata portata presso il pronto soccorso di Siracusa perché accusava forti dolori allo stomaco. Arrivata lì, purtroppo, i medici che per primi l’hanno visitata hanno emesso una diagnosi errata di gastroenterite. All’errore diagnostico consegue l’assegnazione di un codice verde. Mi preme sottolineare che il codice verde non significa che la paziente non debba ricevere cure o attenzioni ma che debba riceverle solo dopo i codici rossi, ossia secondo un ordine di gravità della patologia; salva la presenza di urgenze, la paziente in codice verde deve essere assistita entro un tempo massimo di mezz’ora.
Assegnato il codice verde e disposta l’assunzione di due medicine assolutamente inutili, perché la bambina non aveva alcuna gastroenterite in corso, la piccola è stata lasciata in una stanza del pronto soccorso a piangere per i dolori sempre più forti che la attanagliavano. Le continue richieste da parte dei genitori ai medici del pronto soccorso non hanno sortito nessun risultato e la bambina ha continuato a strillare ininterrottamente dalle nove del mattino alle tredici. A quell’ora un medico, finalmente, pensava bene di sottoporre la bambina ad una radiografia all’esito della quale si è scoperto che, lungi dall’avere una gastroenterite, la piccola aveva in corso una invaginazione.
Invaginazione?
Si. Questa patologia è abbastanza frequente nei bambini. Si verifica quando un tratto dell’intestino si sovrappone ad un altro tratto, come fosse un cannocchiale…
E’ grave?
No, non è grave. Si risolve nell’arco di pochi minuti con un clisterino che, mandando del liquido ad una certa pressione dentro l’intestino, consente allo stesso di tornare alla posizione naturale, uscendo e riallungandosi.
Ma allora come è possibile che si sia arrivati a provocare un danno così?
Come dicevo, la diagnosi iniziale è stata errata. Dalle nove del mattino alle tredici la bambina è rimasta in una stanza con una diagnosi di gastroenterite. Solo alle tredici, grazie alle radiografie effettuate, si è scoperto che il colon era in sofferenza a causa dell’invaginazione, ma a quel punto i medici dell’ospedale di Siracusa non hanno più sottoposto ad alcuna terapia la bambina, facendola invece trasferire presso l’ospedale Garibaldi Nesima, di Catania.
Al pronto soccorso pediatrico?
Esattamente. Lì è stato fatto immediatamente il clistere che si sarebbe dovuto fare alle nove del mattino, ma oramai era troppo tardi: una parte del colon era già in necrosi.
Era morto?
Proprio così. La bambina era già in prognosi riservata sulla vita. Il ritardo le ha provocato danni gravissimi. È stata sottoposta a un delicatissimo intervento chirurgico d’urgenza, quando oramai la piccola stava per spirare. Infatti, nel corso dell’intervento chirurgico, durato tutta la notte, la bambina ha avuto tre arresti cardiaci e riportato seri danni al cuoricino. Il pianto ininterrotto per ore ed ora ha provocato anche un’ipossia, i cui effetti purtroppo vedremo solo nel tempo.
Un’ipossia? Cioè non è più arrivato ossigeno al cervello?
La bambina soffriva dolori allucinanti e, ad otto mesi, non aveva altro modo per chiedere aiuto che piangere con tutte le sue forze. I medici sono rimasti letteralmente sordi di fronte a tanto strillare, e anche di fronte alle incessanti richieste dei genitori. Addirittura, erano infastiditi dalle continue lamentele… Un comportamento inaccettabile e tuttavia molto frequente presso il pronto soccorso di Siracusa, come sappiamo in tanti, purtroppo.
Ci dica dell’intervento
L’operazione chirurgica è durata tutta la notte. Come accennavo, nel corso dell’intervento la bambina ha avuto tre arresti cardiaci ed è stata sottoposta a manovre rianimatorie. Le è stato tolto un tratto dell’intestino, circa diciassette centimetri, l’appendicite e, quello che è più grave, la valvola ileocecale.
Cioè?
La funzione della valvola ileocecale è quella di prevenire il reflusso dei materiali di scarto dal grande intestino all’ileo, insomma di contenere le feci, diciamo così per semplificare. Per tutta la vita, la bambina patirà questa menomazione. I sintomi con i quali farà i conti per sempre sono moltissimi e, purtroppo, incurabili.
Dopo?
Fortunatamente la bambina ha superato l’intervento: la prognosi è stata sciolta. Sono, evidentemente, rimasti postumi invalidanti che non andranno mai più via: una sofferenza cardiaca severa, un danno cerebrale che non si può quantificare, l’amputazione di cui le dicevo, una vistosa cicatrice addominale. Lei non deve dimenticare che tutto questo danno è stato determinato dall’incuria, dal ritardo, dalla negligenza e dall’imperizia dei medici del pronto soccorso di Siracusa e lo ha patito una bambina di otto mesi.
Il risarcimento copre tutto?
Non mi piace usare frasi fatte, ma è chiaro che nessun importo potrà far tornare la piccola ad una vita serena e sana come aveva prima. Il danno, purtroppo, rimarrà per sempre. C’è da dire che sarebbe rimasto anche senza il risarcimento.
Risarcimento che supera i quattrocentomila euro?
Si, li supera. Soprattutto mi preme segnalare che il magistrato, il dott. Luca Gurrieri del tribunale di Siracusa, ha accolto tutte le mie istanze tra le quali quella di risarcire anche il danno patito dai genitori che hanno portato al pronto soccorso una bambina con un mal di pancia e si sono riportati a casa una bambina gravemente handicappata. Ecco, il Giudice ha stabilito che il patema d’animo, la pena e le sofferenze che hanno provato i genitori andavano risarciti autonomamente ed ha condannato l’ospedale anche per questo.
Questo è veramente interessante…
Si, ma mi preme aggiungere un altro paio di aspetti della vicenda che meritano di essere conosciuti. Innanzi tutto l’ospedale ha tentato di difendersi addossando la responsabilità al pediatra della piccola, il medico di famiglia. Questi è stato chiamato in causa ed è stato difeso dall’avv. Gigliotti: la sua responsabilità era esclusa sin dall’inizio ma la difesa dell’ospedale mi ha costretto a chiamarlo in giudizio. Il difensore ha ottenuto la totale vittoria: il medico non aveva alcuna responsabilità. Per questo aspetto del processo, l’Ospedale è stato condannato a rifondere le spese legali sostenute dal professionista ed è stato condannato per la temerarietà con la quale ha avanzato l’ipotesi di responsabilità. Sin da subito io ho dichiarato tanto al magistrato quanto al collega difensore del medico di famiglia, alla sua assicurazione ed all’ospedale che il dottore andava immediatamente estromesso dal giudizio, esattamente come richiesto subito anche dall’avv. Gigliotti. Purtroppo si è dovuta attendere la sentenza, e la conseguente ed ovvia condanna dell’ospedale. Tenga conto che solo per questo aspetto l’ospedale ha dovuto rifondere le spese legali del medico e della sua assicurazione, ovviamente chiamata in giudizio dallo stesso a titolo di garanzia. Insomma, altri due avvocati oltre al risarcimento per lite temeraria.
Spese che si sarebbero potute evitare.
Si. Certamente. L’altro aspetto della vicenda che mi preme divulgare è l’attenzione che il magistrato ha dedicato alla vicenda. Infatti, avevo chiesto che i periti che avrebbe nominato non fossero stati di Siracusa. Volevo evitare i rischi connessi al rapporto di colleganza, di frequentazione, forse anche di amicizia che è possibile tra medici che lavorano nella stessa cittadina. Il dott. Gurrieri ha voluto evitare qualunque dubbio sulle perizie, ed ha nominato quali consulenti un primario di Catania ed un medico specialista di Enna. Questa scelta mi ha rassicurata da subito, perché come sa noi avvocati siamo per natura molto diffidenti ed in questo caso la posta in gioco era altissima.
E adesso?
Adesso l’ospedale si è dichiarato pronto a pagare quanto previsto in sentenza, ma non lo ha ancora fatto: stiamo aspettando. Non credo che l’ASP si faccia sottoporre a procedura esecutiva, ma certamente non ci sarebbe altra strada se non pagasse il dovuto alla bambina, alla famiglia, ai periti e agli avvocati.
In conclusione, il racconto dell’avvocato Spada deve spingere ogni cittadino a denunciare, a pretendere rispetto dei propri diritti, ad obbligare l’ospedale ed i medici a prestare attenzione alle persone che arrivano al pronto soccorso. Certo, sparare contro l’ospedale di Siracusa è sin troppo facile: la struttura è fatiscente, il personale è insufficiente ed inadeguato. Ma noi dobbiamo pretendere il massimo da ognuno, se vogliamo scrollarci di dosso questa etichetta di terzo mondo d’Italia.
Se vogliamo evitare di dovere partire per curarci, e andare al nord sostenendo costi elevatissimi e ingiustificati, dobbiamo pretendere dai medici dell’ospedale di Siracusa, dagli infermieri, dai caposala, dai portantini, dagli assistenti la massima diligenza e professionalità. Dobbiamo impedire di essere trattati come numeri, e pretendere igiene, pulizia, silenzio, attenzioni. Insomma tutto quello che conosciamo perché lo vediamo qui in ogni clinica e, nel nord Italia, in ogni ospedale.
E, infine, dobbiamo assolutamente iniziare una lotta senza sosta, affinché anche a Siracusa sia attivato il pronto soccorso pediatrico: è inaccettabile che bambini così piccoli debbano essere trasportati a Catania quando hanno bisogno di cure.
Inaccettabile.

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