Il dottor Ferdinando Schiavo: “Essere uomo o donna fa molta differenza quando si parla di salute, ma questa verità non è da tutti conosciuta ed è ignorata anche da buona parte dei medici”
La Civetta di Minerva, 15 aprile 2016
Figlio di questa terra, il dottor Ferdinando Schiavo ha esercitato la sua professione presso l’Ospedale di Udine, dove è stato per anni responsabile dell’ambulatorio dedicato ai disturbi del movimento (Parkinson) e di quello dei disturbi cognitivi e demenze. Su questi temi ha scritto articoli scientifici e un libro “Malati per forza. Gli anziani fragili, il medico e gli eventi avversi neurologici da farmaci” (Maggioli 2014), presentato recentemente anche alla Casa del libro di Marilia Di Giovanni, in via Maestranza (il miglior incubatore di conoscenze di Siracusa, a nostro giudizio), che lo specialista, ora che è in pensione, ama portare con sé per avere l’occasione di sensibilizzare quante più persone possibili in un mondo che invecchia sempre più.
Di qui a trent’anni gli anziani raddoppieranno la loro presenza nella società, dall’11 al 22% della popolazione mondiale, e soprattutto quadruplicheranno gli ultraottantenni. È questo uno degli effetti del benessere da noi raggiunto, delle cure mediche sempre più efficaci e di una ricerca scientifica avanzata, ma, sull’altra faccia della medaglia, inevitabilmente, si registra l’aumento delle patologie neurodegenerative, e con esse delle spese sanitarie e di assistenza, di un welfare non più in grado di sostenere un onere in crescita esponenziale.
Proprio su questo versante si esplica preferibilmente l’attività del dottor Schiavo: “Le malattie sono oggi diverse da quelle di 80 anni fa: da una situazione in cui erano prevalenti le malattie infettive e carenziali si è passati a una preponderanza di quelle cronico degenerative. E in questo quadro, gli anziani, e soprattutto le anziane, più longeve e insieme più fragili degli uomini, subiscono spesso le conseguenze delle “malattie da farmaci”, medicine assunte troppo spesso in modo scorretto”.
Ma secondo lo specialista la classe medica è per lo più impreparata a fronteggiare queste nuove emergenze e ciò anche per l’uso ormai invalso di limitarsi a prescrivere terapie piuttosto che fermarsi ad “ascoltare” il paziente, a stabilire con lui una relazione empatica, a farne un alleato, e non un mero “assistito”, per meglio affrontarne le mutate esigenze e difficoltà.
Gioca in questo anche l’eccesso di specializzazione che consegna all’occhio clinico del medico solo parti di un corpo e non l’uomo/donna nella sua interezza, e complessità. Una relazione medico paziente che emblematicamente si proietta nel luogo dell’incontro: non più il domicilio accogliente dell’anziano ma le fredde mura di un ambulatorio, di un ospedale, aggravando in tal modo il processo di spersonalizzazione e di estraneità del rapporto.
Ma, in particolare, l’attenzione del dottor Schiavo è volta alle donne: “Nell’incominciare a diffondere una diversa sensibilità e consapevolezza sulla maggiore incidenza che avranno le malattie da farmaci, un posto di primo piano va dato alle donne che sopravvivono di più e che sono più soggette a questo specifico rischio. Essere uomo o donna fa molta differenza quando si parla di salute, ma questa verità non è da tutti conosciuta, ed è ignorata anche da buona parte dei medici. La medicina è stata concepita, infatti, dai maschi per i maschi, e per decenni sintomi, diagnosi, accertamenti e farmaci che «andavano bene per gli uomini» dovevano andar bene anche per le donne. Se un farmaco va bene a un maschio, perché spendere soldi per provare che funziona anche nella donna? E così a essere testati sono esclusivamente o in modo prevalente «giovani, adulti, maschi». Gli anziani sono esclusi per ovvi motivi, le donne per le loro variazioni ormonali legate al ciclo mestruale e per il rischio, dopo la sperimentazione, di concepire figli malformati con il conseguente carico di risvolti legali e di costosi risarcimenti da parte delle industrie farmaceutiche. Eppure dalla mancata differenziazione scaturiscono molti errori diagnostici e terapeutici, disagi psicologici delle persone malate e disuguaglianze nel campo dei diritti”.
L’esempio forse più chiaro della necessità di un approccio diverso alle malattie degli anziani e delle anziane è quello della cardiopatia ischemica che si presenta nella donna con sintomi completamente differenti rispetto a quelli maschili e che per questo può essere confusa con altre patologie e può comportare una perdita di tempo preziosa nella corretta diagnosi e conseguente terapia.
Nello stesso modo grande attenzione occorre fare in neurologia per i molti sintomi e segni provocati dai farmaci che si presentano simili a quelli di alcune specifiche patologie: un errore nella diagnosi e la prescrizione di farmaci sbagliati aggraverebbe smisuratamente il quadro clinico dell’anziano.
“Il neurologo con esperienza geriatrica ha una certa familiarità con questo fenomeno. Possiede una visione del problema che potrei definire – ma con una venatura di amarezza – privilegiata, sia nella veste di chi osserva gli eventi avversi neurologici (EAN) da farmaci consigliati da altri colleghi e li diagnostica come esperto delle manifestazioni del suo ramo specialistico sia come prescrittore egli
stesso di farmaci a rischio. In alcuni casi l’azzardo terapeutico è calcolato, ovvero paziente e familiari sono adeguatamente informati, ma altre volte il pericolo viene sottovalutato (oppure non
riconosciuto) in quanto non tutti i componenti della classe medica – compresi gli specialisti – dimostrano la loro competenza nel consigliare certi farmaci pur in presenza di seri fattori di rischio di sviluppo di EAN, quali sono la stessa età anagrafica dei pazienti e la presenza di alcune malattie o sintomi e segni clinici, elementi che dovrebbero indurli a una maggiore cautela”.
Il dottore Ferdinando Schiavo sarà presente a Siracusa in ottobre per partecipare ad alcuni eventi sul tema degli anziani e le malattie da farmaci, e noi ne daremo adeguata informazione convinti che sia un mondo sconosciuto, da esplorare, senza ulteriori ritardi. Quelli fin qui sommati sono già troppi.

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