Caso Stamina, il prof. Vannoni patteggia la condanna a un anno

Ha gabbato tutti: pazienti, Parlamento, ospedali facendo una barca di soldi. Poteva mai un laureato in lettere, specializzato in pubblicità, ideare una cura per malattie rare dei nervi e del cervello? Eppure, in questa Italia di creduloni, ci hanno abboccato in tanti

 

Giunge finalmente a sentenza il caso Stamina. Come chiunque, con un corretto raziocinio, poteva prevedere, il truffatore che aveva ideato il metodo con la collaborazione di due biologi russi ha patteggiato davanti al giudice la sua pena. Certo, poco più di un anno con la condizionale e le altre pene non risarciscono né le vittime né l’onore, ancora una volta ferito, della nostra Italia.

Poteva mai un laureato in lettere, specializzato in pubblicità e ricerche di mercato, con un incarico d’insegnamento prima all’università diUdine, prontamente revocato, e, poi, all’università telematica Niccolò Cusano di Roma, ideare e vendere una cura per gravi malattie rare dei nervi e del cervello? Un truffatore abituale ha insegnato in un’università? Siamo sicuri della qualità di certe Università? Chi le accredita?

E’, questa, una storia essenzialmente banale, dove il professor Davide Vannoni, sconvolto da una paresi facciale che l’ha colto, ricorre per primo, truffato prima ancora che truffatore, alle cure pseudo-scientifiche di un non precisato istituto in Ucraina. Riceve un trapianto di cellule staminali prelevate dal suo stesso midollo, nell’ipotesi peregrina di riprendere la funzionalità del suo nervo paralizzato. Rimarrà con un ghigno causato dalla paralisi, ma egli ritiene che le cure ricevute lo abbiano fatto migliorare.

Intravede, però, l’affare. Inventa tutta una fondazione scientifica, che denomina “Stamina”, portandosi dietro due biologi ucraini che erano fra quelli che lo avevano curato. In breve comincia a costruire una rete di falsi lavori scientifici, attrae i soliti infelici, parenti di malati rari e disperati, promette guarigioni impossibili. Soprattutto estorce denaro alla grande a tutti. Iniettando non si sa che cosa se non la suggestione di una parola (staminale!) che fa sognare sempre meno i veri ricercatori e sempre più i figli di una madre sempre incinta.

Raccontata così, questa storia potrebbe iscriversi fra le migliaia di reati di esercizio abusivo della professione medica, abuso della credulità popolare, estorsione e truffa. Eppure non saremmo qui a parlarne se il fenomeno si fosse limitato a questo. Il caso Stamina, invece, merita di essere discusso al pari del metodo Di Bella e del caso Bonifacio. La sua importanza sta nel fatto che lo stesso infelice paese che ritiene di sapere fare il furbo efficacemente al cospetto di altre civilissime nazioni, si dimostra patria di somari e boccaloni.

Poco danno se questi truffati per vocazione fossero rimasti confinati al ristretto numero d’infelici con malattie rare e incurabili. Il problema è che queste volgarissime truffe intellettuali arrivano in parlamento, richiedono stanziamenti e hanno avuto autorizzazione governativa a essere somministrate ad ammalati in pubblici ospedali, con impegno di spesa di qualche milione di euro. E’ mio dovere fondamentale aggiungere che il Senato di questa repubblica ha votato quasi all’unanimità la sperimentazione del metodo Stamina in ospedale, a spese del Servizio Sanitario Nazionale. Insomma, pure i senatori non brillano per capacità critiche e abboccano a tutte le esche. Un fenomeno consolante per il nostro avvenire!

Persino la Regione Sicilia (che aquile!), insieme all’Abruzzo, si era proposta di essere sede di sperimentazione della cura Stamina.

Il professor Vannoni non è un medico ma riesce a passare per il “deus ex machina” della situazione, giocando per mesi sulla segretezza della cura, rifiutandosi di dare la formula della sua porcheria, vantando brevetti inesistenti. A posteriori si stabilirà che la sua cura era pericolosa, poteva trasmettere malattie gravi, aveva già subito ogni stigmatizzazione da parte delle riviste scientifiche e da premi Nobel.

La furbizia iniziale di riservarsi efficacia clinica in un’area della medicina fra le più prive di possibilità di cura, tipo la Sclerosi Laterale Amiotrofica e altre malattie neurologiche rare, consente un ritardato iter di verifica dell’efficacia terapeutica, per cui nessuno, in un primo tempo, poteva perseguirlo per la sostanziale inefficacia delle cure. Nel frattempo la fondazione diventa sempre più abile a estorcere denaro a chiunque. In questo caso un pubblicitario inventa un sistema che lo riempie di denaro, cosa che non avviene con il metodo Di Bella e in passato con il metodo Bonifacio.

Il caso del siero Bonifacio è bellissimo (si fa per dire, in senso “tafazziano”): un oscuro veterinario di Agropoli, sbagliando, osserva che le capre non si ammalano di tumori. Decide, allora, che, mescolando urine e feci di capra, filtrandole e diluendole con acqua distillata, potrà curare le persone affette da tumore, iniettando loro le deiezioni. Il bello è che riesce subito a trovare i gonzi, ricordo ancora i pellegrinaggi d’infelici e ammalati per avere il siero! Addirittura il figlio brevetta il cocktail di merda e urina caprina e la vende ai pazienti.

Il massimo si raggiunge con l’autorizzazione del ministero della sanità, anche stavolta sull’onda di fenomeni di tumulto delle masse, che ne autorizza la sperimentazione. Chiaramente muoiono tutti. Tranne, s’intende, la genia di imbecilli che ancora fa la fortuna di queste vergogne.

Chi ha fatto la fortuna della truffa Stamina? L’abilità di Vannoni? Forse, in una prima fase, anche se fu subito sconfessato dagli esperti. Persino le autorità sanitarie hanno fatto ottima resistenza all’ondata di piazza che è la vera responsabile della strada percorsa da questa ignobile truffa.

Se il motore che ha fatto decollare Stamina è la piazza, dobbiamo rivolgere un pensiero di gratitudine a chi ha manovrato la folla dei somari, capeggiandola. In primo luogo il team della trasmissione Mediaset “Le Iene”, fenomeno ben triste di costume che, facendo leva su quell’amplissima fetta del popolo teleguidato, telebadato, teleimbrogliato, falsamente rappresentandone la voglia di giustizia, ha riproposto e sostenuto in più trasmissioni, fino a poco tempo fa, la validità del metodo, tranne, poi, un tardivo pentimento. In secondo luogo un” merito” va riconosciuto al Movimento Cinque Stelle che ha cavalcato il metodo Stamina nelle sue fasi iniziali, attaccando il ministro della sanità. Ammiro cordialmente il Movimento per la sua entusiastica partecipazione al tentativo di salvare il salvabile e per la buona volontà in genere. Certo da un movimento politico non mi aspetterei che capeggi dei somari e che sponsorizzi una truffa grossolana.

Sia detto senza acredine: l’affidabilità si conquista con l’autorevolezza. Per essere autorevoli bisogna aver studiato molto e, per quello che non si è studiato, avere dei consulenti di qualità. Per avere i consulenti di qualità bisogna saperla distinguere e perseguire, non serve urlare, insultare, distruggere il vecchio senza un progetto illuminato del futuro.

Una parola di disprezzo merita il collega che in combutta con Vannoni ha somministrato all’interno di un grande ospedale di Brescia sporchi intrugli a poveri ammalati. Non ha solo contravvenuto alle leggi ma al giuramento di Ippocrate. Esso vieta qualsiasi cura che non sia da tutti riconosciuta valida. Perché la salute è il bene più grande di una persona. Non bisognerebbe mai scordarsene.

Qual è la morale che traiamo da queste situazioni che ci espongono regolarmente e con ciclica puntualità al ridicolo internazionale? Come difendersene? Non esiste né mai esisterà, in questa epoca altissimamente tecnologica, qualcuno che possa trovare una cura innovativa ed efficace che stia fuori dalla scienza ufficiale. L’imperativo è stare alla larga da chi professa scienze miracolose e medicine alternative. Ognuno dovrebbe giudicare su quel che conosce. Mai superare il giudizio di un tecnico se non con quello di un suo pari. Ammettere e riconoscere sempre la propria incompetenza.

Diffidare di tutti quelli che vantano troppe certezze, sputacchiando sentenze e insulti per tutti. Soprattutto quando si assumono responsabilità politiche. Sono norme semplici, essenziali, sicure ed efficaci!

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