Parco degli Iblei, Santolio, Calafarina: la difesa del territorio come atto di resistenza

C’è qualcosa di distopico nella difesa dei beni comuni, delle rilevanze archeologiche e paesaggistiche del territorio: un ruolo che quasi sempre le associazioni ambientaliste e i cittadini si trovano a sobbarcarsi in solitudine, mentre le istituzioni pubbliche e i rappresentanti delle comunità locali finiscono per fare da copertura agli interessi privatistici e speculativi.

Questi ultimi, eletti dal popolo per rappresentare gli interessi dei molti e non dei pochi, dovrebbero invece essere in prima fila nel cogliere le istanze che arrivano “dal basso”. E invece ci si ritrova costantemente sulle barricate, rassegnati a considerare i successi ottenuti solo come momentanee tregue, incapaci di rassicurare sulla tutela definitiva e immodificabile del bene difeso.

Succede oggi per la costituzione del Parco degli Iblei, osteggiato da chi predilige i gruppi di interesse. È successo per la necropoli di Santolio a Palazzolo, dove si resta con il fiato sospeso in attesa di un vincolo diretto della Soprintendenza che metta la parola fine alle mire di Terna. E si ripropone drammaticamente a Pachino, con il mega resort che la società dei fratelli Ciccazzo vorrebbe realizzare da oltre quindici anni in Contrada Lettiera, allo sbocco del Vallone di Calafarina.

Un’area di inestimabile valore – che custodisce la Necropoli dell’Età del Bronzo dei Cugni, i villaggi di Castelluccio, la leggendaria Grotta di Calafarina e le antiche carraie, inserita a ridosso delle zone protette della Rete Natura 2000 – rischia di essere sacrificata alla cementificazione.

Nonostante la seconda Conferenza dei Servizi convocata dal Comune di Pachino si sia chiusa con un nuovo stop (esito negativo e parere sfavorevole del SUAP), il clima non è di sollievo, ma di allerta. La società proponente ha infatti tentato di aggirare l’ostacolo ripresentando il progetto in forma modificata senza riscontrare le osservazioni precedenti, costringendo di fatto a riaprire l’iter.

Di fronte a questo stillicidio normativo e procedurale, la risposta della società civile non si è fatta attendere. Sigle come Italia Nostra Capo Pachino, la Pro Loco di Marzamemi, il Gruppo Archeologico Capo Pachino, l’Archeoclub di Noto e Acquanuvena di Avola si sono mobilitate con osservazioni formali e petizioni online per bloccare la compatibilità ambientale.

L’alternativa a questa ennesima colata di cemento esiste e guarda al futuro: l’istituzione del Parco Archeologico e Paesaggistico di Calafarina e dei Cugni. Un modello di sviluppo ecocompatibile, destagionalizzato e integrato con la vocazione agricola del territorio, sulla scia di esperienze storiche positive come l’Oasi di Vendicari.

Perché il paesaggio non è merce di scambio, e difendere Calafarina non è solo un dovere morale, ma l’unico investimento reale per il futuro della costa sud-orientale della Sicilia.

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