Authority, la deputazione si mobiliti a modificare la legge per garantire nel Comitato di Gestione la presenza del territorio con maggiore volume di merci
Da qualche giorno (con un’apparente mobilitazione del territorio) riguardo al porto la parola d’ordine è l’“autorità portuale ad Augusta“! Indubbiamente tutto ciò è utile ed opportuno per chiedere il rispetto della legge, della logica e della realtà oggettiva. Senza considerare il solito sgomitare per essere in prima fila su questo argomento (prezzo da pagare fino a quando la politica sarà valutata solo in ragione dei grossi titoli sui giornali), l’aspetto più deludente della vicenda è che quasi nessuno ha letto la legge che istituirà l’autorità del sistema portuale; ciò è provato dal fatto che quasi nessuno ha messo l’accento sul punto che, a mio avviso, è la parte centrale del problema: la composizione della “governance”, cioè come sarà costituita la stanza dei bottoni che deciderà le allocazioni dei finanziamenti, condizionata, questa, dai PRG dei porti che costituiranno il sistema portuale della Sicilia orientale.
A nessuno è passato per la testa di mobilitarsi per esaminare, in maniera sistemica, come i PRG dei porti del sistema integrato prevedono il loro sviluppo per il prossimo futuro.
Nella nostra provincia, in particolare, è “assordante” il silenzio che caratterizza l’esame del Piano Regolatore del porto di Augusta, nonostante sia già stato avviato l’iter approvativo; finora non si è assistito, né da parte dell’autorità cittadina né da parte dei comuni limitrofi, a un minimo di confronto e di dibattito sull’unico strumento che renderà possibili o comunque legittimi tutti gli investimenti che la nuova Autorità di Sistema Portuale vorrà realizzare con finanziamenti pubblici esterni (statali o europei).
Colpisce, in particolare, l’assenza di iniziativa per coinvolgere gli operatori di settore, le organizzazioni dei lavoratori, le imprese e le popolazioni interessate; eppure il PRG darà l’idea di ciò che la comunità locale vorrebbe per lo sviluppo di questo importante settore della nostra economia. E’ normale, quindi, che quando ci si aspetta una mobilitazione di massa nel territorio, essa risulti debole e di bassa risonanza. Ai più basta che la stampa pubblichi qualche fotografia o che il politico di turno, assolutamente privo di una visione di prospettiva, evochi rivolte civiche: azione questa che soddisfa, solo apparentemente, l’obbligo dell’“esserci”; politici che, poi, dopo il disastro, si lanciano in anatemi contro i “forestieri” quale causa principale di tutte le nostre insufficienze: è la solita storia. L’inadeguatezza del nostro sistema politico istituzionale, oggi, si evidenzia con drammaticità quando si ci rende conto di non essere stati in grado (per gelosie ed invidie comprensibili solo nel secolo scorso) di creare quelle (anche solo minime), sinergie e alleanze che realizzassero il naturale accorpamento del porto di Augusta con il terminale petrolifero di Santa Panagia e con lo stesso Porto di Siracusa; l’accorpamento è stato impedito, anche, da una visione municipalistica gretta e asfittica di coloro che si sentono oggi di fare la voce grossa con Catania. Agitare vecchi strumenti populisti, in un mondo globalizzato in cui i grandi investitori seguono logiche legate al ritorno economico oggettivo, è solo la testimonianza di come, in un’era profondamente cambiata, invece di sforzarsi di allargare orizzonti e cultura, si ci rifugia nelle vecchie parole d’ordine assolutamente inutili e fuorvianti per raggranellare consensi e strumentalizzare la disperazione: si allontana così l’intera nostra comunità da un futuro possibile e auspicabile.
Dato atto che il sistema, così come pensato a livello nazionale, realizza una notevole semplificazione nella gestione della logistica, che evita la concorrenza tra i vari porti e consente di effettuare gli investimenti in un’ottica sinergica e funzionale alla politica governativa ed europea, il nuovo scenario, però, impone la necessità di sviluppare un’idea di futuro integrato tra le varie realtà portuali, guardando alle oggettive realtà territoriali e ai possibili scenari del commercio mondiale, assicurando, come sistema integrato, recettività, accoglienza e attrattività per costi, servizi, efficienza operativa. Fuori da questa logica resta l’assistenzialismo (su questo tutti si dicono, a parole, contrari), lo spreco e la decadenza.
Non aspettiamo, come sudditi, di essere beneficiati da frattaglie di fondi pubblici dove lucrare ciascuno il proprio piccolo compenso, ma sforziamoci di costruire un progetto complessivo coerente con gli indirizzi della politica europea, prendendo atto che al di fuori di essa non c’è futuro; operiamo per fare sintesi sulle opportunità oggettive e funzionali che ogni realtà portuale offre; proponiamo l’uso delle nostre risorse in maniera credibile con soluzioni più concrete e gestibili, attrezzando i territori con le infrastrutture necessarie allo scopo e facendo scelte selettive e funzionali. I grandi investitori del settore, senza queste azioni, guarderanno altrove, come in passato.
Non siamo al centro del mondo! Ci sono altri territori che offrono anche di più e meglio (vedasi Malta, la Spagna e financo l’Algeria). Purtroppo è avvenuto, nel passato, lo viviamo nel presente e succederà ancora nel futuro se le classi dirigenti della politica e del mondo del lavoro, per rendere accettabili esiti fallimentari ed obiettivi non raggiunti, continueranno a proporre, come soluzione al problema, l’“accettazione” di “elemosine” provenienti dallo Stato (padre padrone): è palese che tutto ciò non è più possibile!
Si rifletta, all’occasione, sulla norma che prevede che il Comitato di Gestione sia limitato al Presidente e a un rappresentante della regione nonché ai sindaci delle città metropolitane rientranti nel territorio di pertinenza. E la provincia di Siracusa? Che ruolo avrà? Nessuno! A meno che, nell’immediato, la deputazione non si mobiliti a ricercare una modifica alla legge per garantire una presenza del rappresentante del territorio che maggiormente contribuisce al bilancio dell’intero sistema portuale della Sicilia orientale.
Del Comitato di Gestione faranno parte, a titolo consultivo, i Direttori delle Direzioni Portuali (le quali saranno allocate nelle attuali sedi della vigente Autorità portuale) nominati dal Presidente, e l’autorità marittima, ovvero la direzione marittima che, come è noto, ha sede a Catania. Per quanto riguarda i rappresentanti delle associazioni di categoria, le stesse saranno sentite a titolo consultivo, a margine sia dalla Autorità di sistema che dalle Direzioni Portuali. La direzione portuale avrà compiti amministrativi locali e di istruttoria per le pratiche di pertinenza dell’Autorità di Sistema (comunque a tutela delle necessità economiche delle stesse è previsto che alle stesse sia attribuito almeno il 50% dei relativi introiti prodotti).
Ho l’impressione, che nell’agitazione “scomposta” in atto, pochi abbiano chiaro cosa sia più importante e cosa invece viene agitato per sollecitare anacronistici ruoli, di prestigio, ma privi di reale potere come la localizzazione fisica della nuova Autority.Che strano il nostro Paese! Tutti si azzuffano su fatti tutto sommato marginali e nessuno si sforza di soffermarsi sul “cuore” del problema.
Inoltre, c’è il problema della cassa. L’autorità portuale di Augusta, con una politica miope e inadeguata da decenni, accumula denaro e non investe nel territorio neppure in un ovvio quanto banale ed evidente impiego funzionale alla sopravvivenza fisica ed ambientale del porto stesso: per esempio l’insabbiamento del canale sotto i ponti spagnoli, vitale per il ricambio delle acque nella parte settentrionale del porto. Una parte dei fondi in cassa si potrebbero, già subito, impegnare per il dragaggio di questa parte del porto; ciò determinerebbe un “rientro”, almeno di una parte dei fondi, alla comunità che li ha prodotti. E’ così difficile attuare ciò? Insipienza o altro? Ho il sospetto che qualche stratega avanzerà riserve su problemi burocratico/amministrativi di competenza: problemi tanto ridicoli quanto assurdi se si pensa all’importanza che ha quest’opera per l’ambiente e per il territorio. E ancora, parte di questi fondi potrebbero essere impiegati nel potenziamento dei mezzi di supporto infrastrutturale dell’area (come la ferrovia) e per la viabilità di servizio.
Assente dal dibattito è pure una modalità di articolazione delle attività gestibili in un porto di tali dimensioni, eppure ciò farebbe sì che in esso “convivano” attività storiche e nuove opportunità che riqualifichino e riutilizzino le aree industriali dismesse.
Qualche novità sembra emergere all’orizzonte grazie all’intervento del Ministro in persona che, mi risulta, stia operando concretamente per convincere Aponte e la sua MSC a scegliere Augusta come luogo dove demolire gran parte del naviglio in via di sostituzione e che, oltre a rilanciare i nostri cantieri (coinvolgendo anche l’Arsenale militare) rappresenterebbe un’utile attività dove impiegare manodopera qualificata del settore metalmeccanico attualmente in crisi.
Qualcuno cominci ad occuparsi del vero problema della popolazione: la carenza di lavoro. Una differenziazione possibile ed opportuna della nostra principale risorsa (portuale) potrebbe assicurare una delle soluzioni al “problema”.

Commenti recenti