Figlio e nipote di mafiosi lottò contro la piovra e ne venne ucciso

L’eroismo di Peppino Impastato che con la sua Radio Aut fu a Cinisi, in provincia di Palermo, la voce della Sicilia onesta contro la criminalità. Anche dal suo esempio nacque Libera. Con don Luigi Ciotti diciamo no al pizzo e a tutto ciò che è illecito, sì alla denuncia legale e sociale

 

La mafia siciliana, detta comunemente “cosa nostra”, è un’organizzazione che agisce in modo terribile e spietato e, attraverso un abile e subdolo meccanismo basato su corruzioni e connivenze, come una piovra, si è insinuata anche nella politica nazionale e internazionale. Ma com’è stato possibile che un’organizzazione malavitosa sia potuta diventare così potente tanto da convivere con certi ambienti del sistema politico ed economico? Certo è che Cosa nostra ha sempre avuto una forza esterna che le ha permesso il radicamento profondo nella società: il silenzio e la paura dei cittadini.

Molti hanno cercato di impedire che questa “forza” producesse il “doppio potere” della mafia, purtroppo a costo della loro stessa vita. Ma è da loro che dobbiamo prendere esempio, uniti e impavidi; il loro coraggio deve essere, per noi tutti, lo stimolo per interrompere l’alimento sostanziale della mafia.

Uno dei tanti coraggiosi da cui trarre esempio è stato Giuseppe Impastato. “U Ciuri ri gennaio” nasce a Cinisi, in provincia di Palermo, il 5 gennaio del 1948 da Luigi Impastato, un mafioso che venne mandato al confino durante il regime fascista, e da Felicia Bartolotta, una grande donna che dopo la perdita del figlio inizierà, nel suo piccolo, un’ardua lotta alla mafia. Peppino, nipote del capomafia Cesare Manzella, sin da piccolo prova ad allontanarsi dalla malavita e, all’età di 17 anni, va via di casa, cercando di distaccarsi nettamente dalla criminalità. Fonda il giornalino “L’idea Socialista” e aderisce al PSIUP (Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria). Dal 1968 diventa dirigente e principale attivista dei gruppi socialisti.

Nel 1976 crea Radio Aut, una radio di stampo comunista che denuncia tutte le attività illecite di Cinisi e Terrasini. Nel 1978 Peppino cerca di migliorare il suo paese candidandosi alle elezioni comunali, nella lista Democrazia Proletaria, ma sfortunatamente non potrà mai sapere il risultato, perché il 9 maggio viene rapito e ucciso. La sua morte passerà in secondo piano perché l’indomani verrà rinvenuto il corpo di Aldo Moro brutalmente assassinato dalle brigate rosse.

Il giovane Impastato, amante di musica e poesia, è stato forse il maggiore attivista ucciso dalla mafia che ha ispirato maggiormente la produzione letteraria, musicale e interventista. A lui è stata dedicata la canzone “I cento passi” di Pippo Pollina, che racconta la sua vita. Il titolo della canzone venne scelto per via della distanza tra l’abitazione del boss e quella della famiglia Impastato, appunto cento passi. Altri gruppi si sono ispirati alle sue poesie: i Lautari, gruppo catanese, hanno musicato “Ciuri di campo”, poesia di Peppino in cui si autodefinisce un fiore che nasce dalla sua Terra che le fa da madre, cresce con l’ideale di una lotta e, infine, muore senza riuscire a sconfiggere il male.

Anche dal suo sacrificio nascerà la prima associazione in Italia per la lotta alla mafia, Libera, fondata da Don Luigi Ciotti nel 1995 a seguito di molte vittime della mafia tra cui Falcone, Borsellino, Dalla Chiesa, e lo stesso Giuseppe. Il primo intervento di Libera è stato quello di una raccolta firme per il riutilizzo dei beni confiscati alla mafia, iniziativa che diventò legge nel marzo del 1996. L’associazione è diventata anche un’etichetta alimentare per i cibi prodotti nelle terre sequestrate alla malavita organizzata. Oggi Libera investe nell’istruzione, organizzando attività nelle scuole per testimoniare come la mafia sia così crudele e spietata.

Uno di questi incontri è avvenuto a febbraio nell’Istituto Filippo Juvara di Siracusa. Ospite d’eccezione, insieme a Sean Neri e Fanny Dipietro, è stata Giovanna Raiti, sorella del defunto carabiniere Salvatore, vittima, a soli 19 anni, della mafia mentre stava svolgendo il suo lavoro. La signora Raiti ha portato la sua testimonianza, in un discorso toccante e istruttivo, facendo commuovere gli studenti, scuotendo i loro cuori contro le ingiustizie e i soprusi, e, soprattutto, cercando di far comprendere che il silenzio e l’indifferenza, spesso, sono complici delle associazioni criminali e malavitose.

L’associazione Libera è un pilastro fondamentale per lo sviluppo di una cultura antimafiosa, grazie al lavoro di Don Luigi Ciotti e di tutti i suoi membri. Si continui a dire NO al pizzo e a tutto ciò che è illecito, e si perseveri nell’attività di denuncia legale e sociale; è necessario restare uniti per raggiungere questi obiettivi ricordando un pensiero di Giovanni Falcone: la mafia non è affatto invincibile; è un fatto umano e, come tutti i fatti umani, ha un inizio e avrà anche una fine.

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