“Sono spesso i genitori a comprare i gratta e vinci ai figli”

Roberto Cafiso: “La dipendenza dal gioco è inclusa nei disturbi mentali”. Nel 2015 solo 72 giocatori inveterati hanno trovato il coraggio di rivolgersi al SERT di Siracusa, molti temporeggiano pensando di farceli da soli a smettere, ciò che poi non accade

 

Il latino di don Abbondio ci insegna che le parole, strumento di comunicazione, possono essere usate per infiniti scopi, non ultimo quello di mistificare la realtà. Come non cogliere l’ambiguità semantica dell’ossimoro “gioco responsabile”, che rimanda a due differenti condizioni esistenziali, difficilmente conciliabili: la spensieratezza e l’innocenza, proprie dell’infanzia, e la maturità, connessa alle responsabilità sociali, tipica dell’età adulta? Un ossimoro con cui il nostro Stato “paternalisticosi preoccupa di garantire ai suoi cittadini il diritto allo svago, che figura nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo (art. 24) e nel Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali (art. 7), e li invita, deresponsabilizzando se stesso, ad un comportamento di gioco equilibrato, sotto il vigile controllo della ratio.

Le numerose circolari dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli di Stato, attraverso cui l’Amministrazione, in qualità di garante del gioco legale, intende “incentivare la consapevolezza nei comportamenti dei giocatori e tutelare i minori dai rischi derivanti dal gioco” non lasciano dubbi: la ludopatia è un diffuso fenomeno patologico che rappresenta, oggi più di ieri, un’emergenza sociale.

Il fatto che il gioco d’azzardo non costituisca una “lesione organica” del nostro tempo, ma accompagni la storia dell’uomo, tra proibizionismo e permissività, non offre in ogni caso prospettive consolatorie né scenari incoraggianti. Dante stesso, nel VI canto del Purgatorio, ricorre alla similitudine dei giocatori della zara e Mattia Pascal, protagonista del noto romanzo pirandelliano, deve ad una vincita al casino la sua nuova identità e la liberazione da un’esistenza grigia e soffocante.

A chi non è noto il demone di Dostoevskij simbolizzato, ne Il giocatore, dalla roulette, oggetto fascinoso mistificato a  idolo? Proibito per ragioni di ordine pubblico, nell’antica Roma il gioco d’azzardo veniva punito con un’ammenda, che però non fungeva da deterrente, dal momento che al calar del sole le bettole si trasformavano in vere e proprie bische clandestine. Nei secoli, gli effetti collaterali del vizio del gioco (bestemmia, consumo di alcool, sperpero del patrimonio, aumento degli atti criminali) indussero la Chiesa e lo Stato a vietare la diffusa pratica con leggi e bandi.

L’uomo, dunque, rimane fedele nel tempo a se stesso. E, soprattutto, ai suoi vizi. “La crescita del fenomeno – spiega il dottor Roberto Cafiso, direttore del SERT (servizio per le tossicodipendenze) di Siracusa – conseguente alla progressiva liberalizzazione del mercato va correlata alla crisi economica che stiamo vivendo. L’indebolimento del Welfare State può indurre a cercare nella vincita al gioco una possibile risposta al proprio stato di indigenza. Ma nessuna classe sociale ne è immune”.

Nel 2015 settantadue soggetti affetti da dipendenza da gioco si sono rivolti al SERT, numero che non rende minimamente l’idea dell’entità del fenomeno nella provincia, in quanto la difficoltà ad ammettere la dipendenza e il timore di una stigmatizzazione sociale costringono tanti a rimanere nell’anonimato. “La dipendenza da gioco, che si manifesta come disturbo del controllo degli impulsi, – dichiara Cafiso – è una malattia inclusa nel manuale diagnostico dei disturbi mentali e deve essere curata attraverso specifici interventi terapeutici. Chi ne è affetto non riesce a vivere se non nella ricerca di una stimolazione molto forte e nell’attesa dell’esito della scommessa. Repentini cambiamenti d’umore (alternarsi di stati euforici a crisi depressive) caratterizzano la psicologia del malato, così come l’abitudine a negare l’evidenza dei fatti, ad ingannare se stesso e i familiari, il cui meccanismo di difesa della rimozione del problema accresce il disagio e il rischio di cadere in un circolo vizioso di continua ricerca di denaro con cui scommettere”.

A seguito dell’istituzione del Consiglio provinciale permanente per la prevenzione del gioco d’azzardo patologico (CPP Gap), su delibera del Direttore generale dell’azienda sanitaria provinciale di Siracusa del 12 agosto 2015, il SERT di Siracusa, per concorrere ad una migliore realizzazione di un piano di azione in grado di contrastare il G.A.P, ha attivato interventi di informazione e prevenzione destinati in particolare alle fasce più giovanili della popolazione, tra i quali segnaliamo la campagna di prevenzione realizzata attraverso un camper mobile che sosta nei mercati provinciali e le proposte educative destinate alle scuole: “La scuola – spiega il direttore del SERT – è il luogo più adatto a promuovere l’acquisizione del senso del sé e a far riflettere i ragazzi su quali possono essere i possibili rischi per la salute fisica, psichica e sociale connessi alle abitudini per il gioco d’azzardo”.

Interviene, a tal proposito Serenella Bianca, docente del liceo Quintiliano di Siracusa: “Dopo l’esperienza del precedente anno scolastico, che ha coinvolto un campione rappresentativo di studenti in un‘indagine dell’Osservatorio Gioco & Giovani di Nomisma, istituto di ricerca di Bologna, con la finalità di analizzare le dimensioni del mercato dei giochi d’azzardo, ho ritenuto opportuno inserire nelle attività di prevenzione dirette agli studenti un progetto sulla ludopatia: è proprio su questa fascia di popolazione che si deve agire diffondendo una sana cultura del divertimento e della socializzazione”.

Il progetto, realizzato in collaborazione con il SERT, in particolare con la dottoressa Cristina Manara, mira nei prossimi anni a promuovere un coinvolgimento delle famiglie: “Da recenti  ricerche – spiega la Bianca – è emersa, dai dati statistici, una sorta di familiarità, per cui è molto più facile che i figli di un giocatore d’azzardo diventino a loro volta giocatori. Sono spesso gli stessi genitori a comprare i biglietti “gratta e vinci” e a farli grattare ai figli”.

Ancora una volta la Scuola, attaccata su tutti i fronti, dimostra la sua efficienza nel sopperire alle mancanze delle altre agenzie educative e alla latitanza delle autorità politiche. Consigliare piuttosto che proibire, curare piuttosto che intervenire attraverso norme giuridiche severe e non raggirabili: le vie che lo Stato percorre (chiudendo un occhio e anche due davanti ai siti e ai cartelloni pubblicitari che istigano al gioco d’azzardo), pur di non rinunciare ai propri interessi economici, sono infinite.E nessuna di esse è efficace per la definitiva risoluzione del problema.

Affermava Pascal “se vincete, guadagnate tutto; se perdete, non perdete nulla. Scommettete, dunque, senza esitare, che Dio esiste. Una probabilità di vincita contro un numero finito di probabilità di perdita, ma quel che rischiate è qualcosa di finito”.

L’idolo sul quale scommettere oggi è Il Denaro, “motore immobile” di esistenze sempre più precarie, che non hanno più nulla da perdere. Se la dignità, gli affetti e la stima sociale sono il “nulla” a cui rinunciare in nome di quel Demone che abbiamo scambiato per un Dio.

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