Il rifiuto organico come mangime per i pesci d’acqua dolce e salata

Secondo l’ingegnere Vito Cutraro l’umido proveniente dall’ambito domestico, previa selezione, lavaggio, triturazione, centrifugazione ed essiccazione, si può riutilizzare nel settore ittico

 

La Civetta di Minerva, 1 luglio 2016

In un precedente articolo pubblicato su “La Civetta di Minerva” cartaceo abbiamo dimostrato che il problema dei rifiuti è risolvibile. Riguardo a ciò abbiamo fornito soluzioni e rimedi utili, esempi di buone pratiche già avviate in altre realtà italiane e metodologie corrette per uscire dall’emergenza. Continuiamo con questo approccio alla tematica ponendo un ulteriore tassello con una nuova intervista all’esperto ing. Vito Cutraro.

Ripartendo dalla sua riflessione originaria per cui “distruggere materia ed energia come quella rappresentata dalla parte organica dei rifiuti è assolutamente insostenibile poiché si andrebbe contro tutti i principi di sostenibilità ambientale e contro qualsiasi logica di economia circolare”, la nuova proposta che arricchisce la precedente è di utilizzare il rifiuto organico come sostanza per il ripopolamento della fauna ittica marina.

La parte organica dei rifiuti domestici è circa il 40-50% del rifiuto che giornalmente produciamo in ambito domestico. Questo rifiuto “umido” non è altro che lo scarto di cibo che regolarmente mettiamo dentro il sacchetto dei rifiuti indifferenziati e che viene avviato in discarica o presso inceneritori o che, in molte città italiane, si raccoglie separatamente ed avviato presso gli impianti di compostaggio.

Una delle ricerche effettuate dall’lng. Vito Cutraro dimostra che l’umido proveniente dall’ambito domestico, previa selezione, lavaggio, triturazione, centrifugazione ed essiccazione, si può riutilizzare nel settore ittico come mangime per pesci di acqua dolce e in particolare per pesci dì acqua salata (mare) per il ripopolamento in quelle zone marine in cui lo sfruttamento indiscriminato legale ed illegale ha fatto scomparire molte specie e quelle che abitualmente si trovavano nelle nostre coste e che ormai non hanno abbastanza cibo per continuare a sopravvivere.

“Quante volte si sente dire – aggiunge ancora l’ingegnere Cutraro – che in quella costa marina, 10 o 20 anni fa, polipi, saraghi, dentici, spigole, ricci o altre specie erano in grandi quantità e ora non si riesce a pescare quasi nulla? Come si potrebbe ripopolare quella costa marinaˮ?

Da questa domanda e da queste considerazioni è nata la sua ricerca che dimostra appunto come il rifiuto organico, opportunamente trattato, possa essere un ottimo mangime per i pesci.

Nel processo di lavorazione del rifiuto organico, l’essiccazione è la fase cardine di tutto il processo, basata sull’essiccazione a 130°C dell’umido per circa 3-4 ore con una riduzione volumetrica del 90% del rifiuto e con il recupero dell’acqua di condensa, di circa il 10%. La biomassa ottenuta (B.O.E.D. “Biomassa Organica Energetica Disponibile”) ha tutte le caratteristiche chimico-fisiche ed organolettiche che rispettano le normative attualmente in vigore riguardanti i mangimi.

L’acqua di condensa (1mc su ogni tonnellata di organico trattato) verrà invece utilizzata come acqua per irrigare e/o abbeveraggio per gli animali. Un ciclo perfetto quindi, senza sprecare nulla.

 

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