Dora Profeta (Arpa): penali da 1.700 a 3.000 euro per i cittadini che ne ritardino la presentazione. Totalmente disattesa la parte della legge che impone ai comuni campagne di sensibilizzazione
La Civetta di Minerva, 27 maggio 2016
Ma vediamolo da vicino il nostro piano comunale. La parte più consistente è quella che spiega il sistema di valutazione del rischio attraverso degli algoritmi, poi sono presenti solo 12 schede di siti censiti dal Comune, edifici e impianti di sua proprietà.
Gli obiettivi sono quelli previsti dalle Linee Guida inviate dalla Regione: pervenire in tempi brevi al censimento di tutti i siti ecc. contenenti amianto che possa disperdersi nell’ambiente; rimuovere rapidamente tutti i rifiuti abbandonati pericolosi rafforzando la vigilanza sul territorio con finalità di prevenzione e repressione; programmare gli interventi di rimozione e smaltimento.
Buone intenzioni! Infatti in ciascuna delle schede compilate non è previsto nessun intervento di bonifica. Sono tre gli interventi ritenuti prioritari: la discarica comunale sita in viale Santa Panagia, l’ex mattatoio comunale in via Stentinello, il fabbricato ex Enel di via Malta, mentre per gli altri è previsto solo un monitoraggio periodico per evitare danni ulteriori.
“La normativa regionale – chiarisce la dottoressa dell’Arpa Dora Profeta – prevede che i privati, detentori di manufatti in cemento amianto (tipicamente vasche, canne fumarie, lastre ondulate, pannelli ecc.) effettuino l’autonotifica con la modulistica prevista (sito Arpa Sicilia e comuni) a seguito di apposite campagne d’informazione a carico del comune. Il Comune deve procedere, se non lo ha già fatto in precedenza, al censimento dei siti pubblici e alla preparazione del “piano comunale” che elabora tutte le informazioni in unico database accogliendo le autonotifiche ma anche effettuando specifici controlli del territorio mirati alla puntuale e precisa identificazione di tutti i siti con manufatti in CA compresi i siti di abbandono incontrollato (fenomeno purtroppo difficile da controllare e contrastare). Il piano va aggiornato anche ovviamente con le bonifiche man mano effettuate.
In particolare le autonotifiche vengono raccolte e informatizzate da ARPA che le invia all’ufficio speciale amianto con periodici aggiornamenti (presso l’assessorato regionale alla Protezione Civile).
La raccolta delle informazioni serve per quantificare ed orientare le scelte successive utili alla bonifica del territorio. La legge obbliga il proprietario di rifiuti in CA, entro tre anni dalla pubblicazione della legge, a smaltirli e prevede anche uno specifico impianto di trattamento di cui non si ha ancora contezza. Tuttavia è comunque possibile smaltire il CA con le usuali procedure fuori dalla Sicilia.
Quest’anno sono state messe a disposizione delle somme da richiedersi all’assessorato energia (dip – rifiuti bonifiche) con le quali iniziare le attività di rimozione e smaltimento dei siti pubblici e/o privati inadempienti. In quest’ultimo caso la procedura è più lunga perché prevede un percorso legale (ordinanza con diffida a procedere, verifica adempimenti e successiva ordinanza con procedura in danno al proprietario del sito). Chi detiene amianto o CA è responsabile della detenzione di un rifiuto pericoloso pertanto è onerato a sostenere i costi della relativa bonifica, né più né meno che con i rifiuti urbani”.
Grazie a un emendamento presentato dal M5S alla Regione i termini di legge sono stati prorogati così da provare ad evitare sia la decurtazione, per i comuni inadempienti nella redazione dei piani, del 40% dei finanziamenti sia le pesanti penali previste (da 1700 a 3000 euro) per i cittadini che ritardino a presentare le auto notifiche.
Vero è che, se si continuerà a non informare adeguatamente la cittadinanza di tali obblighi, qualsiasi proroga sarà stata inutile. Totalmente disattesa risulta essere infatti la parte della legge che impone ai comuni idonee campagne di sensibilizzazione attraverso una comunicazione mirata e creando un’apposita sezione dedicata nel proprio sito web.

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