ELIMINAZIONE BARRIERE ARCHITETTONICHE, troppe ombre e anomalie nell’affidamento del Piano. Barbone (FI) chiede l’intervento di Anac e Corte dei conti

Dopo un ritardo di quarant’anni – per la legge 41/1986 ogni Comune ha (avrebbe) l’obbligo di dotarsi del Piano per l’Eliminazione delle Barriere Architettoniche (PEBA) -, quella che doveva essere una tappa di civiltà e di progresso per la città si è trasformata, a Siracusa, in uno spinoso caso politico-amministrativo. Ad avanzare dubbi e contestazioni sull’affidamento diretto (quasi 49mila euro) per la redazione del Piano – come è noto – la consigliera di Forza Italia Alessandra Barbone, decisa a sottoporre la questione, oltre che al Nucleo di Valutazione comunale, alla Procura Regionale della Corte dei Conti e all’Autorità Nazionale Anticorruzione.

Tutto ha inizio il 22 dicembre 2025, quando il Settore Pianificazione Urbanistica del Comune di Siracusa adotta la Determina Dirigenziale n. 6806 con cui affida all’ingegnere Salvatore Dresda (classe 1989) l’incarico per la redazione del programma di intervento del PEBA nelle zone prioritarie della città. La motivazione della scelta ‘esterna’ viene individuata nella presunta “carenza di personale di competenze tecniche ad hoc“.

L’operazione economica è fissata a 38.610 euro (ottenuta applicando un irrisorio ribasso dell’1% su una stima iniziale di 39.000 euro) che, sommandosi a CPA e IVA, porta il totale a carico delle casse comunali a 48.988,37 euro.

Nella prima interrogazione ‘urgente’ dell’8 giugno 2026 la consigliera Barbone contesta tanto la congruità dell’importo per la sproporzione tra la complessità e la vastità della prestazione richiesta (analisi dello stato di fatto, progettazione urbana ed edilizia, stima dei costi per categorie e pianificazione pluriennale) e la genericità dei criteri di stima di quel budget. Ma a non convincere è anche l’assenza agli atti del curriculum vitae del professionista a supporto della “comprovata esperienza“.

Richiamandosi ai principi di efficienza, efficacia ed economicità dell’azione amministrativa (art. 1 Legge 241/1990 e art. 97 della Costituzione), Barbone chiede conto delle verifiche preliminari effettuate dal Comune per accertare la reale impossibilità di utilizzare le risorse umane già presenti all’interno dell’ente prima di aprire la porta a consulenze esterne, lamentando inoltre che la determina non risulta pubblicata sul sito istituzionale. Per evitare un potenziale danno erariale o l’illegittimità nella spesa, in Consiglio Comunale chiede la trasmissione degli atti alla Procura della Corte dei Conti della Regione Siciliana. L’istanza, presentata durante il question time, in assenza dei rappresentanti dell’amministrazione attiva cade nel vuoto.


Tempestiva è invece la richiesta che il
Segretario Generale, responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza, Danila Costa rivolge al rup Gaetano Brex per i chiarimenti necessari a risolvere il cortocircuito normativo: nella determina il ricorso a motivazioni tipiche delle collaborazioni autonome (D.Lgs. 165/2001) – che imporrebbero l’accertamento preventivo dell’impossibilità di usare personale interno – contrasta infatti con la formalizzazione dell’atto come appalto di servizi (D.Lgs. 36/2023).

Ed evidenzia inoltre che, in un caso come nell’altro, la pubblicazione online su “Amministrazione Trasparente” non è una mera formalità bensì la condizione legale di efficacia dell’atto e di liquidabilità del compenso.

Da qui la seconda interrogazione di Alessandra Barbone, questa volta con il coinvolgimento anche dell’ANAC.

Ma è ciò che accade dopo a dare una svolta clamorosa alla vicenda.

Dal mio punto di vista – afferma Alessandra Barbone – siamo di fronte a un “colpo di mano”. Invece di trasmettere immediatamente il mio esposto agli organi di controllo, gli uffici hanno tardato inviando anche la nota difensiva dell’architetto Brex. Del 28 luglio. Un escamotage, direi, per ‘sterilizzare’ in qualche modo la mia denuncia tentando di ridurre la portata del caso a normale interlocuzione amministrativa. Ma c’è di più, e questo costituirebbe senz’altro una più grave anomalia. Nella sua nota Brex rivendica la legittimità dell’intera procedura chiarendo che si tratta di un appalto di servizi di ingegneria (e non di un incarico di collaborazione autonoma che avrebbe richiesto il preliminare accertamento dell’impossibilità oggettiva di utilizzare le risorse umane interne), afferma che il curriculum dell’ingegnere risulta regolarmente acquisito agli atti di gara in quanto ne è componente obbligatoria e, per quanto riguarda la mancata pubblicazione, comunica che il settore ha ‘già’ provveduto. Io però mi chiedo come sia possibile che l’atto risulti ora pubblicato con data 18 dicembre 2025 quando la determina è stata materialmente firmata il 22 dicembre 2025”.

Un domanda pesantissima a cui probabilmente daranno una risposta gli organi di controllo.

Con una dura nota integrativa, la consigliera ha infatti posto ulteriori questioni sulle giustificazioni tecniche fornite dal rup: se il Comune sostiene di non avere competenze interne, come mai l’ingegnere esterno è stato successivamente affiancato da personale dell’ente? Ed è davvero sufficiente un’attività di volontariato presso una onlus di assistenza per anziani e disabili – e non di pianificazione urbanistica o ingegneria strutturale – per vantare una “comprovata esperienza di pianificazione” tale da redigere un PEBA per un capoluogo di 115.000 abitanti e sito UNESCO, che richiederebbe standard elevatissimi (Master specifici, Universal Design, interventi su edifici storici vincolati e tavoli di co-progettazione partecipata con le associazioni dei disabili, ecc.)?

Quesiti condivisi dal Consiglio Comunale che il 16 luglio scorso ha approvato all’unanimità una mozione per ottenere piena luce sulle procedure, disporre la sospensione cautelare dei pagamenti e soprattutto coinvolgere formalmente la Procura Regionale della Corte dei Conti (per l’accertamento di eventuali danni erariali), l’ANAC (per la vigilanza sugli obblighi di trasparenza e prevenzione della corruzione) e il Nucleo di Valutazione (per i profili disciplinari e di performance dirigenziale).

Un passaggio istituzionale cruciale, soprattutto per la denuncia della consigliera Barbone su atti chiave della procedura “non regolarmente pubblicati nella sezione Amministrazione Trasparente“. Infatti, ai sensi dell’articolo 46 del D.Lgs. 33/2013, l’eventuale inadempimento degli obblighi di trasparenza legati al regime della Banca Dati Nazionale dei Contratti Pubblici incide direttamente sulla responsabilità dirigenziale e, nei casi più gravi – opacità procedurali e carenza di motivazioni -, chiama in causa la giurisdizione della Corte dei Conti anche per potenziale danno all’immagine dell’Amministrazione.

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