Intervista al segretario Cgil, Massimiliano Arena: “Depurazione, a Palermo si cincischia nell’inutilità e nell’incertezza. Il livello di sversamento è stato ampiamente superato. Protestiamo insieme, tutti”
La Civetta di Minerva, 13 maggio 2016
Si è svolto, presso la IV commissione Ambiente e Territorio dell’assemblea regionale a Palermo, l’incontro richiesto dalla camera del lavoro di Augusta sullo stato dell’arte della vicenda depurazione delle acque del comprensorio di Augusta. Abbiamo chiesto al segretario generale Massimiliano Arena un commento sui contenuti della discussione; lapidario e sintetico il giudizio: “il trionfo dell’inutilità e dell’incertezza!”
Cosa si ci aspettava dall’evento?
“Quello che poteva essere un importante momento di chiarezza sul depuratore si è concluso con un nulla di fatto: dopo aver chiesto certezza dei tempi, dei finanziamenti, degli investimenti abbiamo assistito a un indegno rimpallo di responsabilità tra livello tecnico e politico. Si è assistito al solito, inaccettabile paradosso siciliano. Ricordo che il commissario Contrafatto è stato nominato dal Governo nazionale al fine di rendere più veloce l’iter relativo allo sblocco delle opere del depuratore di Augusta. E’ trascorso già un anno dal suo insediamento e nessun risultato per Augusta è stato raggiunto, l’assenza in Commissione del Commissario esprime plasticamente e con chiarezza lo stato dell’arte”.
Quindi confusione, informazioni carenti e prospettive nebulose. A questo punto che intendete fare?
“La CGIL di Augusta ritiene indispensabile e improcrastinabile organizzare una seria e condivisa azione di protesta civile per il rispetto del nostro territorio che ha già pagato un conto salatissimo dal punto di vista ambientale. Non possiamo continuare a mettere la testa sotto la sabbia e trascurare ciò che succede, o peggio ancora continuare a sperare che le soluzioni vengano da sole. E’ ormai tempo di cambiare rotta. Il livello di guardia circa lo sversamento dei reflui nel mare di Augusta è stato superato con la scandalosa disattenzione dei tecnici e dei politici. Lanceremo la parola d’ordine: <Uniamoci per una battaglia di civiltà!> e faremo appello a tutti: alle organizzazioni sindacali, all’Amministrazione Comunale, alla deputazione regionale e nazionale e a tutte le forze politiche, alle associazioni e a tutta la cittadinanza per uscire dall’impasse in cui siamo precipitati”.
Indubbiamente non è possibile accettare che nessuno dia risposte né che tutto sia avvolto dalle nebbie; a questo punto sorge il sospetto che si vuole operare nell’ombra per evitare che emergano responsabilità e cercare di mettere le cose a posto stendendo un velo di oblio sul passato e sulle responsabilità di chi ha sprecato risorse pubbliche e non ha dato risposte. Il paradosso è che le risorse ci sono e che non si riesce a cavare un ragno dal buco: incompetenza o manovre per rendere l’affare ancora più lucroso?
In genere, in casi come questo ci si aspetta un deciso intervento della magistratura che individui i responsabili e dia uno scossone alla vicenda, costringendo i protagonisti ad uscire allo scoperto e chiarire la vicenda in modo inequivocabile. In questo caso, però, sembra che anche questa strada sia preclusa se è vero che l’inchiesta giudiziaria, avviata lo scorso anno dalla Procura della Repubblica sulla base della denuncia di circa trecento cittadini (esasperati per il ventennale ritardo sulla depurazione delle acque reflue, tuttora sversate direttamente in mare da ventisei scarichi tra Augusta e Brucoli) sembra avviarsi verso l’archiviazione.
Sarà il Gip del Tribunale di Siracusa dott. Andrea Migneco a decidere quanto prima. Il Gip, di origine augustana, persona equilibrata e responsabile, resta l’unica speranza per ottenere giustizia per la gente della sua città, disponendo magari un proseguimento delle indagini in accoglimento dell’opposizione alla richiesta di archiviazione avanzata dal legale dei cittadini denuncianti.
Al punto in cui siamo, dal territorio sorge pressante un appello: si accolga la richiesta rivolta dallo stesso legale alla Procura generale di Catania per avocare le indagini. E’ una vicenda che non può finire a “tarallucci e vino”: senza colpevoli, senza soluzioni e senza speranza di soluzione.
Siracusa, viste le storie passate, la fine di SAI8 e le vicende che si sono registrate nellasua gestione, si rivela il luogo meno adatto per avere chiarezza.

Commenti recenti