Torna il Medioevo: i farmaci fanno male, curatevi con le erbe!

Per la serie: i veri maestri stanno in tivvù, i medici sono tutti somari, io ne capisco di più e mi curo meglio

 

Non bisognerebbe mai offrire un palcoscenico mediatico al comune passante come si vede fare normalmente in Italia. Come, ormai, quasi tutti hanno capito, basta ascoltare qualsiasi cosa detta in televisione per farla passare per vera e importante. Mentre imperversano dappertutto i “talk show” vocianti che piacciono tanto agli italiani, improbabili giornalisti di scarsa cultura e pessima educazione hanno cominciato a soffiare sul fuoco dello scontento popolare, ricorrendo a ogni mezzo pur di catturare l’attenzione e l’”audience”. Che cosa possa dire di autorevole un passante su economia, politica, medicina, religione rimane da dimostrare!

La televisione e i “social” hanno un’importante responsabilità nell’imbarbarimento culturale del popolo italiano, già tarlato da una cultura media molto al di sotto di altre nazioni. Parliamo di un popolo regolarmente fregato che pensa, che tutto quello che è politica, amministrazione, cultura ufficiale, sanità pubblica sia fatto d’imbrogli, mazzette, raccomandazioni, interessi personali.

Sarebbe molto più naturale ed equo credere che il problema non si trovi nelle istituzioni, quanto piuttosto in chi le occupa. “Lupo di mala coscienza, come opera, pensa”. L’italiano medio, per quel che è diventato, ormai, è la prima causa dell’inquinamento delle istituzioni. Il problema, quindi, siamo noi.

Ho partecipato, in qualità di esperto, a una trasmissione dedicata ai problemi dei consumatori per aree tematiche importanti riguardanti i farmaci equivalenti, i vaccini, la sanità siracusana. Anche in quell’occasione il regista ha ritenuto opportuno fare un’intervista ai passanti su questi problemi. Sono stato felice che l’unica persona che abbia risposto sensatamente a domande su questi argomenti sia stata una persona di età superiore ai sessantacinque anni. Il resto degli “opinionisti” passanti ha ripetuto bufale orecchiate malamente, allarmi da leggenda metropolitana, e cavolate alla “me ne fotto”.

Sarà un caso, ma la produzione di cittadini degni, istruiti, rispettosi delle norme mi sembra in calo costante. Un bel successo della scuola italiana degli ultimi cinquant’anni, non c’è che dire! Maledetto il ’68 che tanto ci emozionò!

Il Medioevo ritorna con le lunghissime disquisizioni sulla perfida ferocia dell’Islam, sul razzismo, ormai neanche più dissimulato, come sentimento diffuso di troppi italiani. Insomma, l’italiano beve subito tutto quello che sente in tv, comprese le amenità e le scemenze che dicono i passanti intervistati. Non ha voglia di leggere né libri né giornali. Figuriamoci se dovesse studiare per approfondire le sue conoscenze! Non si va oltre le due righe e oltre i titoli quelle poche volte che si legge.

Le erbe piuttosto che le nuove mirabolanti cure tecnologiche.Come in quelle epoche buie, tornano prepotentemente le mode di attribuire alle erbe virtù terapeutiche superiori ai farmaci. Si dimentica che proprio alcune erbe hanno indici di sicurezza terapeutica così vicini alle dosi tossiche che è meglio lasciarle dove stanno, che quasi nessuna regola garantisce al consumatore che siano state coltivate, raccolte, purificate, trattate, preparate, sperimentate e confezionate con quelle rigide regole che governano i veri farmaci.

A proposito di tutela della salute, non mi sembra che circolino allarmi sulla provenienza di molte di queste sostanze naturali e, forse, sarebbe il caso, vista la provenienza di erbe d’importazione da alcuni paesi che non hanno tradizioni d’igiene e salubrità delle coltivazioni simili alle nostre. Su come, poi, si possano conservare a lungo erbe medicamentose allo stato secco, senza far sviluppare muffe, appare un po’ difficile indagare.

Certo i grandi assertori del “medioevo che ritorna” sapranno che molte muffe hanno azione farmacologica (molti antibiotici sono derivati da lì) mentre altre elaborano pericolose tossine e cancerogeni (aflatossine), pur tuttavia si sentono rassicurati dal loro uso. Magari importerà poco sapere che i produttori di integratori a base d’erbe non sono quasi mai sottoposti a controlli sanitari per quello che commercializzano, che i mercati dove acquistano le erbe sono caratterizzati da un’estrema variabilità dei prezzi per cui la stessa sostanza può costare da cinque a cento euro l’etto. Chissà cosa si può nascondere dietro una così grande differenza di valore? Invece di fare le pulci a tutta una serie di sostanze di ogni tipo che vengono vendute senza grandi garanzie e controlli (pensate ai cosmetici spacciati per elisir di giovinezza), i nuovi laureati in medicina dal dottor Google in persona (la laurea in medicina, come già ho scritto, pare sarà abolita presto, basterà cercare sul motore di ricerca e si saprà tutto e alla perfezione !) si preoccupano di farsi portavoce di una nuova forma di “complottismo” sanitario.

I farmaci sarebbero come i concimi chimici, troppo artificiali e velenosi per dare buoni frutti e qualità. Per questo motivo pare che i medici li prescrivano per un misto di leggerezza, facile corruttibilità da parte delle industrie farmaceutiche, tanto per congedare al più presto gli ammalati queruli e, quasi quasi, godono nell’avvelenare le persone.

Inutile che io qui affermi che tutto è chimica o fisica nel mondo reale, sia che provenga dalla sintesi industriale sia dai processi spontanei della natura, che la chimica, come la matematica, è fatta di regole fisse, di atomi, molecole e forze che le tengono avvinte, che è tanto più sicuro igienicamente un concime chimico piuttosto che un letame non correttamente trattato e di dubbia provenienza. Non mi crederebbe nessuno!

Inutile che io dica che mentre il farmaco ha una sola sostanza attiva, studiata obbligatoriamente per anni prima di essere commercializzata, sorvegliata attivamente durante il suo utilizzo, studiata in tutti i suoi effetti fino a secoli dopo la sua invenzione. Si pensi all’aspirina e al suo uso recente come protezione contro le trombosi, quando per oltre due secoli l’abbiamo usata per il dolore, la febbre e l’infiammazione senza sospettare che agisse sulla coagulazione.

La più innocente delle erbe che noi utilizziamo contiene almeno un centinaio di sostanze che noi non conosciamo bene. Fatta eccezione per erbe usate da millenni, senza mai alcuna sorpresa, non sarei così tranquillo nell’usare un rimedio naturale contro una malattia vera. La maggior parte degli studi scientifici condotti seriamente sulle erbe o piante medicamentose ha riguardato solo aspetti marginali legati all’azione farmacologica ricercata e nota. Nulla si sa per tutte le altre sostanze che la pianta contiene e del loro effetto sul corpo umano o animale. Tornando all’aspirina, pur consumata in milioni di dosi dall’uomo, solo negli ultimi quarant’anni abbiamo capito che agiva anche sulle piastrine del sangue e in che modo. Ed era solo una molecola unica!

Insomma, proprio per chi del complottismo ha fatto un metodo di valutazione, non vedo assolutamente sicuro il curarsi con le erbe. Potremmo già essere più sicuri studiando gli effetti di un farmaco estratto dalle erbe ma che sia chimicamente ben individuato, isolabile e studiato con metodi condivisi e affidabili, cioè quello che normalmente avviene per tutti i veri farmaci. In quest’ultimo caso che la molecola venga da una pianta o dalla sintesi chimica poco importa: la formula è quella, qualunque sia la paternità. In breve, la chimica è chimica e null’altro esiste al di fuori di essa. Quando una sostanza sia derivata da una pianta o da una reazione chimica inventata dall’uomo, se la struttura molecolare è la stessa, se gli atomi sono quelli, non c’è alcuna differenza nelle sue azioni sul corpo umano, buone o cattive che siano.

Se le piante sono naturali, anche l’uomo è naturale, così come le opere e le scienze umane rimangono appartenenti alla natura perché generate dall’uomo stesso che sulla natura opera e trasforma. Di conseguenza anche la chimica è natura perché obbedisce alle leggi che la regolano e, se si riesce a produrre cose che in natura non ci sono, queste ultime non diventano soprannaturali o infernali ma solo nuove per l’ambiente e gli individui. Inutile distinguere fra naturale o artificiale, non cambia nulla: una pianta può essere mortale allo stesso modo di un farmaco sintetizzato dall’uomo. Meglio tenerlo sempre presente e scegliere affidandosi ai veri esperti e mai a quelli che traggono guadagni dal medioevo che ritorna.

Guadagno ed equivoco sono parole cruciali per comprendere certi fenomeni. Con una legislazione ancora confusa e difforme nei vari paesi dell’Unione, le erbe sono distinte in quelle che hanno azione farmacologica, quelle con azione farmacologica ma adatte a integrare le diete, cosmetiche. Giacché le stesse erbe possono stare nelle diverse categorie, accade che, per guadagno, qualcuno sfrutti l’equivoco, s’improvvisi medico e tenti di curare qualcuno che non conosce con le erbe, facendo diagnosi non si sa come e curando con cose che non conosce. Il “complottista” merita questo tipo di cure ma i miei lettori no.

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