Diabete, sovrappeso e obesità decollano verso numeri che non avevamo mai prima conosciuto. Per natura cibo biodiversità, siamo un paradiso di questo pianeta ma la “modernità” ha sconvolto la nostra alimentazione, che si era sviluppata correttamente per secoli
Al centro del Mediterraneo, Siracusa appartiene, anche per gli aspetti del cibo, all’”elite” mondiale della qualità, del genio, dell’eccellenza. I popoli che l’hanno conquistata, abitata, sfruttata e arricchita hanno sempre lasciato una traccia che si è sovrapposta e integrata a quelle precedenti. Il clima mite, la fertilità dei terreni, la biodiversità vegetale e animale e la pescosità del Mediterraneo hanno ispirato eccezionali connubi d’ingredienti siciliani e importati.
È nata una cultura gastronomica che raccoglie le orme dei popoli e culture avvicendatesi nell’arco della storia. Abbiamo avuto con noi, e ne custodiamo i geni nelle nostre cellule, i popoli più diversi del mondo allora conosciuto: Sicani, Siculi, Elimi, Fenici, Cartaginesi, Greci, Romani, Bizantini, Arabi, Normanni, Svevi, Angioini, Aragonesi, Spagnoli, Austriaci, Piemontesi, Borboni, Inglesi e Americani.
Se è vero, come diceva Gesualdo Bufalino, che le Sicilie sono infinite e difficili da contare, Siracusa e il suo territorio hanno ricevuto qualcosa da tutti i popoli che l’hanno abitata, ma molto essa deve alle ricchezze che possiede, ai doni naturali che ha ricevuto dalla sorte, alla posizione geografica, al clima, ai prodotti della terra e a quelli del mare.
Siracusa ha, forse, da un paio di lustri perso la memoria di quanto il mare sia stato il suo regno e la sua dimensione privilegiata. Con i suoi due porti, con la comprovata abilità nel costruire e varare dai suoi innumerevoli arsenali le più belle imbarcazioni della Magna Grecia,fin dall’antichità, essa è stata regina del mare Mediterraneo. Da qui ha tratto la sua ricchezza, il potere militare, l’abbondanza di tutti i tipi di cibi e di spezie, la varietà della dieta. Ogni angolo sperduto di questo territorio ci parla della nostra grandezza, della fortuna di stare su uno dei posti più belli e ricchi di questo pianeta.
L’Italia è, in Europa, il paese con la maggiore varietà di specie viventi. Si tratta di un patrimonio da tutelare e salvaguardare, anche perché ne fanno parte migliaia di specie endemiche, che vivono, cioè, solo nel nostro paese. Le condizioni bio-climatiche sono uniche al mondo. La nostra penisola è laprima nazione al mondo per biodiversità: 7.000 differenti vegetali, segue il Brasile con 3.000; 58.000 specie di animali, segue la Cina con 20.000; 1.800 vitigni spontanei da uva, segue la Francia con 200; 997 tipi di mele, in tutto il mondo ne esistono 1.227; 140 tipi di grano, seguono gli Stati Uniti con 6; l’Italia possiede il 70% del patrimonio artistico e umano, il rimanente 30% è sparso in tutto il resto del pianeta.
Difficile negare che siamo uno dei paradisi principali di questo pianeta, anche se non abbiamo dato gran prova di averne cura. Siamo costretti a lottare per fare dei parchi e delle zone protette da vincoli per poter lasciare ai futuri italiani qualcosa di quello che i nostri avi, generosamente, ci hanno lasciato.
Dico sempre, con gratitudine e soddisfazione, che la mia generazione è stata fortunata e che il suo percorso è stato più semplice, perché i nostri piedi stavano sulle spalle dei giganti che ci hanno preceduto. A questi giganti dobbiamo anche la tradizione alimentare, le mille invenzioni e la miriade di esperienze umane che hanno dotato noi tutti di una conoscenza infinita di soluzioni alimentari gustose e ben assortite, fondate soprattutto sull’enorme biodiversità che ci siamo trovati in dono. Una delle culle principali di questa ricchezza di specie è la Sicilia. Certo essa è minacciata dai cambiamenti bioclimatici già da più di un secolo e abbrutita dagli effetti perversi di un illusorio sviluppo industriale postbellico che ci ha arrecato più danni che benefici.
Negli anni ’70, quando la scienza mondiale comincia ad accorgersi che dietro la lunga sopravvivenza e protezione dalle malattie di cuore dei popoli mediterranei c’era proprio il loro modo di mangiare e la fortuna di trovarsi nell’area di crescita dell’ulivo, nell’abbondanza di pesce, di frutta, legumi e cereali, i siracusani si avviarono a guastare l’opera della natura e dei loro antenati, avviandosi a una alimentazione modernizzata, che apparve come un premio, derivato dal nuovo benessere economico. Montano i consumi di carne rossa, di latticini, di dolci e zuccheri che, nel giro di pochi decenni, hanno sfasciato il lavoro di secoli che la dieta mediterranea aveva fatto sui nostri geni.
Diabete, sovrappeso e obesità decollano verso numeri, che mai avevamo conosciuto prima, e trionfano sulle ali di una disinformazione organizzata, teleguidata, prezzolata dalla pubblicità, quindi dal denaro di chi ci ha offerto, senza chiederci un canone, ventiquattro ore al giorno di programmi televisivi di evasione, fatta di spazzatura morale, culturale e alimentare. Chi ci ha pagato e paga lo spettacolo quotidiano delle varie emittenti televisive, investe in tv per vendere di più, propinando una serie di consigli alimentari e comportamentali che sono andati proprio nella direzione opposta a quella che caratterizzava la dieta mediterranea.
Gli ingredienti della dieta mediterranea costano poco, c’è poco da pompare per aumentarne il costo. A forza di messaggi pubblicitari martellanti, abbiamo imparato a friggere con gli oli pericolosi di pessima qualità e inadatti alle alte temperature, a mangiare scarti di pesca oceanica o dei mari del nord sotto forma di cibi pronti, a consumare quasi esclusivamente grano russo o canadese, ad allevare pulcini che in poche settimane diventano grossi polli e maiali che in pochi mesi superano il quintale, a mangiare frutta, sempre la stessa, che ha attraversato il pianeta prima di finire a tavola, a mangiare panini dall’igiene alimentare assolutamente assente e con un contenuto calorico tale da trasformare la nostra tipica bellezza medio – orientale in barilotti debordanti già nell’adolescenza.
Bisognerà al più presto riappropriarsi della dieta mediterranea e tenersela cara, magari disegnando su di essa un’economia di sviluppo più a misura della nostra salute, bellezza e orgoglio millenario.
Forse abbiamo imboccato una strada sbagliata, è il momento di tornare alla nostra storia e alla nostra vera tradizione. Abbiamo respirato l’arte e la perfezione fin dall’inizio della nostra storia umana, non possiamo fare a meno dei colori, dei sapori, delle sensazioni e degli odori in mezzo ai quali siamo cresciuti e dei quali siamo fatti.

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