Teologi siciliani: “C’è bisogno di un ONU interreligioso”

Intenso confronto fra importanti teologi italiani, “aspettando un nuovo concilio”. Carlo Molari: “Il Vangelo va annunciato non più con parole ma coi segni”. Scordato: “Non ha più senso lo stato vaticano con una sua moneta, esercito, carcere, territorio, con un suo capo che è il papa”

 

Si è svolto a Cefalù il convegno organizzato dalle comunità missionarie del Vangelo di Sicilia dal titolo: “Aspettando il concilio”. Ebbene, a distanza di 50 anni da quell’evento ci risponde Carmelo Torcivia teologo di Palermo: “Dobbiamo chiederci se le nostre attese dopo questo periodo sono state soddisfatte. Posso affermare che ancora oggi incontriamo vari limiti, che portano a dei punti di partenza per possibili riforme nella chiesa. Un primo è quello della donna. Non basta più il suo mero riconoscimento, ma un effettivo ruolo, nuovo e più forte. Voglio fare una provocazione: perché non si possono avere donne cardinali, poiché è un titolo onorifico e non sacramentale?

“Un secondo limite è il ruolo dei poveri da intendere non più come oggetti ma soggetti e ciò comporta un grande cambiamento. È proprio quello che Bergoglio va portando con il suo pontificato. Un altro è il rapporto con i poteri, i potenti. La chiesa deve lasciare i suoi, uscire da recinti che limitano il suo agire, non deve semplicemente soccorrere i poveri, ma rimuovere le loro cause realizzando ben altro, ponendosi una domanda in funzione rivelatrice: cosa ci rivelano i poveri? Possiamo dire che farci poveri (inteso nell’andare contro l’avarizia, l’idolatria del denaro e potere) è dinamismo spirituale.

“Ecco, dovrà comparire non più la chiesa del clero e dei laici, ma la chiesa dei carismi in cui ognuno ha il suo carisma personale e tramite questo assume il suo specifico ruolo nella comunità dei credenti. Ciò manifesta l’uscita dall’attuale forma di chiesa piramidale (papa, vescovi, preti, laici) a una chiesa sinodale. Rinunciando ai suoi privilegi la chiesa può evangelizzare a pieno titolo. È così che si va per una strada di povertà e comunione con la bellezza di una chiesa fatta di carne, che non nasconde le sue debolezze, che vive la tenerezza, come stile di vita diventando il miglior segno di Gesù incarnato”.

È presente anche Cosimo Scordato anch’egli teologo di Palermo che conduce la Chiesa di San Francesco Saverio nello storico quartiere Albergheria dove è presente il mercato di ballarò. È da 6 anni che gestisce un’assemblea permanente che, ogni 15 giorni, si confronta su tematiche scottanti dal punto di vista religioso e socio politico. Si sceglie una volta un tema religioso un’altra volta uno sociopolitico. Su quel tema cerca di creare uno spazio di approfondimento fino al momento in cui si definisce un documento, che viene proposto all’assemblea domenicale dopo la messa perché esprima un parere sul testo deliberato dall’assemblea.

Sono stati affrontati temi scottanti: dal celibato alla scomunica, a chi produce le armi, all’omosessualità e altro ancora. L’assemblea permanente è composta da persone che partecipano alla messa e che vogliono approfondire la tematica del vangelo, confrontandola sugli aspetti scottanti che avvertono. Ma l’assemblea è aperta a tutti e sul testo presentato all’assemblea la domenica si viene a volte coinvolti anche tramite un referendum.

Ebbene qual è la sua opinione? “Bisogna pensare a una chiesa profetica libera da steccati. Oggi, dopo tante epoche in cui sono vissuti profeti religiosi e laici, viviamo un’assenza di questi. Sono intervenuti i santi, ma ciò il più delle volte non ha rotto l’assetto della chiesa. Tranne alcuni come Francesco d’Assisi, questi l’hanno impoverita. Oggi dobbiamo uscire dal tempio, lasciare le nostre paure, l’apporto di Gesù è dirompente, sconvolgente rispetto alle prigionie umane. Che cosa diventa questo alla luce di Gesù? Penso che sia meglio parlare di avvento, non futuro, cioè l’avvenire che ci ha promesso Dio. Cosa? La pienezza che non coincide col futuro. È così che l’avvento si afferma come profezia e vediamo gli avvenimenti storici come segni dei tempi che ci chiamano a costruire, interpretare, sperimentare davanti alla sofferenza umana”.

Nel concreto? “C’è bisogno della creazione di un Onu interreligioso, un luogo d’incontro permanente di tutte le religioni per salvaguardare la pace, le diseguaglianze, etc., c’è da creare un campo ecumenico formato da tutte le confessioni cristiane per un arricchimento reciproco e una tensione positiva fra esse. Bisogna interrogarsi anche su che senso ha oggi lo stato vaticano con una sua moneta, esercito, carcere, territorio, con un suo capo che è il papa. Il papa, per essere vera figura profetica, deve liberarsi da tutto ciò. E infine andiamo alla singola persona umana che è il fine di cui l’amore lo qualifica anche se gay, trans. È solo l’amore che interessa e che può prendere le più svariate forme.

“Stesso discorso vale per la donna sacerdote su cui non esiste nessun argomento valido. Quest’assunto si regge su ciò che disse S. Tommaso il quale aveva appreso da Aristotele ben 2.400 anni fa che la donna era un essere che partecipava alla società in maniera passiva essendo solo il mero contenitore dello sperma. Da allora la chiesa è rimasta ancorata a ciò. Quasi identico discorso si può fare col celibato. È diventato legge, ma c’è incompatibilità fra i due sacramenti”?

“La chiesa parla senza parole, ma con i segni”, ci dice Carlo Molari conosciutissimo teologo. “La chiesa può pronunciare solo parole umane non la Parola. L’attuale papa è vicino alla teologia della liberazione e quando era vescovo di Buenos Aires andò a difendere un teologo che affermava nei suoi scritti il bisogno di riferirsi alla fede del popolo, anche se sbaglia, il popolo degli ultimi, perché è nel popolo che esiste Dio più che nei teologi e la chiesa è quella dei segni, che vive nel silenzio, che non si appella alle tante parole. Anche perché il parlare è ambiguo.

“Riflettiamo quando leggiamo la Parola, la stiamo usando come relazione, perché non possiamo identificarci con eventi avvenuti tanto tempo fa e giunti a noi dopo imperfezioni, deformazioni che bisogna ritradurre nella storia che viviamo. Nel medioevo i crociati erano in buona fede nell’andare in guerra per la causa cristiana, oggi questa concezione sarebbe completamente assurda. Ecco l’importanza della chiesa dei segni che si appella spesso al silenzio diventando vita sacramentale. Oggi la neuroscienza afferma che con la meditazione si va in profondità e noi diventiamo, attraverso ciò, quello che viviamo, sperimentiamo.

“Il nostro cervello cambia fisicamente e per noi questo è importante, perché è nel silenzio interiore che possiamo accogliere l’azione creatrice che si sviluppa in noi, che troviamo nella preghiera. La chiesa è chiamata ad annunciare senza parole, non servono. In questo periodo la cultura cambia velocemente e tante parole prima immutabili sono diventate relative. Per questo motivo le parole non sono più sufficienti, dobbiamo imparare dai segni quelli di fede che sono le qualità nuove che fuoriescono come la solidarietà, la fedeltà alla vita, l’amicizia, etc. Esse vengono fuori in forme nuove, perché la maturazione umana è sempre in atto. E allora misericordia diventa dinamismo, segno di recupero del passato e nuova perfezione per l’avvento”.

Infine si presenta un laico, il prof. Savagnone di Palermo, che ci parla del coraggio di guardare al futuro di là da delusioni e tradimenti. “Possiamo affermare, senza smentite, che la chiesa è culturalmente indietro rispetto alla società attuale e che alle proposte di questo papa risponde debolissimamente, insomma noi non ci muoviamo. Il papa vuole decentrare e cosa fanno i cristiani? Abbiamo una percezione del futuro? È vero, la speranza (virtù teologale) proviene da Dio e fiorisce là dove altri si disperano. Per il cristiano vale lo sperare contro ogni speranza. Ma è proprio per questo che dovremmo rivedere le nostre categorie.

“Uno psicanalista (Massimo Recalcati) in un libro ha posto il problema del desiderio che viene meno perché ucciso dal consumismo esasperato. Dobbiamo imparare a desiderare, oggi non c’è pulsione, passione, fra tantissimi, compreso i giovani, regna l’abulia, c’è lo stile uso e getta e le cose perdono di valore, di conseguenza il desiderio cessa. C’è bisogno di tempo, del distacco, del desiderare, della pulsione. Quando non c’è desiderio, non c’è amore, passione e noi dobbiamo riscoprire tutto ciò. La conclusione è, che non dobbiamo desiderare una chiesa grande, gloriosa, trionfante ma fragile, ferita, minoritaria. La passione di una chiesa come ospedale da campo che aiuta il mondo, che è capace di parlargli”.

Non possiamo che rimanere meravigliati dai contributi di questi studiosi. Capiamo che, a noi credenti, non resta che caricarci di desideri, passioni e andare.

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