140 ettari di terreno venduti con atto notarile da un falso proprietario

Passati di mano a un prezzo stracciato: 70 mila euro. A un signore è bastato certificare che quei poderi erano suoi e nessuno ha controllato. Gli ignari agricoltori (a Carlentini, Melilli, Augusta) si sono visti spossessati dei loro beni da un giorno all’altro. Denunce alla Procura

 

 

Immaginiamo di essere proprietari di un terreno, nella zona di Carlentini. O di Melilli. O di Augusta. Un terreno che ci arriva per esempio da un lascito testamentario, o che semmai abbiamo da tempo ma, essendo incolto, lo teniamo lì, senza andarci mai, dimenticandocene, e che poi, improvvisamente, per un qualsiasi motivo, rientri tra le nostre attenzioni. Immaginiamo di fare una visura catastale e di scoprire che non ne siamo più proprietari perché è un altro il nome che compare. Immaginiamo di venire a sapere che, in questa storia kafkiana, non siamo i soli perché in realtà siamo in buona, ottima compagnia, perché sono ben 185 (o forse qualcuna in più) le particelle che hanno subito questa strana sorte, e quindi decine i proprietari.  Si apre una sorta di catena di Sant’Antonio e con il passa parola tra amici e parenti, con qualche giornalista che ci mette il naso, il puzzle si ricompone.

 

Un giorno, esattamente il 31 agosto del 2012, si è stipulato un atto di compravendita. C’è un tale: Ausilio Michele, di Vizzini. Uno che non si riesce a contattare: abita in una casetta malmessa che certo non si confà a un possidente terriero; la moglie dice che non vuole parlare e il cognato sfugge;  pare che il tizio abbia un’attività commerciale presso un indirizzo dove si direbbe, ictu oculi, che ci sono solo normali abitazioni. Persino nel suo codice fiscale non tutto torna.

 

Il signor Ausilio, nell’agosto del 2012, va dal notaio Giambattista Coltraro di Augusta: vuole vendere, in un colpo solo quelle 185 particelle di cui afferma di essere proprietario. Le vuole vendere alla cifra, irrisoria se si pensa che si tratta di 140 ettari, di 70mila euro. E le vuole vendere a un tizio, Carcione Antonino, che vive a Carlentini, ma è originario di Tortorici.

 

Il notaio forse si stupisce anche, ma da un punto di vista ‘tecnico’ sembra che non ci siano problemi: “l’atto è regolare” risponderà. Viene di fatto dispensato da ciò che il suo codice deontologico impone. C’è una formula magica che lo mette al riparo (forse) da accuse e sospetti. Basta scrivere che il trasferimento di proprietà avviene “ai sensi e per gli effetti dell’ultimo comma dell’articolo 1488 del codice civile, dunque a rischio e pericolo del compratore” e ‘legittimamente’ (evidentemente così ritiene) può non effettuare le necessarie visure per verificare la presenza di ipoteche, pignoramenti, irregolarità urbanistiche, vincoli di qualsiasi natura. Insomma, tutti gli accertamenti che normalmente un notaio fa nella sua veste di pubblico ufficiale e di garante della correttezza e legittimità di tutti gli atti rogati.

 

Da una parte il venditore “dichiara e garantisce, sotto la sua responsabilità, che quanto venduto è di sua esclusiva proprietà e nella sua piena disponibilità, franco e liberi da pesi, diritti di terzi… ecc. ecc. e così lo trasferisce alla parte acquirente immettendola nel possesso giuridico”; dall’altra l’acquirente “dichiara di ben conoscere, accettando quanto venduto nello stato di fatto e di diritto in cui si trova, a proprio rischio e pericolo”.

 

Si sorvola anche sull’altra stranezza: l’atto è sì del 31 agosto 2012 ma i 70mila euro sono stati versati prima del 4 luglio 2006. 6 anni prima! Meno male però, perché almeno così il signor Carcione non è incorso nelle prescrizioni della successiva legge 296/06 del dicembre, quella che impone la tracciabilità dei flussi finanziari.

 

Tutto a posto quindi? No, c’è stato un intoppo in questa bella favola. I vecchi proprietari pare che non siano stati molto d’accordo e alcuni di loro hanno presentato denunce: alla guardia di finanza, ai carabinieri, alla procura. E a dare voce al loro stupore hanno chiamato anche i giornalisti. Ma chi si è preso la gatta da pelare sono stati quelli de L’Indiscreto che hanno messo su una bella inchiesta. Hanno cercato di parlare con il signor Ausilio, hanno intervistato il notaio che comunque ‘sta sereno’ ma anche l’avvocato Mario Savio Grasso, presidente dell’AFLA, che ha ipotizzato una violazione della legge professionale. Sono anche andati a farsi una chiacchierata con il presidente del Cumi, Nello Caporale, perché il notaio è stato componente della commissione di diritto commerciale (“Ma sono contratti che fa l’Università di Messina… mi auguro che ci sia presto un chiarimento, anche per i legami d’amicizia che si stringono con chi lavora presso di noi”).

 

Hanno voluto ascoltare anche il senatore Mario Giarrusso dei 5 Stelle che ha posto un bel po’ di interrogativi sull’arcano, e poi il dottor Salvatore Calleri, presidente della Fondazione Caponnetto, che auspica l’azione della magistratura perché in questa storia c’entra anche la mafia.  È una vicenda con implicazioni molto più serie e complesse di quanto all’inizio si potrebbe pensare. Lo ha spiegato bene il senatore Giuseppe Lumia che ha chiarito come proprio la mafia di Tortorici, nel messinese, sia una delle più feroci ma anche delle più eclettiche, duttile. Non solo droga nei suoi piani imprenditoriali ma anche truffe alla comunità europea: “Hanno un perfetto controllo del territorio. Individuano i lotti di terreno abbandonati e se ne impossessano. Quindi chiedono contributi all’AGEA (l’agenzia italiana per le erogazioni ai produttori agricoli dei fondi dell’Unione europea, ndr). Ma dietro di loro c’è sempre il colletto bianco”.

 

Bravi, proprio bravi quelli dell’Indiscreto (per il servizio online: Terre di tutti – Prima parte on Vimeo) che nel 2014 si sono anche aggiudicati il Premio Caponnetto. Sono andati anche alle Agenzie delle Entrate, qui, a Siracusa, per chiedere come mai nessuno si fosse accorto di quella vendita di tantissimi lotti, ciascuno per 3-4mila euro, ma nessuno ha voluto rilasciare dichiarazioni. E d’altra parte l’Agenzia ha titolo solo per gli aspetti fiscali. Forse si sarebbe potuto chiedere al conservatore dei registri immobiliari di Siracusa, sebbene l’articolo 5 dell’atto di compravendita lo vorrebbe esonerare ‘da ogni responsabilità’.  Dubitiamo molto che una tale ‘liberatoria’ sia possibile e che non ci siano responsabilità a carico del conservatore per avere trascritto un atto che non è in alcun modo ricollegabile al precedente proprietario dei lotti, anzi alle decine di proprietari.

 

Ma è pur vero che nel 2007 una pronuncia della Cassazione, una di quelle che ai più, se non a tutti, appaiono aberranti, intervenendo su un acquisto di proprietà per usucapione, ha ribaltato il proprio precedente orientamento che prevedeva, a legittimazione dell’avvenuta acquisizione del bene (possesso uti dominus pacifico, pubblico, continuo e non interrotto protratto per 20 anni), che fosse il tribunale, con sentenza, ad accertare l’avvenuto passaggio di proprietà. Definendo tale sentenza del tribunale come meramente ‘dichiarativa’, la Cassazione ha di fatto ritenuto che il diritto di proprietà si consolidi pacificamente una volta che si realizzino tutti i requisiti dell’usucapione.

 

In sostanza si è così considerato superfluo l’elemento essenziale della continuità delle trascrizioni  che documentano il regolare passaggio della proprietà di un bene da un soggetto ad un altro e si è aperta la possibilità, per notai come per conservatori, di basarsi sull’esclusiva dichiarazione resa dal venditore. Basta dire di essere proprietari per esserlo realmente.

 

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