Open Land, per il centro commerciale bisognerà aspettare giovedì

Alla nuova udienza, fissata dal CGA, parteciperanno tutti gli attori, legali e consulenti, di un’azione scenica che solo a sipario abbassato potrà essere definita nella sua natura: tragedia, commedia, farsa. E il 10 ottobre il CTU ing. Naso depositerà la perizia tecnica sulle 71 villette in Epipoli

 

Le due vicende che riguardano le edificazioni sul pianoro dell’Epipoli continuano a svilupparsi quasi parallelamente.

Da una parte il complicatissimo intreccio del risarcimento danni preteso dall’Open Land per il centro commerciale, dall’altra, ancora un po’ sullo sfondo, non all’attenzione dei media, la richiesta, sempre degli stessi imprenditori, di costruire 71 villette con annessi e connessi, o, in alternativa, di ricevere un congruo, molto congruo (oltre 180 milioni!), risarcimento del danno per il diniego ‘tardivo’ al progetto.

Per il centro commerciale occorrerà aspettare il prossimo 23 luglio. Alla nuova udienza, fissata dal CGA per chiedere al dottor Pace chiarimenti sulla sua relazione, parteciperanno tutti gli attori, legali e consulenti, di un’azione scenica che solo a sipario abbassato, e a trame svelate, potrà essere correttamente definita nella sua natura: tragedia, commedia, farsa.

Ma come è andata l’udienza del 18 giugno?

Il CGA si è riunito in Camera di Consiglio per prendere in considerazione i rilievi dei consulenti,  del Comune come di Legambiente, alla relazione del ctu dottor Pace (come si ricorderà incentrati sull’assenza di contraddittorio e di atti o documenti, a supporto delle richieste dell’Open Land, visionati e riconosciuti come attendibili anche dalla controparte).

“A livello procedurale, la scelta dei giudici di confrontarsi proprio per prendere una decisione collegiale in merito alle nostre contestazioni alla relazione del ctu d’ufficio riveste, senza dubbio, i caratteri dell’eccezionalità – ha commentato l’avvocato Corrado Giuliano -. I giudici, dopo un’ora di confronto, hanno rinviato le parti all’udienza del 23 luglio riconoscendo la fondatezza delle nostre contestazioni o, quanto meno, la necessità di averne un riscontro”.

Sull’altro fronte invece (il progetto residenziale in area vincolata) l’appuntamento è al 10 ottobre: entro questa data il ctu, nominato anche in questo caso dal CGA, l’ingegnere Vincenzo Naso de La Sapienza di Roma, dovrà depositare la propria perizia tecnica. Due, in sostanza, i quesiti cui rispondere: il progetto di edificazione presentato dalla AM Group è compatibile con il vincolo indiretto che grava sull’area? E in alternativa: a quanto ammonta l’eventuale danno derivato dal diniego del progetto stesso?

L’ultimo incontro, a cui hanno partecipato, oltre al ctu, il rappresentante della AM Group e quello di Legambiente, ciascuno con i propri consulenti, e il consulente tecnico della Regione Siciliana, si è tenuto il 29 giugno nella sede ‘naturale’, cioè a Palermo, presso il Dipartimento di Ingegneria dell’Università. Un vivace scambio di mail tra Siracusa e Roma ha infatti definitivamente chiarito quale dovesse essere la sede ‘propria’ degli incontri: non Roma, come avrebbe voluto l’ingegner Naso determinando un ‘irrituale’ spostamento di sette persone, bensì, con riguardo agli aspetti istituzionali, Palermo (d’ora in avanti presso l’Assessorato ai Beni Culturali e Ambientali della Regione, così si è stabilito).

All’ordine del giorno della seduta del 29, l’invito del ctu Naso alle parti a produrre l’ulteriore documentazione ritenuta utile e in particolare, alla Società AM Group, la copia del progetto edificatorio presentato a suo tempo per ottenere il rilascio della concessione edilizia, richiesta esplicitata nella precedente ordinanza del CGA.

La AM Group ha pertanto consegnato al ctu, sia in forma cartacea che su supporto informatico, la documentazione e i relativi allegati già prodotti in sede di appello e già noti alle parti in causa, mentre il rappresentante di Legambiente, quale contributo allo svolgimento delle operazioni peritali, ha depositato una memoria riepilogativa dei passaggi tecnici e giuridici inerenti il procedimento, per evidenziare ancora una volta l’inevitabilità ed obbligatorietà del rigetto a suo tempo pronunciato dalla Soprintendenza di Siracusa.

Come è noto infatti, l’intera area è gravata da un vincolo ex art. 21 della Legge 1089/1939, tuttora operante, in forza del quale “è vietato qualsiasi lavoro che esuli dalla ordinaria conduzione del fondo e dalle normali opere di trasformazione agricola eventualmente necessari”.

Una storia kafkiana, non possiamo fare a meno di ribadirlo mentre ne ripercorriamo gli snodi.

Il nuovo strumento urbanistico della città (il prg del 2007) prevede una zona di concentrazione volumetrica, la possibilità cioè di edificare con enormi indici di cubatura, per l’area di proprietà AM Group (Frontino) su cui grava il vincolo ‘storico’ inspiegabilmente dimenticato.

In sede di approvazione del prg presso il Consiglio Regionale Urbanistica, anche la Soprintendente di Siracusa, allora l’architetto Mariella Muti, altrettanto inspiegabilmente, esprime parere positivo. Poi, sebbene nel febbraio 2011, nel corso delle sedute di concertazione con l’amministrazione comunale per l’approvazione del Piano Paesaggistico, la Soprintendenza, questa volta memore del vincolo, abbia già imposto, come d’obbligo, il massimo livello di tutela sull’area, il primo marzo l’ingegnere Mauro Calafiore, per nome e per conto della stessa amministrazione comunale, tutti forse contagiati da amnesia totale, piuttosto che agire in autotutela, stipula con la AM Group srl due convenzioni: con la prima, la società cede all’amministrazione 94 ettari dell’area di sua proprietà da destinare a Parco delle Mura Dionigiane, con la seconda altri 20 ettari per servizi pubblici, viabilità e parcheggi.

Il regalo di un mecenate? Nient’affatto: un do ut des. Cessione di aree da una parte e riconoscimento a costruire dall’altra, proprio come se si trattasse di un normale ‘comparto edificatorio’. Stesse regole, stesse convenzioni, ‘dimenticando’ il vincolo, o, come ha scritto Luciana Bedogni in L’altra città (febbraio 2014): “Dettagli e sfumature sorprendenti che fanno comprendere l’accuratezza con cui si è cercato di aggirare ogni genere di vincolo pur di raggiungere l’obiettivo di edificare comunque. Citiamo un dettaglio a titolo esemplificativo. Nelle convenzioni firmate da Comune e AM Group non viene mai usato il termine Parco Archeologico delle Mura Dionigiane. Si legge Parco delle Mura Dionigiane oppure Parco territoriale (o urbano) di valenza archeologica, così come recita il PRG. Sembra un particolare di poco conto, ma non lo è. Perché la presenza in successione delle parole parco e archeologico fa scattare un ulteriore sistema di vincoli prescritti dall’articolo 15, comma E, della Legge Regionale 78/1976. In presenza di un parco archeologico la legge stabilisce infatti che le costruzioni debbano arretrare di 200 metri dal suo limite. Clausola che avrebbe ridotto in modo significativo la superficie edificabile“.

Aspetti che non sono sfuggiti ai giudici del TAR di Catania che, nel rigettare il ricorso presentato dalla AM Group per l’annullamento sia del provvedimento della Soprintendenza di diniego al nullaosta per la realizzazione delle villette sia del decreto assessoriale di adozione del Piano paesaggistico della provincia di Siracusa, hanno bacchettato tutti quelli che non hanno valutato adeguatamente la compatibilità tra il piano e i vincoli esistenti sull’area.

Storia chiusa? Assolutamente no, come ben sappiamo.

La AM Group ha presentato un nuovo ricorso, questa volta al CGA per chiedere la riforma della sentenza del TAR di Catania, e il CGA – e così siamo a oggi – ha nominato come consulente l’ingegnere Naso.

Ma può il giudice amministrativo stabilire, attraverso un suo consulente, la compatibilità o meno del progetto di edificazione della AM Group con il vincolo indiretto imposto sul terreno in questione? No, per i legali di Legambiente. Sì, per il presidente del CGA Raffaele Maria De Lipsis che ha proceduto con la nomina.

Forse, quando ogni dubbio verrà diradato, la AM Group non potrà costruire (sarebbe davvero un’aberrazione), ma certamente si giocherà la partita sul risarcimento del danno causato dalla Pubblica Amministrazione alla società. E questa volta sì che per il Comune di Siracusa sarà default.

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