“Nel passato voltate le spalle al trattamento dei detenuti pedofili”

Interessante incontro con la psicologa Teresa Tringali, con l’educatrice penitenziaria Felicia Cataldi e con la neuropsichiatria infantile Paola Iacono. Si è creduto che l’allontanamento fisico della persona dalla società rappresentasse l’unica via di contrasto a questa forma di devianza

 

Riceviamo e pubblichiamo la seguente lettera al giornale:

“Gentile Redazione, siamo una psicologa ed una educatrice ed operiamo presso il carcere di Siracusa. Nell’ambito dell’attività che svolgiamo in istituto, dal 2009 ci occupiamo anche del trattamento di detenuti per reati di abuso sessuale su minori. Tale tipo di intervento, pur essendo previsto espressamente dalla normativa, ad oggi è rimasto inapplicato per tutta una serie di ragioni, tra cui principalmente l’imponente difficoltà di approccio emotivo a questa categoria di soggetti.

“Lo stigma culturale che riguarda tutti, operatori compresi, determina un generale disinvestimento nei confronti del problema della pedofilia e la convinzione che la sola funzione afflittiva della pena, l’allontanamento fisico della persona dalla società rappresentino l’unica via di contrasto a questa forma di devianza. E’ un inconsapevole voltare le spalle, rimuovere il problema dalla coscienza. In realtà, come abbiamo verificato, la sola detenzione non solo non riabilita, ma determina un aggravamento del disturbo sessuale.

“In questo lungo arco temporale, abbiamo avuto modo di seguire circa un centinaio di persone, con risultati apprezzabili in termini di modificazione di tratti di personalità e di atteggiamenti. Sulla base di tale esperienza, condotta ininterrottamente ormai da sei anni, siamo fermamente convinte che soltanto con il trattamento unito alla carcerazione, evento che blocca il comportamento, sia possibile fare prevenzione ed incidere sull’alto tasso di recidiva che caratterizza questa forma di devianza. Soltanto interrompendo il ciclo dell’abuso sarà possibile proteggere potenziali altre vittime.

“Proprio allo scopo di divulgare quanto accade e continua ad accadere nell’esperienza, abbiamo pubblicato il testo dal titolo “Il Tarlo e la Quercia. Strategie di cura del pedofilo”. Il nostro obiettivo è creare la “cultura della cura” di queste persone che, oltre ad essere autori di comportamenti penalmente rilevanti, sono anche portatori di un disturbo riconosciuto scientificamente. In quanto tali hanno diritto a un’attenzione riabilitativa, al pari degli altri, che iniziando in carcere possa proseguire all’esterno, come avviene in molti Paesi avanzati. Vorremmo, inoltre, far comprendere che in un’ottica di prevenzione globale e di contrasto all’abuso, è indispensabile rivolgere la cura anche all’abusante e ciò ad esclusivo vantaggio del minore ed a tutela della collettività”.

 

Dott.ssa Teresa Tringali (psicologa)

Dott.ssa Felicia Cataldi (educatore penitenziario)

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