In Giappone un terremoto così non avrebbe atterrito nessuno

Costruire un edificio nuovo nel rispetto delle norme antisismiche fa lievitare la fattura del 3-5 per cento, una cifra ridicola che salva vite umane

 

La Civetta di Minerva, 14 ottobre 2016

Un terremoto di grado 7 nell’Appennino meridionale provocherebbe tra i 5 e gli 11 mila morti, in Giappone 50. Un sisma ancora più violento (intensità 7,5) in Calabria causerebbe tra le 15 e le 32 mila vittime, appena 400 in una città densamente popolata come Tokyo. La stima dei possibili danni di un identico sisma in Italia o in Giappone è uno studio di chi ha approfondito la “prevenzione rischi naturali”. In Giappone un terremoto come quello dell’Aquila non sarebbe neanche finito sul giornale. Invece da noi l’applicazione della legge che impone criteri antisismici per gli edifici di nuova costruzione viene rimandata in continuazione.

Il “segreto” del Giappone (ma anche di California, Messico, Turchia, Nuova Zelanda) sta in tecnologie come i cuscinetti antisismici disposti alla base degli edifici, l’uso di acciai molto più elastici del normale, la fibra di carbonio che avvolge i pilastri e li rende più resistenti alle fratture, apparecchi detti “dissipatori” che assomigliano agli ammortizzatori di un’auto e vengono disposti tra un piano e l’altro degli edifici più a rischio.

Non esiste terremoto in grado di far crollare un palazzo costruito adottando tutti i dispositivi dell’ingegneria antisismica. Lo provano i casi di California e Giappone, dove sismi molto potenti provocano danni limitati. In Italia un censimento degli edifici più o meno resistenti ai sismi esiste ed è in mano tra gli altri alla Protezione Civile. Viene però classificato tra i “dati sensibili” e non è reso pubblico. Divulgarlo potrebbe generare paure ingiustificate tra la popolazione. Secondo cui a subire i danni maggiori durante un sisma sono soprattutto gli edifici in muratura (“Solo il 10% dei palazzi che crollano sono di cemento armato”) e l’80% delle strutture edilizie italiane è in grado di uscire indenne da un evento come quello abruzzese. A crollare per una magnitudo 5 o 6 è lo 0,5% degli edifici. Una percentuale piccola, eppure l’evento è così disastroso da lasciare difficilmente sopravvissuti.

La “vulnerabilità” degli edifici dell’Aquila, in particolare dell’ospedale San Salvatore, non è passata inosservata nemmeno alle Nazioni Unite. Dopo che un sisma classificato come “di intensità moderata” ha distrutto parte dell’Abruzzo, l’agenzia dell’Onu per la prevenzione delle catastrofi ci ha ricordato il dovere di adottare di più i criteri antisismici. Costruire un edificio nuovo nel rispetto delle norme antisismiche fa lievitare la fattura del 3-5 per cento. Risparmiare una cifra ridicola e non rispettare le norme di sicurezza è un gesto criminale.

Gli ospedali avrebbero dovuto essere rafforzati meglio, riducendo la portata della catastrofe. Si tratta di edifici essenziali, che bisogna rafforzare in modo prioritario”. Il San Salvatore “è stato costruito 15 anni fa, quando già si disponeva delle informazioni tecniche” per difendersi dalla violenza delle onde sismiche.

L’Italia, a mio personale avviso, ha una normativa e un livello della ricerca che sono all’avanguardia nel mondo. Il vero punto debole è l’applicazione delle leggi. Per iniziare a costruire le scuole con criteri anti-terremoto, in Italia, c’è voluta la tragedia di San Giuliano. Quell’istituto, il primo in Italia, ora è stato ricostruito con un isolamento sismico alle fondamenta. Altre 15 scuole attualmente sono in costruzione con la stessa tecnica, di cui sei solo in Toscana.

Alle lungaggini della politica, in Italia si sovrappone una storia edilizia lunga e stratificata. Abbiamo edifici di centinaia o migliaia di anni. A volte si è ricostruito sulle rovine di edifici distrutti, e perfino capire come sono fatte le fondazioni diventa difficile. Molti mi chiedono o si chiedono: le case in legno resistono di più ai terremoti?

Negli ultimi dieci anni, in Italia abbiamo assistito a un significativo aumento dei terremoti; tali eventi sismici non sono incrementati soltanto nel numero, ma anche nell’intensità delle loro scosse. Basti citare il terremoto dell’Aquila nel 2009 e quello dell’Emilia Romagna nel 2012 per capire la portata del fenomeno. Come ben ricorderete, la serie di terremoti che ha colpito l’Aquila sei anni fa ha provocato più di 300 vittime, 1600 feriti e più di 60mila sfollati. Purtroppo, lo sciame sismico, con un’intensità mediamente pari a 5.0 magnitudo sulla scala Richter, ha danneggiato gravemente strutture pubbliche ed edifici storico-artistici, ma anche le abitazioni private, provocando in tutto danni per oltre 10 miliardi di euro. L’ammontare degli edifici e delle case crollati (o dichiarati inagibili) è stato incredibilmente elevato poiché non erano dotati di una struttura antisismica in grado di resistere alle scosse del terremoto; da qui la spiegazione del considerevole numero di vittime e dei 10 miliardi di euro di danni.

Le stesse cifre e le stesse considerazioni possono essere fatte per il terremoto che ha colpito l’Emilia Romagna nel maggio 2012. Attraverso scosse con intensità pari a 8 gradi sulla Scala Macrosismica Europea, gli eventi sismici hanno causato 27 morti e 13 miliardi di euro di danni alle costruzioni industriali ed abitative. Alla luce degli avvenimenti disastrosi e poco prevedibili appena citati, è naturale domandarsi se la propria abitazione sarebbe in grado di resistere ad un evento sismico di tali portate. A questo punto è doveroso parlare dei materiali con cui vengono costruite le abitazioni private e quale tra essi è la migliore per creare una struttura antisismica.

Negli ultimi anni, varie simulazioni e studi scientifici hanno dimostrato come il legno sia un ottimo materiale in grado di resistere alle scosse dei terremoti. Ad esempio, in Giappone, presso uno dei laboratori dell’Istituto per la Prevenzione dei Disastri è stato condotto un test antisismico per studiare la resistenza di un casa prefabbricata in legno; l’edificio, costruito su sette piani e caratterizzato da 24 metri di altezza, è stato sottoposto ad una simulazione del terremoto di Kobe (evento sismico che ha causato più di 10mila morti in Giappone, nel 1995). Incredibilmente, dopo aver subito forti oscillazioni provocate da una scossa simulata di magnitudo 7,2 sulla scala Richter, l’edificio in legno è rimasto in piedi senza subire danni di alcun tipo. Un altro test antisismico che voglio citare è stato condotto in Italia, più precisamente a Pavia. L’edificio sottoposto alla simulazione è stato costruito su quattro piani per dodici metri di altezza; inoltre, è stato provvisto di porte, finestre, pavimenti e arredamento. Anche in questo caso, l’edificio prefabbricato in legno è riuscito a resistere a sette scosse sismiche, caratterizzate da un’intensità più elevata rispetto a quella degli eventi sismici che hanno colpito l’Aquila nel 2009.

Pertanto, come è stato provato da più test e simulazioni eseguite in laboratorio, il legno è un ottimo materiale antisismico che resiste meglio ad un sisma rispetto al cemento. Detto ciò, una domanda sorge spontanea: perché? Innanzitutto, gli studi hanno dimostrato che i materiali leggeri possiedono migliori proprietà antisismiche. Il legno ha un peso nettamente inferiore al cemento (all’incirca quattro volte), quindi è in grado di resistere meglio alle scosse di terremoto. Inoltre, nel corso degli anni, il cemento perde la propria elasticità e le strutture in ferro all’interno del materiale nel tempo subiscono la corrosione. Il legno, invece, mantiene la sua elasticità più a lungo, quindi è preferibile nella costruzione di case antisismiche. Per di più, una delle caratteristiche principali del legno è la duttilità, aspetto che porta l’edificio a dissipare in modo migliore le oscillazioni delle scosse. Infine, è necessario evidenziare che le costruzioni in legno non solo resistono perfettamente ai terremoti, ma non subiscono danni strutturali dopo il fenomeno sismico. Gli edifici in cemento, invece, diventano per lo più inagibili dopo un terremoto, anche se sono state costruite seguendo le norme antisismiche.

 

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