Inceneritore, si pensa di riconvertire l’ex centrale enel Tifeo

La Regione vuole due impianti in Sicilia, uno dei quali a Siracusa, per i rifiuti anche di Ragusa. Forti proteste degli ambientalisti (Associazione Rifiuti Zero, Natura Sicula e Legambiente)

 

La Civetta di Minerva, 4 marzo 2016

Sono insorte, tra le altre, anche le associazioni ambientaliste siracusane (Associazione Rifiuti Zero Siracusa, Natura Sicula e Legambiente) alla decisione presa dalla Conferenza Stato-Regioni di costruire “almeno” due inceneritori in Sicilia nei prossimi cinque anni. Con un comunicato stampa le associazioni hanno ribadito la loro opposizione alla costruzione di un inceneritore all’interno della provincia di Siracusa. Infatti, come preannunciato dalla Giunta Regionale, saranno costruiti in Sicilia sei “mini impianti”, ed uno potrebbe essere costruito ex novo proprio in provincia di Siracusa per servire le zone di Ragusa e Siracusa, oppure si potrebbe riconvertire, come proposto in altre occasioni, l’ex centrale Tifeo di Siracusa, la quale, insieme all’ex centrale Enel di Termini Imerese, era stato uno degli stabilimenti individuati nell’ipotesi di costruire due mega impianti in Sicilia.

Ciò che è certo è che gli inceneritori siciliani avranno, in totale, una capacità di 685.000 tonnellate di rifiuti ogni anno. Nella Conferenza Stato Regioni, si è deciso, inoltre, di costruire solamente otto dei 12 impianti inizialmente previsti in Italia (due in Toscana e Sicilia, uno a testa in Piemonte, Liguria, Veneto, Umbria, Marche, Campania, Abruzzo, e Puglia). A questo piano, hanno votato favorevolmente tutte le regioni ad esclusioni della Lombardia e della Campania. Gli 8 impianti previsti si aggiungono ai 44 già in funzione (29 localizzati al Nord – 13 nella regione Lombardia, 8 al Centro – 5 in Toscana e 3 nel Lazio – e 7 al Sud – nessuno in Sicilia) e ai sei già autorizzati ma in via di costruzione. Negli 8 inceneritori verranno bruciate 2,5 milioni di tonnellate di spazzatura in più, un bel +37% rispetto al 2015. Questa quantità stimata per l’incenerimento è stata calcolata prevedendo un livello del 65% di raccolta differenziata e del 10% di riduzione della produzione dei rifiuti.

Secondo il “Rapporto Rifiuti Urbani 2015” dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), in Italia, nel 2014, la produzione nazionale dei rifiuti urbani si è attestata a circa 29,7 milioni di tonnellate (poco più di 2,3 milioni prodotte in Sicilia di cui 190 mila in provincia di Siracusa). Rispetto al 2013 si è rilevata una crescita di circa 83 mila tonnellate (+0,3%). Il 17% dei rifiuti urbani prodotti è stato incenerito, mentre circa il 2% è stato inviato ad impianti produttivi, quali i cementifici, per essere utilizzato come combustibile per produrre energia; per l’incenerimento si è rilevato un andamento crescente per il triennio 2009-2011 mentre, nel periodo successivo, il quantitativo di rifiuti inceneriti si è mantenuto piuttosto costante. I rifiuti urbani avviati a incenerimento, nel 2014, sono stati oltre 5,1 milioni di tonnellate, facendo registrare una riduzione, rispetto al 2013, del 4,5%. La percentuale di incenerimento in relazione alla produzione di rifiuti urbani è, nel 2014, del 17,4% contro il 18,2% del 2013.

Dal rapporto si evince che il maggior quantitativo di rifiuti urbani è incenerito nelle regioni del Nord (70,4% del totale nazionale); la Lombardia incenerisce il 35,6% del totale nazionale, seguono l’Emilia Romagna (18,0%), la Campania (13,3%), il Piemonte (8,2%), il Lazio (7,0%), il Veneto (4,3%), il Friuli Venezia Giulia (2,9%), la Sardegna (2,7%) e la Toscana (2,5%). In Sicilia non esistono inceneritori.

Dei 44 impianti operativi in Italia, nel 2014, i 12 dotati di ciclo cogenerativo hanno trattato 2,2 milioni di tonnellate di rifiuti con un recupero sia di energia termica che elettrica di quasi 1,6 milioni di MWh. I 32 impianti dotati di sistemi di recupero energetico elettrico hanno, invece, incenerito oltre 4 milioni di tonnellate di rifiuti, recuperando quasi 3 milioni di MWh di energia elettrica.

L’esigenza di costruire nuovi inceneritori deriva dalla legge 164/2014 che ha convertito il decreto legge 133/2014 (detto “Sblocca Italia”) in materia di ambiente. L’articolo 35 di questa legge si è occupato di gestione dei rifiuti urbani e inceneritori ed ha previsto che questi ultimi siano considerati infrastrutture e insediamenti strategici di interesse nazionale, prevedendo che, con un ulteriore decreto attuativo, fosse individuato il fabbisogno residuo di impianti di recupero dei rifiuti urbani organici, articolato per regioni.

La legge ha stabilito che negli impianti di recupero energetico fosse assicurata priorità di accesso ai rifiuti urbani prodotti nel territorio regionale e solo per la disponibilità residua fosse consentito il trattamento di rifiuti prodotti in altre regioni. I gestori degli impianti di recupero energetico sono obbligati a versare alla regione dove è presente l’inceneritore un contributo annuale nella misura massima di 20 euro per ogni tonnellata di rifiuto urbano indifferenziato di provenienza extra-regionale, contributo da utilizzare per la prevenzione della produzione dei rifiuti, per l’incentivazione della raccolta differenziata, per interventi di bonifica e per il contenimento delle tariffe di gestione dei rifiuti urbani.

Da leggere

Evasione Tari e raccolta differenziata: il monitoraggio che non c’è

A volte la mancanza di un’informazione efficace anche nella gestione dei servizi pubblici, obiettivo che …

COLLABORA CON NOI

SIRACUSA DIFFERENZIA

IL BAR SOTTO IL MARE

Migranti

homepage

Lavoro

I Diari della Quarantena

La Civetta in gabbia

La parola ai lettori

Articoli recenti

VIDEO

Commenti recenti