Gran parte di questi preparati sono talmente diluiti da essere letteralmente vuoti: soluzioni in cui non rimane, matematicamente, neanche una molecola del supposto principio attivo
Una favola di fine ‘700 miete ancora in farmacia le sue vittime. Pensiamo a una teoria secondo la quale “il simile cura il simile”, cosa già discutibile se consideriamo che diluendo l’acaro della scabbia potremo curare la rogna e diluendo le salmonelle estratte dalle feci guariremmo il tifo. Un altro pilastro della cura omeopatica è la tecnica della diluizione: i principi attivi omeopatici vanno diluiti così tanto da essere in pratica introvabili dentro le compresse. Gran parte dei preparati omeopatici sono talmente diluiti da essere letteralmente vuoti: soluzioni in cui non rimane, matematicamente, neanche una molecola del supposto principio attivo.
Se è vero, com’è vero, che il termine “farmaco” proviene dal greco e vuol dire “veleno”, diluendolo in milionesimi di grammo non diventa né l’uno né l’altro: al massimo una fregatura.
Non sorprende che non esista nessuna base scientifica per il funzionamento dell’omeopatia. Tutte le teorie come quella della “memoria dell’acqua” sono state smentite categoricamente. Del resto se l’acqua avesse memoria, tutta l’acqua sarebbe omeopatica, visto che vi sarà stato diluito di tutto. Pochi sanno che l’acqua di questo pianeta è sempre quella fin dai primordi della storia e noi beviamo acqua che ricorda la presenza dei dinosauri, degli uomini della pietra, dell’antica Roma e così via. Dozzine di studi e test clinici hanno mostrato che i rimedi omeopatici non sono meglio né peggio di quello che, in effetti, sono: acqua fresca.
In un’intervista di Micromega a Salvo di Grazia, medico chirurgo, autore del libro “Salute e bugie” (Chiarelettere) e curatore di MedBunker, blog molto seguito che si occupa di “medicina, scienza, ciarlataneria”, l’autore afferma pacificamente che prescrivere una terapia anche se non è efficace, anche se è priva di principio attivo, come nel caso dell’omeopatia, è dire una bugia al paziente.
Nonostante ormai sia certo che questa disciplina sia priva di ogni fondamento scientifico, esiste un florido commercio di farmaci (?) omeopatici. Vi è ancora chi professa una scienza che è stata più volte sconfessata, anche con pronunciamenti ufficiali di sistemi sanitari internazionali. Il fatto stesso che il farmacista possa vendere questi prodotti è un dato che va in conflitto con una figura professionale che non potrebbe distaccarsi dai principi di una scienza condivisa e universalmente riconosciuta.
Di fatto poi non è così: il farmacista vende, spesso a carissimo prezzo, prodotti come integratori, cosmetici, farmaci omeopatici per i quali non esiste alcuna documentazione riconosciuta di efficacia terapeutica. La legge che regola il commercio degli omeopatici stabilisce che sul bugiardino deve “essere stampigliata in modo visibile” che non vi è “evidenza scientificamente provata dell’efficacia del medicinale omeopatico”. In Italia si stima che circa cinque milioni di persone abbiano fatto ricorso almeno una volta a rimedi omeopatici. Il giro d’affari è valutato intorno ai 300 milioni di euro l’anno.
Un grosso scivolone lo fa anche il ministro della salute Lorenzin quando firma la prefazione di un libro sull’omeopatia, causando un sollevamento di tutto il mondo scientifico, da sempre compatto nel contrastare le medicine alternative. Nello stesso tempo, però, firma un decreto che taglia un gran numero di accertamenti sanitari e quasi tutte le prestazioni odontoiatriche ai cittadini. In sintesi: pagatevi le cure con le pilloline di zucchero omeopatiche, il dentista e una parte di diagnostica di laboratorio, tac e risonanze.
I medicinali omeopatici devono essere preparati, per imposizione delle norme europee, secondo gli stessi principi di qualità e di sicurezza che regolano i farmaci tradizionali. Non essendo richieste prove scientifiche che dimostrino l’efficacia terapeutica di questi prodotti, la legge italiana vieta di inserire nelle confezioni il foglietto illustrativo o di riportare in etichetta le indicazioni terapeutiche. Insomma, mentre nessuno ha ancora il coraggio di vietare questo inganno terapeutico, perlomeno è impedito che possa fregiarsi delle prerogative dei farmaci. Lo stesso avviene per gli integratori, dove è vietato indicare sulla confezione indicazioni a curare qualunque malattia, al massimo si legge che integrano l’alimentazione.
Di fatto la gente che ha bisogno di attenzioni e crede di curarsi è pericolosamente abbandonata da chi deve tutelare la salute. Gli interessi di chi commercia omeopatia in Europa sono ancora forti e la disponibilità economica enorme. Il leggendario Piero Angela è stato dieci anni sotto processo perché denunciato proprio dalla lobby omeopatica per aver detto in tv che questa disciplina non serviva a nulla se non arricchire chi la professa. Per fortuna pochi mesi fa ne è uscito indenne da risarcimento. Dieci anni di beghe legali con l’incubo di risarcire chi si arricchisce con le favole mentre le istituzioni europee omettono di fare definitiva chiarezza.
C’è proprio da stare allegri!

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