A Megara Hyblaea sterpaglie, nessun vigilante, precari cartelli e aria fetida

Articolo di un liceale quindicenne attento ai problemi del territorio. le uniche informazioni storiche sono riportate da un cartello, invaso dagli arbusti, posto all’ingresso. Qualunque altro cenno storico si può trovare solo in piccoli fogli malamente appiccicati a paletti metallici arrugginiti

Megara Hyblaea, uno dei siti archeologici ellenistici più importanti della Sicilia greca, si trova ora in uno stato di totale abbrutimento ambientale, artistico e civile.

Molta gente cerca di allontanarsi il più possibile dalla propria città durante il Lunedì dell’Angelo ma sicuramente a nessuno, a parte me e la piccola troupe di giornalisti formata dai miei genitori, verrebbe mai in mente di visitare il suddetto sito archeologico situato nel comune di Augusta. Esso è, infatti, il simbolo del degrado ambientale e culturale e dello scempio di civiltà che l’Italia sta subendo in questi anni per mano del mercato globale il quale, appunto, ingloba tutto il mondo civile, se si può ancora definire tale, devastando quello lasciatoci dalle generazioni passate e sostituendolo con Mammona, il dio denaro, disprezzando il piccolo e rimpiazzandolo con il grande, troppo grande, qualcosa di così vasto da occupare l’intera costa siracusana, quali le torri di frazionamento delle industrie chimiche.

Ovviamente tutto ciò è lontano dalle odierne zone turistiche e dalle autostrade che collegano la provincia con le altre per non renderla uno scandalo mondiale. Ma solo così, forse, si potranno smuovere le acque del mondo progredito e farlo ritornare all’antico splendore. Purtroppo la voce della stampa è soffocata dalla politica la quale guida il nostro paese verso il basso, non verso l’eccellenza ed abolisce piano piano la Costituzione e i diritti fondamentali dei cittadini.

Specificamente, a Megara Hyblaea si possono trovare molti aspetti di questo degrado. Il degrado  artistico salta subito agli occhi perché quello che una volta era il mirabile
paesaggio di una fiorente colonia greca adesso è coperto da un fitto strato di arbusti ed erbe, frutto dell’abbandono del sito, lasciato incolto per anni. Inoltre non esiste un sistema di sicurezza e chiunque può entrare senza pagare nulla. Non c’è un vigilante che controlli i turisti all’interno e, volendo, si possono deturpare gli scavi o portarne via dei pezzi senza subire conseguenze.

Ma evidente è anche il degrado culturale, perché le uniche informazioni storiche sono riportate da un cartello, anch’esso rigorosamente coperto dagli arbusti, posto all’ingresso. Qualunque altro cenno storico si può trovare solo in piccoli fogli malamente appiccicati a paletti metallici arrugginiti, caduti o bombardati dalle cacche di piccione;

E poi c’è il disastro ambientale, perché ogni turista è da considerare a rischio di tumore dopo anche cinque minuti trascorsi nel sito perché le ciminiere che invadono il territorio circostante emettono un lezzo orribile che riempie l’aria. Purtroppo non è frutto del meteorismo dei dipendenti ma degli scarichi industriali delle torri di frazionamento.

Di fronte a un simile paesaggio si può solo piangere, penserebbe qualcuno, ma c’è qualcosa di molto più utile da fare: lottare per attuare un trasferimento degli impianti in altre zone del paese. Quelle zone da dove oggi si guarda il Sud con disprezzo nonostante i danni siano stati causati da imprenditori delle regioni settentrionali, i quali trovano fonte di guadagno nella disperazione dei cittadini più disagiati, disposti a lavorare in condizioni che mettono a rischio la loro salute e quella dei concittadini.

Si potrà rimediare al disastro solo nel momento in cui il governo sarà affidato a dei ministri dotati, quantomeno, di laurea.

 

 

Da leggere

Concorso Melilli. Carta, Nicita, Ternullo e la funzione ispettiva intermittente

Noi non sappiamo (ancora) se qualche forza politica abbia pensato di servirsi dello ‘scivolone’ dell’Amministrazione …

COLLABORA CON NOI

SIRACUSA DIFFERENZIA

IL BAR SOTTO IL MARE

Migranti

homepage

Lavoro

I Diari della Quarantena

La Civetta in gabbia

La parola ai lettori

Articoli recenti

VIDEO

Commenti recenti