Piano rifiuti, saranno almeno sei gli inceneritori in Sicilia

Con l’obiettivo di smaltirne 700 mila tonnellate l’anno. Tra i luoghi prescelti anche le zone a ridosso delle aree industriali (Priolo, Gela e Milazzo). Le associazioni: nell’isola si torna indietro di vent’anni. Lo scienziato Federico Valerio: “Così si uccide la raccolta differenziata”

 

La Civetta di Minerva, 15 settembre 2016

Giunge notizia, attraverso gli organi d’informazione, che il Governo Siciliano sia orientato alla costruzione di inceneritori (si insiste a chiamarli “termovalorizzatori”, un termine edulcorato ed ipocrita, usato solo in Italia. Si tratta sempre di termobruciatori o termocombustori; non valorizzano un bel niente, semmai allora bisognerebbe chiamarli cancrovalorizzatori). Due impianti, a Palermo e Catania, per i quali si usa palesemente la dicitura “termovalorizzazione”, mentre per gli altri quattro, più piccoli, si tratterebbe di “tecnologie diverse dalla combustione” e dovrebbero essere collocati: uno tra Siracusa e Ragusa, uno in provincia di Messina ed uno tra Enna e Caltanissetta, uno tra Agrigento e Trapani.

Il dirigente generale del dipartimento Rifiuti, Maurizio Pirillo, il presidente della Regione Sicilia, Crocetta e l’assessore al ramo, Vania Cotrafatto, hanno sottoposto al ministro dell’Ambiente questo Piano: gli inceneritori di Palermo e Catania dovrebbero smaltire 200mila tonnellate di rifiuti l’anno, ciascuno; gli altri quattro “impianti” più piccoli circa 60-80mila tonnellate per un totale di altri 300mila tonnellate l’anno. Il nuovo piano, però, lascia la porta aperta alla possibilità che gli impianti siano di più, fino a un massimo di 18. Le strutture, come la Regione aveva già fatto sapere nei mesi scorsi, potranno essere realizzate solo nelle discariche pubbliche attive, nelle discariche dismesse e all’interno o a ridosso delle aree industriali. Fra le “altre tecnologie” potrebbero rientrare i “liquefattori”, impianti che ricavano acqua per l’agricoltura, metano ed energia dall’immondizia.

L’EFFICACE METODOLOGIA PROPOSTA DALLE ASSOCIAZIONI – Da venti anni, attraverso documenti prodotti, atti di convegni scientifici, articoli ed interventi sugli organi di informazione, le associazioni ecologiste, le organizzazioni che fanno riferimento all’economia circolare, a ”Rifiuti Zero” e i Comitati vari, hanno sostenuto la necessità di avviare la riduzione a monte dei rifiuti prodotti, la raccolta differenziata spinta porta a porta, il riciclo ed il riuso, il compostaggio per la porzione umida, come la migliore e più economica metodologia per arginare e poi risolvere il problema dei rifiuti.

Con ritardo notevolissimo (e per cui si è arrivati all’emergenza) viene riproposto il vecchio sistema dell’incenerimento, ma per costruire questo genere di impianti ci vuole molto tempo, con costi elevatissimi di gestione superiori ai metodi proposti dalle Associazioni e realizzate in molti Comuni e Comprensori. E non consideriamo gli altri costi, altrettanto elevati, dello smantellamento futuro poiché la vita media di tali strutture è di circa 40 anni. Abbiamo dichiarato più volte che la metodologia dell’incenerimento non è salubre (si produce materiale combusto dal 10 al 20% del totale immesso nell’inceneritore, che diventa rifiuto tossico, non risolve il problema discariche, va in quelle speciali, produce polveri sottili, diossina e furani).

LO SCIENZIATO FEDERICO VALERIO: “L’ITALIA DEI FURBETTI”Solo in Italia l’incenerimento dei rifiuti riceve un incentivo pubblico ricavato dalle tasse che gli italiani pagano sulla bolletta della luce per incentivare la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili.

I soliti furbetti si sono inventati questa manfrina per cui il 50% della spazzatura per legge è biodegradabile e metà dell’elettricità prodotta con questi impianti è pagata tre volte di più dell’elettricità prodotta da fonti fossili. E’ la morte della raccolta differenziata delle frazioni biodegradabili, di plastiche miste, di carta e cartone: complessivamente circa il 50% della produzione nazionale”.

La tecnica della combustione, inoltre, “uccideˮ la raccolta differenziata poiché vi è l’interesse a conferire più rifiuti possibile. Ci trovano, invece, più favorevoli le varie “tecniche a freddo”, già sperimentate e realizzate con buoni risultati.

La cosa forse ancora più grave è che mentre molti Comuni siciliani si stanno finalmente orientando ed hanno già avviato azioni positive per attivare l’efficace metodologia della riduzione, raccolta differenziata, ricicli o sfruttando anche la formidabile molla degli incentivi, proprio in questa fase si vuole tornare indietro facendo perdere l’abbrivio di un circolo virtuoso che con grandi sforzi si sta mettendo in moto. Qualcuno sostiene che il cartello degli interessi dei costruttori di questi dinosauri e delle discariche, abbia ancora una volta vinto. Noi speriamo che non sia così, che vi sia un ripensamento e l’avvio di Comuni che danno esempio e testimonianza concreta di buone pratiche (citiamo Zafferana Etnea dove è stato raggiunto il 90% di raccolta differenziata, ottenendo, fra l’altro, il risultato per cui molti cittadini, con l’incentivo, arrivano a decurtare di molto la tassa sui rifiuti, o ancora Solarino, Ferla e tanti altri) che hanno dimostrato che si può fare e non ci sono, ormai, alibi o scuse.

FEDERICO VALERIO: CHI E’ – Federico Valerio è uno scienziato vero. Da chimico la lavorato presso il Consorzio Antineoplastico della Provincia di Genova, poi all’Istituto Nazionale Ricerca sul Cancro di Genova ed ancora come responsabile della conduzione del servizio di Chimica Ambientale. Ha fatto parte dell’Istituto Superiore di Sanità, è stato consulente della Regione Liguria per la tutela della salute negli ambienti di lavoro, membro del Comitato Tecnico Scientifico della Regione Liguria e perito d’ufficio in diverse cause ambientali.

Il laboratorio da lui diretto è stato dichiarato dal Community Bureau of Reference (BCR), Laboratorio Certificante le concentrazioni di IPA sui fanghi, terreni industriali, sedimenti.

Ha realizzato indagini finalizzate a valutare l’esposizione della popolazione a cancerogeni per conto della Regione Liguria e di molti Comuni e di diversi Enti pubblici e privati: AMIU, ENEL, ACI di Massa e La Spezia.

E’ primo autore di numerosi articoli scientifici pubblicati su riviste internazionali. Ha acquisito esperienze sulla gestione di rifiuti tossici, sull’impatto ambientale dei trattamenti a caldo e a freddo dei rifiuti urbani, dei cementifici e degli impianti a biomasse. Su questi argomenti ha fornito e fornisce consulenza a Comuni, Enti Pubblici, Comitati.

E’ stato nominato responsabile scientifico dell’Osservatorio Salute – Ambiente, istituito dal Comune di Genova. Ha fatto parte del Comitato Tecnico Scientifico per la Legge di Iniziativa Popolare “RIFIUTI ZERO”. Fa parte del Comitato Scientifico dell’Ecoistituto Reggio Emilia-Genova. Attualmente svolge un’intensa attività di divulgazione scientifica, anche come componente del Comitato scientifico dell’Università Popolare dell’Età libera Uniauser e responsabile dei corsi di ECOlogia e ECOnomia.

 

 

Da leggere

Evasione Tari e raccolta differenziata: il monitoraggio che non c’è

A volte la mancanza di un’informazione efficace anche nella gestione dei servizi pubblici, obiettivo che …

COLLABORA CON NOI

SIRACUSA DIFFERENZIA

IL BAR SOTTO IL MARE

Migranti

homepage

Lavoro

I Diari della Quarantena

La Civetta in gabbia

La parola ai lettori

Articoli recenti

VIDEO

Commenti recenti