Si impone una iniziativa del sindaco di Augusta per aprire un confronto con Catania e l’avvio di contatti per allargare il sistema portuale fino a Gela
Siamo alle solite: Trapani non sopporta l’accorpamento con Palermo, Messina fa fuoco e fiamme contro Gioia Tauro, assecondata dal Governatore Crocetta (sempre più interessato a mostrare un attivismo mediatico, che ad occuparsi della disastrata gestione della Regione), Catania con una reazione meno barricadiera, ma più subdola, pensa di giocare un ruolo chiave negli equilibri della nuova Autorità portuale rivendicando “contatti amicali” con il Ministro e contando sull’esplicito sostegno del quotidiano locale, la cui proprietà sembra non disdegni affari nel settore.
Il prossimo round sarà svolto alla conferenza stato regioni che si terrà a breve, passaggio necessario richiesto dalla recente sentenza della corte costituzionale, a cui Del Rio si vuole sottoporre rapidamente anche per dirimere alcune carenze emerse nel decreto e a cui va data immediata risposta per procedere rapidamente alla fase applicativa, e per evitare che i privilegi finora tutelati si organizzino ed acquistino forza.
Mentre in Sicilia si assiste alla solita “guerra di religione” sull’onore violato (ah, quest’onore siciliano così esaltato e così vilipeso da chi lo esalta) c’ è chi invita a guardare altrove. «Al tempo che si sta perdendo in polemiche sterili e dì stampo provinciale, quando già da oltre due anni ci sarebbe ben chiara una mappa sugli scali prioritari, sui progetti e sulle strategie da seguire, con ingenti risorse a disposizione», come denuncia Ferruccio Donata, della segreteria Cgil Sicilia, il quale ricorda che «La direttiva comunitaria emanata per recuperare quote di mercato nel villaggio globale, è del dicembre 2013 e individua i porti strategici a livello Ue “Core”, inserendo nella rete Transeuropea i destinatari e fruitori delle strategie comunitarie. Tali porti sono stati individuati fissando all’ 1% il minimo di attività rispetto al mercato di riferimento su base europea, dato dalla sommatoria delle varie tipologie di traffico: cargo, container e liquido». In questo elenco ci sono i porti di Augusta e Palermo (anche se quest’ultimo, per rientrarci, ha ottenuto una deroga). Ciò premesso, perché si continua a cianciare oltre?
Altrove, i porti concorrenti dal 2014 hanno avviato, con propri fondi (oltre a quelli della programmazione comunitaria 2014/20), investimenti ingenti, per attrezzarsi rispetto alle strategie europee che sono già definite e i cui investimenti sono già programmati. Gli altri agiscono tenendo conto dei fatti, da noi ancora si “rincorrono farfalle” e ci si mobilita per campagnette di stampa su “l’onore perduto”. Tutto ciò mette in grande evidenza gli anni luce che ci separano dall’Europa.
Bisogna prendere atto che c’è un preciso legame fra le due “mappe” (quella europea del 2013 e quella nazionale sul riordino delle Autority). La riorganizzazione del sistema portuale italiano è stata pensata proprio in funzione dei quattro corridoi ferroviari Ten-t che la incrociano (lo Scandinavo-Mediterraneo coinvolge anche la Sicilia), ed è una necessità per diventare hub nel Mediterraneo e piattaforma logistica europea. In particolare, l’11 febbraio al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti è stato sottoscritto l’aggiornamento 2015 del Contratto di Programma MIT/RFI 2012-2016 per gli interventi sulle reti regionali e locali, che prevede investimenti utili a trasferire il trasporto merci dalla gomma al ferro. Le scelte di investimento svilupperanno, lungo i quattro Corridoi europei TEN-T, le strutture terminali “core” delle infrastrutture ferroviarie per il rilancio del traffico merci intermodale.
Ma allora perché perdere tempo in scontri campanilistici? Il Governatore Crocetta, in questo scenario, si appalesa come un mestierante alla spasmodica ricerca di alleanze (?) fondate sulla scelta di sodali elettoralmente utili più che come uomo di governo – segnando, così, definitivamente la sua sciagurata esperienza politica Pur di raccattare improbabili consensi e perseguire miserabili piccoli obiettivi di bottega, si è giunti ad ipotizzare una spartizione pilatesca (tre anni la presidenza ad Augusta e tre a Catania) degna di un prestigiatore di infimo ordine, il che sicuramente ci renderebbe ridicoli agli occhi del mondo.
Già, del mondo! E’ questa la dimensione del problema, dello scenario in cui si è costruito il riordino del sistema logistico-portuale del Paese, non quello della diatriba dei miserevoli intrecci affaristici tra piccoli uomini che dimostrano una limitata percezione del ruolo che la situazione, determinatasi nello scacchiere del traffico mondiale, ha a loro, purtroppo, assegnato.
Bisognerebbe, poi, avere la consapevolezza che quanto avverrà nel nostro territorio non é scontato, perché Augusta, per poter fruire della programmazione comunitaria al servizio di un’area industriale organicamente integrata, dovrà essere necessariamente allargata con Targia, Pozzallo e Gela; fatto che garantirà un’ulteriore maggiore baricentricità, anche geografica, alla nuova port Autority.
Va ricordato che sulla nuova port Autority (tra Catania ed Augusta), grazie al “Programma Operativo Nazionale” (Pon) 2014-2020, sono stati previsti notevoli finanziamenti per infrastrutture. Augusta gode del rifinanziamento da 67 milioni di euro per una serie di opere infrastrutturali all’interno del porto commerciale, inoltre diversi interventi sono previsti nell’ ambito della strategia di sviluppo nell’area logistica Integrata di interesse nazionale ed europeo: potenziamento del traffico container intermodale mare-strada, mare-ferrovia; opere che sono fra quelle prioritarie stabilite dal Pon nazionale infrastrutture, con la disponibilità di ben 1 miliardo e 292 milioni, di cui 460 milioni per i porti, in più vi sono quelli previsti dall’Allegato infrastrutture presentato dal ministro Graziano Del Rio lo scorso novembre che portano a un totale di circa 1,8 miliardi di euro
Le classi dirigenti di questa martoriata isola dovrebbero occuparsi della politica siciliana in termini di proposta e di programmazione invece di azzuffarsi sull’“onore ferito”; soprattutto dovrebbero tenere presente un dato oggettivo: il traffico merci nel bacino del Mediterraneo negli ultimi 13 anni è più che raddoppiato, tanto che oggi in esso transita il 19% di tutto il traffico mondiale, e che l’allargamento del Canale di Suez e i conseguenti nuovi investimenti in corso nei principali porti degli Emirati potrebbero garantire una ulteriore rafforzata centralità ai porti italiani nel Mediterraneo.
Già tra il 2001 e il 2014 il flusso merci tra il Mediterraneo settentrionale e il Canale di Suez è aumentato del 97% e quello tra il Canale di Suez e i Paesi del Golfo è cresciuto addirittura del 340%.Il Nuovo Canale di Suez è destinato a far diventare il Golfo un polo di interesse economico-commerciale e logistico, e conseguentemente aumentare l’importanza strategica del Mediterraneo, in particolare nel trasporto dei carichi liquidi, con un potenziamento del ruolo delle grandi navi, il che rende più concreta la possibilità di sfruttare grandi hub portuali sull’ asse economico Mediterraneo-Suez-Golfo-Estremo Oriente.
Altro che chiacchiere da salotto in un’ottica provinciale o regionale. Bisogna confrontarsi con i temi globali del trasporto marittimo in una visione strategica che tenga conto delle scelte maturate a livello europeo, altro che interessi di piccoli gruppi di affaristi locali.
Se riusciremo ad inserirci adeguatamente nella “partita”, lo scontro tra gli interessi degli operatori locali dovrà avvenire solo sul piano della concorrenza, della efficienza e della efficacia delle scelte operate dentro i porti a servizio del mercato, non sul terreno della forza politico-elettorale che essi hanno sul territorio Se non si affermerà questa logica quanto prima saremo fuori da tutto e continueremo a cercare improbabili responsabilità del declino, sempre e solo, al di fuori di noi.
In questo contesto sarebbe quanto mai opportuna una iniziativa politica del Sindaco di Augusta per avviare un confronto con Catania, per, insieme alle forze sindacali e datoriali, disegnare un percorso unitario, che punti ad una razionalizzazione degli interventi e della mission delle due realtà portuali che, ribadisco, devono essere necessariamente allargate a Targia, Siracusa, Pozzallo e Gela senza aspettare oltre.

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