“Compagnia Lavori Portuali di Augusta possedeva la Coop S. Sebastiano”

Interpellanza dell’intera deputazione M5S all’Ars: con gli stessi membri nei due CdA,”in una sorta di cannibalismo, il consiglio direttivo dell’una rubava per arricchire la seconda”. Filoni d’inchiesta ancora aperti

L’intera deputazione regionale del Movimento 5 Stelle ha presentato un’interpellanza al governo siciliano in merito a una vicenda siracusana che si protrae da vent’anni.

Si tratta della compagnia Lavoratori Portuali di Siracusa ed Augusta. Nel 1994 in Italia si ebbe la trasformazione della normativa relativa alle attività portuali. Si volle concludere quella fase infinita che aveva visto lo stato di monopolio di mercato su ogni genere di iniziativa all’interno delle aree portuali. La nuova legge, applicando il principio del libero mercato, di fatto liberalizzava un sistema fino ad allora bloccato.

Ferma restando la conservazione del posto di lavoro per tutti gli addetti, si imponeva la formazione di aziende collaterali a quelle esistenti che interagissero col sistema di mercato proponendosi a tutti gli attori della movimentazione in rapporto ugualitario.

Come dichiarato alle autorità competenti da un testimone, dipendente della Cooperativa San Sebastiano, Antonino Foti, portavoce e  guida per i tanti lavoratori della Cooperativa, ”la norma produsse la nascita della fusione tra la Cooperativa Lavoratori Portuali di Siracusa e la compagnia Portuale di Augusta. Sorgevano così la Compagnia Lavoratori Portuali di Siracusa ed Augusta e la Cooperativa S. Sebastiano. Almeno questo sulla carta”.

Ma leggiamo quanto sostenuto nell’interpellanza dei deputati del Movimento 5 Stelle: ”La prima inadempienza si realizza proprio al momento della fusione. Infatti la legge prevedeva la formazione di due attività complementari che avessero  bilanci e organi direttivi assolutamente separati. Secondo le accuse dei lavoratori, primo fra tutti il Foti Antonino, presentate in decine di denunce presso la Procura di Siracusa, la nuova identità societaria avrebbe operato in maniera fraudolenta, utilizzando l’orario di lavoro spettante alla Compagnia, verso una seconda società avente nel consiglio direttivo le stesse persone della Compagnia. In una sorta di cannibalismo, il consiglio direttivo della Compagnia rubava per arricchire la seconda società”.

In buona sostanza, raccontano i deputati del Movimento 5 Stelle, il presidente e tutto il CdA della Compagnia era lo stesso della Cooperativa S. Sebastiano. Come descritto dal CTU nominato dalla Procura di Siracusa, al ruolo 3393/03 ”…non vi è dubbio che la Compagnia possedeva l’intero capitale della Cooperativa S. Sebastiano”.  Continua la ricostruzione dei parlamentari regionali : “gli ispettori del lavoro aggiungono che la S. Sebastiano avrebbe illegittimamente usufruito della Cassa Integrazione. Certamente come sostenuto dai testimoni, soci di minoranza, attraverso falsi verbali di assemblea si allungavano i termini della durata dei vertici e delle cariche amministrative. In assoluta inosservanza si impiegava personale dirigenziale ammesso a pre-pensionamento. Un finanziamento di 355 milioni di lire, servito per la realizzazione di una nuova società, imponeva l’intervento ministeriale per chiarimenti sulla natura dello stesso e il suo effettivo impegno di spesa. La Regione siciliana indicava due commissari straordinari che stranamente non risultavano negli elenchi redatti dalla Regione siciliana e comunque noti al Ministero, anzi risultavano in contrasto con la segnalazione della Sorveglianza delle Cooperative”.

Scrive ancora l’on. Stefano Zito:“E’ emersa una modalità di gestione della Compagnia tanto discutibile che nemmeno l’Inps di Siracusa è riuscita a trovare una risposta esaustiva circa l’inquadramento dei lavoratori, successivo alla fusione delle due compagini societarie”.Si legge sempre nella  interrogazione:  “A detta di Foti e di altri lavoratori, presso l’Inps  di Siracusa tutti  i lavoratori  delle due società risultavano iscritti in tre posizioni contributive diverse, in modo da adeguare di volta in volta le migliori opportunità di sgravi contributivi”.

Tra le tante denunce  incredibili presentate  dal deputato siracusano Stefano  Zito vi è quella relativa “all’utilizzo di mano d’opera estranea a quella cui per legge la Compagnia avrebbe dovuto fare affidamento. Ciò ha comportato danni non accettabili. Ad esempio l’uso di personale poco o nulla formato ha causato sul molo di Augusta la rottura di 1200 sacconi di Nitrato di Ammonio al 34,4%, con grave pregiudizio della salute dei lavoratori. Addirittura nel mese di luglio dello stesso anno un giovane morì schiacciato da un carico sganciatosi dall’argano. Cosa strana, il giovane risultava ingaggiato lo stesso giorno del decesso. In realtà i suoi compagni lo conoscevano da ben più tempo”.

Proseguendo nella consultazione delle carte, ”Il Commissariato di Pubblica Sicurezza di Augusta constatava come al porto megarese si fosse creato un vero e proprio monopolio nella gestione e affidamento dei lavori. In particolare si sottolineava la concentrazione  di poteri  in unico individuo, in luogo di separati CdA. Le denunce sono univocamente orientate nell’indicare nella persona del Gaetano Luca il possesso del 30% delle quote societarie, in due delle quali in modo ufficioso. Avrebbe, secondo i lavoratori querelanti, manipolato il mercato svilendo in tal modo lo spirito della legge”.

Nell’interpellanza parlamentare del Movimento – si affrettano a sottolineare i firmatari – ”non  si vuole accusare soggetti pubblici o privati, si vuole piuttosto  sollecitare un approfondimento della vicenda, considerato che il procedimento è stato in parte archiviato”.

Aggiungiamo noi, che abbiamo letto tutti gli atti della storia,  che una denuncia alla Guardia di Finanza di Pozzallo riferisce di ”una gru di proprietà della Compagnia inspiegabilmente in esercizio al Porto di Pozzallo”; eppure, aggiunge il querelante Antonino Foti, “una gru da 40 tonnellate è soggetta ad una miriade di autorizzazioni e continui collaudi, com’è stato possibile trasportarla a Pozzallo e autorizzarla senza alcun atto di vendita?”.  

Vi  sono alcuni filoni d’inchiesta ancora aperti, ed è questa la speranza per i lavoratori, di cui tanti in pensione ed altri in pre-pensionamento. Abbiamo letto la grande amarezza nei loro occhi e nelle loro parole. Conclude Antonino Foti: ”Avevamo una cooperativa ricca di attrezzature e risorse economiche. Siamo stati truffati di beni economici e strumentali, delle liquidazioni e delle pensioni cui avremmo avuto diritto. Si faccia giustizia.”

 

 

 

 

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