Furoreggia il sospetto di condizioni inumane ma i problemi sono comuni ad altre strutture: esiguità delle risorse umane, tagli al fabbisogno finanziario, condizioni fatiscenti delle strutture, modernizzazione del sistema in generale
Poco tempo fa, alla Casa di Reclusione di Augusta, abbiamo ospitato Radio 1 Rai che ha eccezionalmente trasmesso in diretta dalla nostra sede una puntata della trasmissione radiofonica “Radio anch’io”. È stata questa, un’ulteriore occasione per sperimentare quanto le opinioni sul “carcere” siano diversificate. Gli interventi degli ascoltatori che andavano in onda erano del tipo “Si spendono i soldi dello stato per fare stare bene i delinquenti “ o “il carcere di Augusta? Sarà un lager come tutti gli altri” Quest’ultimo, ad opera di uno speaker di Radio Radicale, ovviamente non necessariamente rappresentativo dell’opinione dell’emittente.
E una rappresentanza del Partito Radicale ha appunto visitato il nostro istituto giusto due settimane fa. La delegazione era guidata da Rita Bernardini, persona garbata e dialogante che aveva già visitato il carcere negli anni scorsi, da parlamentare.
In questi casi lasciamo piena libertà ai visitatori senza precludere alcuno spazio, anche perchè spesso scorgiamo dietro la cortesia degli ospiti il retro pensiero “voi volete farci fare la visita guidata ma noi sappiamo dove trovare le magagne”… oppure “Ce l’ha svelato il detenuto Alfio Cappello (nome di fantasia) cosa tenete nella sezione sperduta (un po’ l’ala ovest ne La bella e la bestia)” .
Di solito (per fortuna non sempre) in queste visite poco rilievo viene dato ad aspetti ed ambienti quali il teatro, le zone dove si svolgono le attività (saranno dei paraventi?). Men che mai ai murales a costo zero che adornano i corridoi (saranno una facciata?). Chissà che c’è nell’ala ovest!
E così la visita attraversa giustamente tutto l’istituto e i suoi presunti o probabili chiaroscuri. Rita Bernardini ci dichiara che l’intento della visita è quello di darci una mano e non abbiamo motivo per dubitarne. Di tutt’altro avviso, purtroppo ci sono sembrati alcuni interventi pubblicati sui social network che nei giorni successivi abbiamo avuto modo di osservare “stanchi, provati e delusi”…“visitate in cinque ore due carceri” O un altro post che conteneva lo scoop “i detenuti della sezione X ci hanno detto: vorremmo invitare il ministro a farsi una doccia qui e vedere se queste sono condizioni umane…” Ma, si sa, questi social network consentono a tutti di avere visibilità, di ricercare audiences e consensi. Peccato che non si verifichi preventivamente quanto viene riportato
Sappiamo che i Radicali si occupano costantemente dei problemi del carcere, lo facevano da parlamentari, continuano a farlo ora che non lo sono più. A mio parere con un grosso limite: incentrano la loro lotta prevalentemente sul sovraffollamento e sulle condizioni con la richiesta di amnistia, di cui si dice sempre “sarà l’ultima”. Lo si è detto per tredici volte nel dopoguerra e ogni volta le carceri sono state svuotate per riempirsi di nuovo dopo pochi mesi.
La strada scelta dalla maggioranza in questa legislatura, come già nella precedente, è stata diversa, probabilmente anche avendo memoria del fatto che l’indulto del 2006 mandò a picco la già malferma popolarità del secondo governo Prodi. Gli strumenti adoperati sono stati, fra gli altri, quelli degli sconti di pena ai meritevoli (con esclusione dei reati più gravi) e una riscrittura, ancora in itinere, del sistema sanzionatorio che dovrebbe ridurre il ricorso al carcere. E per esperienza nutro il timore che, come spesso avviene, quando diminuisce il sovraffollamento scompare l’attenzione sul carcere, i cui problemi sono in buona parte simili ad altre strutture sociali: esiguità delle risorse umane, tagli al fabbisogno finanziario, condizioni fatiscenti delle strutture, modernizzazione del sistema in generale. Con in più il problema che si tratta di strutture h 24 e che a differenza di scuole ed ospedali il carcere è un settore “di nicchia“. Ma di questo, con grande rammarico, dobbiamo constatare che quasi nessuno se ne occupa.
Mi piace ricordare a questo proposito che la riforma penitenziaria fu varata nel ‘75, lo stesso anno della riforma del diritto di famiglia, poco dopo il referendum sul divorzio, poco prima della riforma sanitaria e che è lecito attendersi che l’argomento debba essere solidamente e costantemente presente in una cultura di governo riformista. Finalmente.
*Direttore carcere di Augusta

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