1.500 gli ospiti entrati a giugno nel penitenziario di Augusta

Smontato lo scenario, cosa rimane: tanti momenti di affetti familiari, il riconoscimento di avere svolto “ciascuno per la propria parte, le funzioni con onore”. Ma anche le carenze di sempre a cominciare dall’acqua che, diventata pubblica, ora scarseggia

 

Luglio, Augusta. Diario dal Carcere. E allora? Cosa rimane, nel momento in cui si smonta lo scenario degli eventi che sono serviti a fare entrare in contatto con il carcere le millecinquecento persone che sono entrate fra giugno ed il primo luglio di quest’anno nella Casa di Reclusione di Augusta?

Vediamo: l’immagine dei bambini in braccio ai genitori detenuti durante il brano finale di un concerto aperto ai familiari o quella di un altro bambino che afferra il microfono e canta; le frasi scambiate con la moglie di G.R. (in carcere a causa della droga); il detenuto che ha ringraziato a nome del gruppo musicale (di lui la signora insegnante dice: “ha acquistato fiducia, prima non avrebbe mai avuto il coraggio di parlare ed esporsi un pubblico”); rimane la lettera che mi arriva l’indomani sulla scrivania e che riporta la frase “per me un’esperienza nuova suonare, e di fronte a tante persone …”

E l’importante autorità, rappresentante dello Stato in Provincia, che dice citando la costituzione, “avete svolto, ognuno per la propria parte, le funzioni con onore”. O l’amministratrice straordinaria uscente che dice: ho trovato qui un pezzo di stato che funziona. Anche se, aggiungo io, un po’ sgarrupato visto che abbiamo dovuto chiedere ai due gruppi musicali di portarsi i microfoni, perché quelli dell’istituto sono in game over. Anche se nell’incontro del gruppo teatrale che ha messo in scena lo spettacolo Effatà tratto dal romanzo di Simona Lo Iacono (e che ha chiesto di continuare a riunirsi per proseguire l’attività) già al primo incontro uno dei primi attori, quello che sembrava, da inaffidabile, essere diventato costante, ha dato forfait. Proprio lui, quello che aveva chiesto di continuare a fare teatro. Ma si sa, i percorsi non sono mai rettilinei.

Dopo gli spettacoli poi, alcune autorità sono tornate per effettuare una visita più ampia dell’istituto, per vedere le parti meno in vista, non solo il teatro. Così abbiamo girato le sezioni. “Direttore, gli dica dell’acqua…” mi suggeriscono alcuni detenuti, ed io: “Gliel’ho detto, e anche al nuovo sindaco…” Già l’acqua; quando a gestire il servizio erano i privati l’acqua arrivava, adesso d’accordo che è bene pubblico, ma scarseggia.

E infine, leggo degli Stati Generali delle carceri, seminari promossi dal Ministro Orlando per rivedere teoria e prassi sul carcere. Leggo anche e commento le proposte di Antigone – l’associazione non governativa che si interessa della tutela dei diritti e delle garanzie nel sistema penale, promuovendo elaborazioni e dibattiti sul modello di modalità penale e processuale in Italia – che lancia, fra le altre cose, un allarme sulla scomparsa dei direttori: da vent’anni non si fanno concorsi, il prossimo non è nemmeno in calendario. Temo che stiamo assistendo (pur sotto un governo progressista, almeno così dicono) alla svendita della figura di garanzia che ha consentito a suo tempo l’entrata in funzione della legge Gozzini e nei tanti anni bui che hanno preceduto le sentenze europee, la sopravvivenza del carcere come istituzione civile.Ma questa, come si dice in questi casi, è un’altra storia.

Dal Carcere di Augusta, Buone vacanze ai lettori de La Civetta.

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