“Dove c’era Cosa Nostra ora c’è Casa Nostra. Batteremo la mafia”

Il prof. Armando Rossitto, propugnatore e anima della Fattoria della Legalità inaugurata a Lentini: “C’era tanto lavoro da fare e tanto è stato fatto. E tanta è stata la solidarietà e tanti sono stati gli aiuti venuti da imprese e da associazioni nella fase di avvio”

 

Accade a Lentini: una tenuta confiscata alla mafia diventa “Casa Nostra, Fattoria della legalità.” Un’altra vittoria resa possibile da un impegno sinergico tra magistratura, forze dell’ordine e cittadini responsabili.

Giornata memorabile, quella dell’inaugurazione. Non solo per i cittadini di Lentini, dove l’evento è avvenuto, ma per tutti gli italiani onesti e responsabili. Ci sembra doveroso riferire brevemente, per sintesi e per citazioni, i contributi dei nobili padrini dell’inaugurazione o del battesimo civico della struttura.

Armando Rossitto ha esordito citando le parole pronunciate dal Presidente della Repubblica circa un mese fa a Palermo: “Siamo qui per rinnovare una promessa, batteremo la mafia. La elimineremo dal corpo sociale, perche è incompatibile con la libertà e con l’umana convivenza e perché l’azione predatoria delle varie mafie ostacola lo sviluppo e impoverisce i territori. Contro la mafia dobbiamo unire sempre più tutte le energie possibili e trarre il meglio da noi stessi e da chi ci sta vicino”. «Per gli stessi motivi – ha proseguito Armando Rossitto – siamo qui: per sommare le nostre energie e per trarre il meglio da noi stessi e da chi ci sta vicino in un impegno di civica collaborazione alla lotta comune ed alla reciproca formazione. Proprio in questo luogo dove prima invece si concepiva l’azione predatoria e violenta contro il nostro territorio e contro di noi. In questa sala, che diventerà un centro di formazione e di accoglienza per le giovani generazioni, in questo ambiente pieno di luce, dove luce si aggiunge ad altra luce, penetrando anche da quella cupola posta al centro di questo unico grande spazio che ci unisce, qui… adesso c’è casa nostra invece di cosa nostra. E la cupola è diventata un simbolo positivo. I valori di riferimento cambiano e cambia il significato dei simboli. Ma questa è solo una tappa di un percorso più lungo. E siamo pienamente consapevoli di quanta strada ci sia ancora da fare.

“Un’idea di alto profilo ci ha guidato in questi lunghi anni e continuerà a guidarci: restituire alla collettività ciò che è stato acquisito illegalmente, per rafforzare quella speranza e fiducia, quel nuovo capitale sociale che possa offrire ai giovani un nuovo modello di successo, diametralmente alternativo a quello mafioso”.

Il relatore ha quindi ricordato l’iter della realizzazione a partire dal PON di riferimento, citando la collaborazione offerta dal Comune attraverso un protocollo che prevedeva un osservatorio permanente per la legalità: un organismo che ha monitorato, sostenuto e incoraggiato l’iter procedurale del progetto di confisca, realizzando in concreto nuove modalità di collaborazione e di partenariato.

Ha ricordato che, già dal 31 dicembre del 2007, a pochi giorni dall’uscita del documento citato, la Regione è stata sollecitata a trovare gli strumenti per un cofinanziamento del progetto attraverso uno specifico accordo di programma. «Ma la piena integrazione tra le azioni previste dal PON e quelle di competenza della regione non è ancora avvenuta – afferma Armando Rossitto –  a causa della difficoltà insorta nell’utilizzo dei fondi FAS, bloccati per lungo tempo a livello nazionale, e poi anche in conseguenza della chiusura anticipata della legislatura regionale a seguito delle intervenute dimissioni del governo Lombardo. Intanto però (grazie anche all’iniziativa di un commissario di governo, il dott. Antonio Marucci) si arriva a un protocollo d’intesa che consente di affidare i territori confiscati a un’unica cooperativa sociale, che si costituisce nel 2010 e che viene intitolata al Commissario Beppe Montana (brillante investigatore ucciso dalla mafia a Porticello il 28 luglio 1985. La nuova cooperativa, collegata all’associazione Libera, si aggiunge ad analoghi progetti già attivi in provincia di Palermo e ad altre aziende costituite per la gestione di beni confiscati in Calabria e in Puglia. I giovani soci lavoratori, selezionati per bando pubblico curato dalle Prefetture di Catania e Siracusa in collaborazione con Libera, gestiranno le tenute confiscate nei Comuni di Belpasso, Ramacca, Motta Sant’Anastasia e Lentini, con il supporto del Consorzio Etneo per la Legalità e lo Sviluppo. ndr).

“Quando la cooperativa ha cominciato ad operare c’era solo da scoraggiarsi per le condizioni di abbandonoe di degrado in cui si trovavano i 90 ettari di terreno. C’era tanto lavoro da fare e tanto è stato fatto. E tanta è stata la solidarietà e tanti sono stati gli aiuti venuti da imprese e da associazioni nella fase di avvio. Oggi la Beppe Montana, avendo aderito al consorzio Libera Terra, si avvale di un coordinamento delle attività produttive e della commercializzazionedei prodotti, che punta alla loro massima valorizzazione sui mercati.

La cooperativa ha chiuso ogni anno i suoi bilanci in attivo ed ha investito i profitti nell’acquisto di nuove attrezzature. Il ruolo di presidente è stato affidato a Rosario Mangiameli, docente di storia contemporanea dell’Università di Catania. Autore di numerosi scritti contro la mafia, il presidente svolge un ruolo di garanzia e cura rapporti di collaborazione sinergica con la Facoltà di agraria affinché siano avviate ricerche di sperimentazione e di settore presso la cooperativa Peppe Montana.

Ora – conclude Armando Rossitto – si tratta di dare inizio a una fase nuova e decisiva e non servono molte parole ma le parole giuste. E riferisce quelle pronunciate da uno studente, Salvatore, ex alunno di Francofonte, di soli 13 anni, dopo un incontro con Rita Borsellino: «“Mentre lei parlava, vedevo tutta la mia vita. E pensavo che, dopo tutti questi morti, mi devo svegliare, perché non si può più vivere così, cioè senza fare la propria parte”. Ecco cosa siamo chiamati a fare tutti: la nostra parte. Passo dopo passo. Con umiltà. Senza enfasi. Perché non è mai abbastanza ciò che facciamo per le giovani generazioni».

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