Positiva la nota PD. Bisogna ritrovare la capacità di promuovere e governare questo territorio. L’unico intervento infrastrutturale fu quello realizzato con il progetto speciale n.2 della Casmez
La Civetta di Minerva, 14 ottobre 2016
C’è chi gongola nel vedere sciamare i turisti per le strade di Siracusa, sbocconcellando il rituale panino, e magari immagina sia quello il segno del successo. Purtroppo così non è; appare persino inutile spiegarlo, suonerebbe come offesa per i siracusani.
Parliamo di cose serie. A Siracusa la disoccupazione dilaga, i nostri giovani vanno fuori a studiare o a cercare un lavoro (spesso caricando di ulteriori oneri finanziari le famiglie), i nostri professionisti non sanno come utilizzare le conoscenze acquisite attraverso lunghi anni di studio, delle piccole e medie imprese non si vede neppure l’ombra, la grande industria va scomparendo, le tradizionali attività della pesca e dell’agricoltura soffrono insostenibili condizioni di mercato e l’indifferenza dei governi, il piccolo commercio è quasi sparito, dopo essere stato fagocitato dai grandi centri commerciali, che, fra l’altro, stanno attraversando anch’essi una profonda crisi. L’unica attività che tira è quella dell’accoglienza dei migranti, con tutto il retroterra opaco che a volte l’accompagna; insomma, c’è poco da stare allegri.
Eppure, esistono tutte le condizioni per invertire la tendenza: la collocazione al centro degli scambi di beni (materiali e immateriali) nel Mediterraneo, l’immenso patrimonio culturale e naturalistico che abbiamo possono creare le condizioni per uno sviluppo equilibrato e sostenibile.
Cosa manca allora? Manca la capacità di promuovere e governare questo territorio, programmandone un uso responsabile e creando, con le opportune infrastrutture, le condizioni per lo sviluppo. L’unico intervento infrastrutturale che io ricordi fu quello realizzato a favore dell’area industriale attraverso il progetto speciale n.2 della Cassa per il Mezzogiorno. Al tempo, peraltro, la Cassa non si occupò degli altri servizi sociali e civili necessari, con le conseguenze che tutti conosciamo. Da allora non c’è più stato alcun intervento di rilievo per la infrastrutturazione del nostro territorio ed è venuta meno qualunque capacità di immaginare un’idea dello sviluppo, anche perché non è stato facile trovare una sede per un dibattito sull’argomento. In altri termini è mancata la politica, quella vera. Se la politica vuole riprendere il proprio ruolo deve occuparsi di questo, partendo dai programmi e coinvolgendo tutte le forze sociali, imprenditoriali, culturali e professionali presenti nella nostra realtà.
Leggo una nota nella quale il segretario provinciale del Pd parla di un nuovo quadro politico di centrosinistra. È una novità positiva per chi da tempo propone alcune riflessioni sui problemi della provincia, purché la discussione riparta dai programmi. Altra cosa sono le soluzioni di governo, ma, intanto, è bene che inizi il dialogo; per il bene di Siracusa, non solo del centrosinistra.

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