L’accordo fra le tre aree del PD non tiene conto dei mutamenti intervenuti

L’allora presidente del congresso on. Santi Nicita e i suoi amici nell’assemblea provinciale formavano gruppo con i renziani e la loro rappresentanza era espressa in comune. Bisogna avviare una realtà di partito unitaria con le migliori risorse impegnate nel rilancio dell’economia

 

Sembrava tutto scontato, secondo le decisioni delle ultime recenti assemblee del PD provinciale. L’intesa raggiunta sul nuovo segretario provinciale poneva, finalmente, un punto fermo. Da quel punto si sarebbe dovuto ripartire per ridare slancio all’azione politica e ad una rinnovata rappresentanza del partito democratico.

Che non vi sia un partito organizzato ed autorevole nei confronti dei propri rappresentanti nelle istituzioni gioca a favore di chi vuole, come sempre, muoversi disinvoltamente per perseguire interessi personali o di cerchie ristrette. Se poi, come in qualche recente vicenda, che ha interessato il consiglio comunale di Siracusa, si finisce nel mirino degli organi di informazione e nella critica dell’opinione pubblica, allora, si riscopre l’appartenenza ad un partito e se ne richiede la difesa. Tutto ciò logora il rapporto con gli elettori di riferimento arrecando danno a un partito che non è solo delle rappresentanze elettive, ma che è patrimonio di tutti gli iscritti, gli attivisti, i simpatizzanti e gli elettori.

L’ipotesi di accordo per una suddivisione proporzionale in tre schieramenti, con rapporti proporzionali prestabiliti non tiene conto dei mutamenti che si sono registrati nel partito rispetto al quadro caratterizzante l’assemblea provinciale. L’allora presidente del congresso, ed i suoi amici all’epoca formavano gruppo con l’area renziana e la loro rappresentanza era espressa in comune. Quell’area di riferimento nicitiana, che si riconosce su altre espressioni presenti a livello nazionale nel partito democratico, guarda ad una realtà di partito unitaria che vede tutte le migliori risorse impegnate a formulare una proposta concreta e realistica per il rilancio dell’economia provinciale, la ripresa produttiva, l’innalzamento della qualità dei servizi e della vita. Una segreteria provinciale del partito assegnata ad Alessio Lo Giudice, sul quale, certamente, l’unanime riconoscimento costituisce elemento di garanzia per l’agibilità democratica. Con il nuovo segretario maturerebbero i tempi per la definizione del riassetto interno del partito, scegliendo le migliori risorse al di fuori delle logiche di appartenenza a fazioni interne, bensì sulla scorta delle capacità individuali, di riconosciute competenze, di condivisione dei programmi e delle linee di indirizzo del partito. Bisogna dare a tutti gli iscritti voce e diritto di rappresentanza. Il presidente del partito, Raiti, ha rilasciato alla stampa dichiarazioni dalle quali si evincerebbe che, molti di quanti ricoprono cariche dirigenziali nel partito non risulterebbero neanche iscritti. Questo aspetto, se confermato, meriterebbe una seria riflessione ed una serena considerazione. L’esito della recente tornata di elezioni amministrative nel comune di Augusta dimostra, qualora ve ne fosse ancora il bisogno, che senza un partito capace di esprimere una politica unitaria ed in grado di farsi interprete delle istanze e dei bisogni espressi dal territorio, le probabilità di riscuotere un consenso maggioritario che affidi responsabilità di governo sono inconsistenti. L’elevata astensione dalla partecipazione al voto è anche conseguenza del progressivo isolamento della classe dirigente del partito, che continua ad essere ripiegata su se stessa ed a guardare solo ed esclusivamente alle proprie posizioni di rendita. Il formale assetto dell’attuale segreteria provinciale vive una vita parallela a quella delle rappresentanze consiliari e delle giunte comunali, incapace di esprimere e trasferire sulle stesse le linee di indirizzo e le scelte che dovrebbero essere proprie del partito e condivise. Ogni ulteriore ritardo registrato nel percorso finalizzato a ridare valore ed agibilità agli organi del partito rischia di produrre pesanti conseguenze sul consenso degli elettori, tanto negli appuntamenti elettorali locali, che per l’elezione dell’Assemblea Regionale e le elezioni politiche. La mala gestione di talune amministrazioni comunali rischia di produrre danni economici e sociali che potrebbero riflettersi pesantemente sui servizi, sulla qualità della vita e sui bilanci economici delle famiglie. L’igiene urbana; la gestione dell’acqua pubblica; le scelte urbanistiche e le sciagurate controversie giudiziarie, costituiscono motivo di allerta ed impongono una precisa e ferma assunzione di responsabilità da parte delle forze politiche chiamate a trovare le opportune soluzioni e le linee di indirizzo politico da trasferire alle rappresentanze consiliari ed alle amministrazioni attive.

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