Ferla coi 19 borghi siciliani più belli d’Italia: “Fare rete”

La prossima tappa sarà di presentarsi alla borsa internazionale del turismo di New York. Il sindaco Giansiracusa: “Occorrono investimenti, facendo sistema avremo più forza nei confronti della Regione”

 

La Civetta di Minerva, 4 marzo 2016

A Ferla “un borgo è in festa”. Si sono dati appuntamento 19 comuni siciliani facenti parte del Club “I Borghi più belli d’Italia”, comuni con un numero di abitanti non superiore a 15.000 che posseggono una serie di specifiche caratteristiche tra cui avere un ricco patrimonio architettonico e/o naturale certificato da documenti in possesso del Comune e/o dalla Sovrintendenza delle Belle Arti.

Il Club nasce nel marzo del 2001, è un’iniziativa sorta dall’esigenza di valorizzare il grande patrimonio di storia, arte, cultura, ambiente e tradizioni, presente nei piccoli centri italiani i quali sono, in maggioranza, emarginati dai flussi di visitatori e turisti. L’obiettivo è di garantire, attraverso la tutela, il recupero e la valorizzazione, il mantenimento di un patrimonio di monumenti e di memorie storiche che altrimenti andrebbe irrimediabilmente perduto.

Davanti a così tante belle premesse e con un ospitale benvenuto si entra nel vivo con l’intervento del sindaco di Ferla Michelangelo Giansiracusa: ‟Ferla è patrimonio dell’Unesco, ma oggi c’è maggiore risonanza nel far parte del nostro Club. Siamo rete, vogliamo fare sistema, essere unico soggetto giuridico per avere più forza nei confronti della regione. Per questo i 19 comuni siciliani siglano oggi un accordo temporaneo di scopo. Vogliamo fare arrivare turisti nell’entroterra siciliano. Non chiediamo denaro alla regione, solo l’aiuto a promuoverci. Il nostro è un percorso buono, sano e bello da esportare in tutto il mondo”.

C’è Anna Mignosa, docente del dipartimento di Economia e Impresa dell’università catanese, che afferma: ‟Sottolineo la necessità di un turismo integrato con una comunità sul territorio con cui interagire, ma questa cittadinanza deve esistere sul territorioˮ. Noi pensiamo a un artigianato, commercio e altre attività locali che facciano rete economica. ‟In Europa – continua la docente – vari Paesi valorizzano cose che non hanno. E noi? Inoltre è importante la formazione, possedere una scuola di qualità per un nuovo percorso economicoˮ.

‟Abbiamo tanti saperi – incalza Giansiracusa – Siamo custodi di bellezza, della lentezza, siamo sommersi d’informazioni culturali mentre vogliamo, con un diverso stile di vita, mantenere la nostra identità e le vocazioni turistiche: religione, cultura, gastronomia ecc. A Ferla è iniziato già un percorso nuovo con il riciclo, riusoˮ.

È la volta dell’intervento più pragmatico, imprenditoriale di Rosa Maria Musco, responsabile Borghi d’Italia Tour Network: ‟Ho un’ampia esperienza avendo girato tutto il mondo, il prodotto culturale Italia è cambiato. Il mondo si è aperto, è in crescita sulla richiesta di turismo. Queste operazioni hanno bisogno di grandi investimenti per presentare alla fine un buon prodotto turistico culturale e ciò significa muoversi con attenzione. Sono stata due volte a New York per approfondire il prodotto che vogliamo presentare nel mondo. Oramai i turisti si sono stufati delle grandi cittàˮ.

Fiorello Primi, presidente nazionale dell’associazione: ‟Questo Club significa per noi ricostruire l’immagine Italia, infatti le parole che abbiamo pensato <borghi, belli, Italia> rappresentano l’essenza vera dell’Italia, costituita principalmente dai nostri piccoli borghi sulla maggioranza dei comuni italiani. Abbiamo deciso di raccontarci al mondo, far diventare bellezza i nostri posti e questa bellezza dipende da noi. Ad esempio, con un investimento di 4-5 milioni Ferla potrebbe ritornare a recuperare il borgo che era nel ‘700. Oggi è la Francia la prima meta turistica nel mondo, anche se abbiamo noi il maggiore patrimonio artistico e culturale del mondo. Questo perché in Francia è tutto organizzato e gli investimenti sono più del doppio di quelli italiani. Abbiamo coniato lo slogan <azionisti della bellezza>. È vero, è importante che la nostra gente sia rimasta e rimanga nei borghi, non possiamo averli belli, ma vuoti. Proprio per questo chiediamo l’intervento della politica con un piano d’investimenti per creare occupazioneˮ.

È il turno di Giuseppe Lupo, vicepresidente dell’Ars: ‟C’è bisogno di un nuovo modello di sviluppo, che può venire anche dai borghi. Oggi Paesi del nord come la Svezia hanno scoperto l’olio, il vino e altri prodotti tipici siciliani e le loro richieste sono in aumento. È all’approvazione all’Ars il testo unico sul turismo. Avevamo prima una frantumazione apicale con due assessorati. Ora ne avremo uno che collegherà il turismo e i trasporti. E sui trasporti voglio asserire, ne sono convinto, che per dare un nuovo impulso al turismo bisogna consegnare ai privati la gestione dei nostri aeroportiˮ. A questa sua fredda affermazione nessuno plaude in sala, anzi, si cerca di glissare.

Il meeting termina con la sottoscrizione dell’associazione temporanea di scopo dei 19 comuni siciliani facenti parte del Club i quali si presenteranno, in tale modo, alla regione per chiedere su turismo e beni culturali finanziamenti. ‟Solo così c’è modo di esercitare il diritto di esistere come borghi; di conseguenza decoro, salvaguardia territoriale, tutela del patrimonio artistico e sua valorizzazioneˮ.

Dichiara Giuseppe Simone, vicepresidente del Club. ‟Chiediamo alla regione una segnaletica omogenea, il recupero dei nostri centri storici. Inoltre venderemo dei pacchetti turistici attraverso il tour operator dei borghi dando così un vero e grande impulso all’economia della regioneˮ. Giansiracusa ci conferma: ‟Al testo di legge regionale sul turismo produrremo una nota e nel regolamento attuativo vogliamo immettere quello sull’albergo diffuso, una nostra specifica iniziativaˮ.

La prossima ambiziosa tappa sarà di presentare i 19 comuni siciliani alla borsa internazionale del turismo di New York. C’è anche il tempo per una foto di gruppo insieme al vice presidente dell’Ars Lupo, che nel suo discorso ha dichiarato apertamente la volontà di privatizzare. Tutt’altra cosa da quella nuova economia e nuovo stile di vita asserito dal Club.

 

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