Già si prevede a breve, come accade ogni anno ormai da un ventennio, l’intervento di ruspe che modificheranno l’attuale assetto una massa di sabbia da un punto all’altro a beneficio di una ‘progettazione’ della spiaggia a uso esclusivamente privato
Non solo nel tratto di spiaggia dell’Eloro andrebbe rispettata la naturale conformità delle spiagge e le dune che si formano con l’azione incessante del vento. In questa stagione il litorale di Noto, così come quello del ragusano, si presenta con un particolare fascino. L’azione del mare ha risparmiato la spiaggia che ha acquistato profondità e naturalezza quasi per accogliere con il vestito a festa turisti e residenti vogliosi d’estate e di riposo. Dune spontanee si sono formate ovunque, anche nei tratti più cementificati (e non si comprenderà mai come ciò sia reso possibile, consentito, da chi ha espressi compiti di tutela e vigilanza) dove orribili strutture in cemento si spingono fino alla battigia o dove artificiali collinette hanno esteso spazi ‘a reddito’.
Pensiamo in particolare a tutto il litorale che si estende a sud della riserva di Vendicari, la contrada San Lorenzo fino a Marzamemi. Uno dei tratti di costa più massacrati dopo quelli del siracusano. Ogni volta torna alla mente il modello contrario del Comune di Scicli: qui, in particolare dalla Fornace Penna, splendido esempio di archeologia industriale non adeguatamente preservato, fino al caratteristico borgo di pescatori di Sampieri e ancora oltre, una pineta e una riserva, alle spalle dell’ampie spiagge delle due insenature, hanno impedito l’edificazione fino al mare, in pieno demanio marittimo (come accade invece a San Lorenzo dove il confine demaniale è arbitrariamente inteso e vi si aprono porte!), e tutto rimane di un incanto assoluto.
Già si prevede a breve, invece, nel tratto di Noto l’intervento di ruspe che modificheranno l’attuale assetto spostando come ogni anno accade, da un ventennio ormai, una massa di sabbia da un punto all’altro a beneficio di una ‘progettazione’ della spiaggia a uso esclusivamente privato. Prima che ciò accada appare utile ricordare a chi colpevolmente lo dimentica la normativa in materia: in primisla legge Galasso (8 agosto 1985), disposizioni urgenti per la tutela delle zone di particolare interesse ambientale. “Sono sottoposti a vincolo paesaggistico ai sensi della legge 29-6-1939, n. 1497: i territori costieri compresi in una fascia della profondità di 300 metri dalla linea di battigia, anche per i terreni elevati sul mare; i territori contermini ai laghi compresi in una fascia della profondità di 300 metri dalla linea di battigia, anche per i territori elevati sui laghi; le zone umide incluse nell’elenco di cui al decreto del Presidente della Repubblica 13-3-1976, n. 448“.
E poi la legge regionale del 19 agosto 1999 e la n.14 del 9 gennaio 2006 con la quale il Parlamento italiano ha ratificato e dato esecuzione alla Convenzione europea del paesaggio, un trattato “che mira alla conservazione e al miglioramento degli aspetti significativi o caratteristici di un paesaggio, benché giuridicamente non tutelabile perché non presenta un particolare valore, mediante la promozione, a livello locale, di politiche di salvaguardia, di gestione e di pianificazioni dei territori europei che siano compatibili con lo sviluppo sostenibile e capace di conciliare i bisogni sociali, le attività economiche e la protezione dell’ambiente“.
Non si comprende come poter accettare la discrasia tra la proposta turistica di spiagge incontaminate “di soffice sabbia dorata orlato da dune e da verde macchia mediterranea. Il mare che la bagna è azzurro, trasparente e cristallino. La spiaggia non è attrezzata ed è l’ideale per gli amanti della privacy e della tranquillità” (si parla proprio del litorale netino) e le reali azioni che si consente si compiano per devastare il paesaggio e insieme “favorire i fenomeni erosivi proprio con il danneggiamento della massa dunale“.
La Lipu, sempre attenta a queste problematiche, intervenuta recentemente in merito alle dune della costa di Gela ritiene che la stessa pulizia dell’arenile, effettuata con mezzi meccanici inadeguati, sia responsabile della distruzione delle cosiddette dune embrionali, le più vicine alla battigia, che, se recise senza un criterio, non possono crescere e svilupparsi, e ovviamente anche della vegetazione endemica, in particolare di quella gigliacea di cui sono ricche le spiagge di Gela come di Noto. “Le autorità competenti dovrebbero sforzarsi di incoraggiare e stimolare la coscienza paesaggistica e investire sullo sviluppo generale e sul benessere del territorio anche mirando a un’economia ecosostenibile, l’unica alternativa possibile vista la crisi che attanaglia l’industria pesante in tutte le realtà nazionali e soprattutto nella nostra.
I paesaggi, grande risorsa della terra, sono un “bene” prezioso da tutelare nell’interesse dell’intera collettività e non ad uso e consumo dei singoli in quanto patrimonio culturale ed ambientale che contraddistingue l’identità delle nostre zone”.

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