Avcs (Protezione Civile): “Li compriamo noi elmetti e divise per i volontari”

L’associazione a proprie spese aveva portato a Fiumicino le tende necessarie per l’emergenza Haiti. Il responsabile Maurizio Rubino: “Copriamo anche i costi per le assicurazioni dei mezzi o per le riparazioni. Ci sentiamo dimenticati e non a torto”

Sono stati distribuiti alle associazioni presenti nell’area ex Agip dei Pantanelli i 20 container “nella piena disponibilità” dell’Associazione Volontari Città di Siracusa, secondo quanto chiarito dal responsabile Maurizio Rubino pronto a esibire, perché raccolti in bell’ordine in un raccoglitore, tutti i documenti necessari, compresi, certo (non era nostro compito la verifica) bolle di consegna, atti di dismissione, verbali di convenzione per utilizzare l’area comunale, immaginiamo coperta da polizza assicurativa per eventuali danni, e per regolare l’eventuale corresponsione relativa ai pubblici servizi, nello specifico acqua e luce.

Dei 25 container assegnati all’AVCS nel 2007 dal Dipartimento Nazionale della Protezione Civile, cinque erano stati presto dismessi perché non in buone condizioni.  Due sovrapposti e affiancati da una sorta di tettoia in lamiera creano una struttura, non sappiamo quanto precaria, per ‘proteggere’ alcuni mezzi e strumenti della stessa associazione (due pompe idrovore del dipartimento regionale, due colonne faro spesso utilizzate per gli sbarchi degli immigrati, camion antincendio, un mezzo anfibio e altro ancora). Troppo all’insegna del fai da te e della buona volontà per un settore strategico come la protezione civile ed è naturale quindi il malumore che serpeggia tra i volontari che si sentono abbandonati dall’amministrazione, amministrazione che dovrebbe forse essere più solerte per fornire, a chi presta il proprio gratuito servizio, quell’assistenza istituzionale che potrebbe attrarre risorse regionali che non sono del tutto assenti ma che probabilmente vengono dirottate laddove l’organizzazione è più efficace, attenta e attiva.

Sotto la tettoia anche la cucina mobile, acquistata per il 63% con fondi regionali (120mila euro), la restante parte, circa 70mila euro, con il contributo del presidente Gambuzza.

“Le contribuzioni regionali arrivano ormai solo a seguito di progetti specifici che vengono cofinanziati. Per il resto cerchiamo di fare da soli, a volte affittando le nostre attrezzature, come è accaduto per il gruppo elettrogeno dato alla troupe di mediaset. Non possiamo certo dire di avere altri sostegni” – afferma Rubino che dirige il centro in via Beneventano.

Pareti di un interrato coperte dalle tantissime foto che ricordano i più vari interventi: Sarno Abruzzo Marche Albania. “Ovunque ci fosse necessità”, dice con orgoglio. Locali con cucine da campo, tende mobili e sacchi a pelo ammucchiati in ordine, gruppi elettrogeni. A un banco officina c’è chi sta lavorando. “Siamo noi stessi a procedere alle eventuali riparazioni quando è possibile – dice il presidente Gambuzza, fiero del riconoscimento da parte del “Sacro militare ordine costantiniano di san Giorgio” e di essere stato personalmente e pubblicamente ringraziato dal direttore del dipartimento regionale in occasione del convegno di tutte le associazioni siciliane della protezione civile a Enna, qualche tempo fa. L’associazione a proprie spese aveva portato a Fiumicino le tende necessarie per l’emergenza Haiti.

“Anche la colletta tra tutti gli assessori presenti al pranzo di Santa Lucia, quando abbiamo portato la nostra cucina, ha fruttato ben poco. Eppure la stessa cucina costa: ogni sei mesi sono 1200 euro di assicurazione e se si rompe qualcosa siamo noi a doverci pensare, come ultimamente il compressore, 500 euro. Potremmo rivenderla dopo 4 anni dall’acquisto ma non avrebbe senso se serve alla collettività. La utilizzeremo anche alla festa dello sport che si terrà tra breve al campo scuola ma vedrà che a nessuno verrà in mente di dare un contributo. E’ vero, ci sentiamo dimenticati e non a torto. Quando, nell’incendio del traghetto della Tirrenia Vincenzo Florio (maggio 2009 nella tratta Napoli-Palermo, ndr) abbiamo perso due camion e dell’attrezzatura (ma immaginiamo che ci sia il risarcimento del danno da parte dell’assicurazione della Tirrenia, ndr), solo Vinciullo ha sentito il bisogno di venirci a salutare preoccupandosi di noi. Nessun altro ha pensato anche solo a una telefonata. Quando c’era lui alla protezione civile, le cose almeno funzionavano un po’. Ora ce ne si è dimenticati” commenta Rubino, coordinatore per 10 anni delle associazioni dei Pantanelli e da un anno dimissionario: “Non ne vale la pena: non c’è la mentalità di mettere il tecnico al posto giusto e sempre si preferisce il politico. Ora ho scelto di occuparmi solo di questa associazione. Qui teniamo tutte le carte a posto. Proprio per il finanziamento della cucina che sembrava eccessivamente alto anche la Corte dei Conti ha voluto procedere a una verifica e ha trovato tutto in regola. Siamo sempre in grado di dimostrare ogni spesa, ogni introito che poi in buona parte sono quelli che di tasca propria mette il presidente. La regione ha ancora un debito di 1200-1300 euro per il gasolio consumato l’altr’anno. Siamo noi direttamente ad acquistare divise elmetti e tutto per i nostri 35 volontari effettivi”.

Nella chiacchierata c’è anche un passaggio sui container provenienti da Cassaro e sulla dismissione dei veicoli obsoleti del comune. “So poco dei container – dice Rubino -, il costo complessivo mi sembra un po’ alto, c’è da sperare che siano in buono stato”.

“Ma visto che siete a corto di mezzi non avreste potuto visionare i veicoli in dismissione e fare una proposta?” chiedo. “Volevo prendere l’imbarcazione qualche anno fa ma mi chiesero 14mila euro. Figuriamoci! – ricorda il presidente Gambuzza – L’avrei risistemata a mie spese e lasciata anche nella disponibilità dell’amministrazione, una sorta di comodato d’uso. Poi mi hanno detto che l’hanno venduta. Lo stesso per due moto che avrei messo in esposizione: sa, per quando c’è qualche ricorrenza particolare. Ma niente”.

La valutazione a questo punto possibile sull’intera questione, dell’area dei Pantanelli come del  complesso settore della protezione civile, al di là dell’impegno e del lavoro dei volontari che non sono in discussione, rimane negativa. Tutto, compreso la logistica come la rete organizzativa, andrebbe ripensato e riprogettato prima di dover affrontare una qualsiasi emergenza. Il piano presentato anni fa, e già da allora con alcune criticità, andrebbe riaggiornato e soprattutto fatto conoscere alla popolazione, ricreata una cartellonistica in più luoghi danneggiata e saccheggiata, sperimentata con esercitazioni periodiche la centrale operativa (funziona?) e le capacità organizzative e di pronto intervento della rete anche dei volontari. Problemi che affronteremo, quanto prima.

 

 

 

 

 

 

 

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