La diciannovenne siracusana che aveva denunciato di essere stata portata in Turchia con un inganno, perché i familiari non ne sopportavano lo stile di vita occidentale. Articolo di una sua prof. che ne ha apprezzato intelligenza e determinazione
Tanto si è scritto e detto di Aysegul Durtuc, la diciannovenne di Siracusa che aveva denunciato di essere stata portata in Turchia con un inganno perché i familiari non ne sopportavano lo stile di vita occidentale. La scusa del fratellino malato, l’operazione all’occhio, la nuova vita di Ayse in Turchia, il suo essere troppo occidentale per la famiglia d’origine, il pezzo bellissimo e completo delle Iene, centinaia di articoli e tutto di più.
Personalmente ho conosciuto Aysegul perché allieva nella mia classe e ne ho apprezzato la forza, l’intelligenza, la capacità di capire e di affrontare la vita con la testa alta senza mai retrocedere dinanzi alle difficoltà che le si presentavano. Stava già in comunità perché aveva scelto di essere una ragazza normale, come tutte le giovani di oggi. Di certo Ayse una cosa la sapeva: che la sua era una battaglia impari e difficile, la battaglia di una ragazzina costretta a crescere in fretta, ad allontanarsi da una famiglia che le chiedeva sempre ad ogni incontro di tornare alle antiche tradizioni, di sposare un giovane di origini turche e smetterla con la sua ribellione. Ma di certo la lotta che sta sostenendo in questi anni le consentirà un giorno di essere una madre forte e di non compiere sui suoi figli gli stessi errori che i suoi genitori hanno compiuto su di lei.
Non entrerò nel merito del giusto o sbagliato, la verità è sempre soggettiva ci insegnava Pirandello. Una cosa però non mi è andata giù: far apparire Aysegul una bugiarda, una ragazza capace di mentire a tutti, una che si è inventata tutto. Mi chiedo solo se a 15 anni, l’età nella quale Aysegul ha scelto chi e come essere, questi attuali Soloni avrebbero avuto lo stesso coraggio e forza nel mettere da parte affetti e certezze e combattere una battaglia di cultura e civiltà da soli. Quarantenni e cinquantenni col sapere sulla bocca, pronti a giudicare tutto e tutti. Negli ultimi tempi ne ho sentite di sciocchezze: giovani stolti, capaci solo di giocare con i telefonini, che guardano solo i titoli dei giornali ma poi non leggono le notizie, che non hanno capacità critiche né si interessano di ciò che accade ai nostri giorni. Incivili e ipocriti, magari pure ignoranti e bugiardi. Ecco cosa si dice dei nostri giovani, del nostro futuro, della nostra società.
Mi sono sempre chiesta se questi giudizi sprezzanti nascano dall’incapacità di saper parlare a chi cresce in modo diverso o sia piuttosto frutto della frustrazione di adulti che da giovani pensavano di cambiare il mondo…ed invece lo hanno reso ancor più brutto. E poi uno sguardo alla realtà: ma di quale integrazione ed interazione parliamo? Adulti che paiono integrati, che lavorano sul nostro territorio, che vivono qui da decine d’anni, ma che di fatto si mostrano sprezzanti nei confronti del mondo occidentale, e incapaci di interagire con la realtà circostante.
Ed allora forse non è Ayse in errore, lei che per la sua voglia di vivere sorride sempre ma chi crede che gli adulti abbiano sempre ragione e siano depositari di una verità assoluta: quella che ha condotto il mondo allo stato attuale, disastrato e sconvolto da opportunismi ed interessi. L’integrazione e l’interazione esistono ma lasciamo che siano i giovani come Aysegul a realizzarla e non i Soloni detentori del sapere ma distruttori del mondo.

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