Il depuratore consortile IAS di Priolo Gargallo, concepito per trattare sia le acque reflue urbane sia i reflui del polo petrolchimico aretuseo, si trova al centro di un complesso nodo ambientale, industriale e giudiziario. Sottoposto a sequestro nel giugno 2022 nell’ambito dell’inchiesta per disastro ambientale, l’impianto ha evidenziato — secondo la perizia tecnica dell’incidente probatorio — tutte le criticità intrinseche del modello misto: la presenza e le continue fluttuazioni dei flussi industriali e degli idrocarburi hanno a lungo compromesso l’efficienza dei processi a fanghi attivi nelle vasche biologiche; contestualmente, la storica assenza di adeguate coperture e di sistemi di captazione e trattamento ha generato diffuse emissioni odorigene e dispersioni di composti volatili nocivi per la salute.
Oggi la sfida principale si gioca sul fattore tempo. La sentenza n. 105/2024 della Corte Costituzionale ha sancito la subordinazione della continuità produttiva alla tutela della salute, dichiarando l’illegittimità delle norme che consentivano proroghe sine die dell’attività in deroga e ripristinando la cogenza del termine massimo e inderogabile di 36 mesi per il completamento degli interventi di risanamento e il distacco dei reflui industriali. Parallelamente, la Corte di Cassazione ha annullato con rinvio le ordinanze del Tribunale del Riesame che avevano concesso proroghe operative in assenza di un monitoraggio rigoroso e puntuale degli inquinanti.
L’autorizzazione a proseguire le attività, con la fissazione di limiti emissivi provvisori, discende dal decreto interministeriale del 12 settembre 2023 (adottato in attuazione del D.L. 2/2023 sui siti di interesse strategico nazionale). Applicando il limite perentorio di 36 mesi dalla data di entrata in vigore dell’atto, la deroga cesserà improrogabilmente entro il 12 settembre 2026. Il mancato rispetto del cronoprogramma o delle prescrizioni ambientali comporterà la decadenza automatica del regime di deroga, con il conseguente arresto immediato degli scarichi e delle produzioni. Si tratta di una scadenza perentoria che si scontra con una realtà cantieristica insormontabile: rispettare tale termine è tecnicamente e materialmente impossibile.
Lo stato di attuazione: Grandi Utenti a rilento e cantieri asimmetrici
Per scongiurare il blocco delle attività, i colossi industriali del polo hanno stanziato oltre 200 milioni di euro per realizzare impianti autonomi di depurazione. Ciononostante, i singoli cronoprogrammi procedono a velocità disomogenee, evidenziando un netto disallineamento rispetto ai vincoli temporali:
ISAB Sud (impianto IGCC): già distaccato;
Versalis (Gruppo Eni): già distaccata;
Priolo Servizi: distacco stimato entro settembre;
Sasol Italy: completamento dei lavori previsto entro fine anno;
Sonatrach: conclusione delle opere stimata non prima della primavera del 2027, ben oltre la soglia massima consentita.

Questa asimmetria genera un grave dilemma operativo: la chiusura anticipata delle condotte verso l’IAS, prima dell’effettivo collaudo degli impianti privati, imporrebbe la fermata tecnica delle linee di raffinazione e petrolchimica.
Parallelamente, la Regione Siciliana persegue la rifunzionalizzazione dell’IAS quale presidio a esclusiva o prevalente matrice civile, a servizio dei comuni di Priolo Gargallo, Melilli, Siracusa, Solarino e Floridia, con la contestuale dismissione dell’impianto di Canalicchio e la cessazione del recapito dei reflui nel Porto Grande di Siracusa.
Tale transizione pone complesse problematiche di ingegneria di processo: venendo meno la componente industriale, l’impianto andrà incontro a un drastico sottocarico idraulico e organico. Senza un apporto sufficiente di nutrienti e sostanza organica, la biomassa batterica rischia il collasso biologico, mentre le attuali stazioni di sollevamento e aerazione risulterebbero pesantemente sovradimensionate e ingiustificatamente energivore. Si rende quindi indispensabile una rapida parzializzazione delle linee, con la rifunzionalizzazione modulare delle vasche e l’adozione di macchinari a regolazione dinamica dei consumi.
A queste difficoltà si sommano i tempi delle opere pubbliche di adduzione: convogliare l’intera portata civile dell’hinterland siracusano verso Priolo richiede il ripristino funzionale della condotta dorsale, i cui tempi di gara, esecuzione e collaudo (stimabili in almeno un biennio) rischiano di aprire una pericolosa finestra temporale in cui i reflui industriali saranno già esclusi, ma i volumi civili sostitutivi non ancora immessi.
Il nodo economico e il destino delle PMI
La transizione incide in modo dirompente anche sulla sostenibilità economico-finanziaria dell’infrastruttura. I costi operativi dell’IAS, storicamente di 12-13 milioni di euro, coperti per oltre due terzi dai canoni dei Grandi Utenti, non potranno essere assorbiti dalla sola tariffa del servizio idrico integrato (stimata in 6.2 milioni di euro) applicata alle utenze civili (secondo il metodo ARERA). Ciò determinerà uno squilibrio di bilancio stimato in 6-7 milioni di euro annui, che richiederà contributi di transizione o misure compensative per non gravare sui bilanci comunali e sui cittadini.
In questo quadro, la maggiore vulnerabilità riguarda le circa 70 piccole e medie imprese insediate nella zona industriale: prive di aree idonee e della solidità finanziaria necessaria per costruire impianti di trattamento autonomi, l’interruzione del servizio consortile le priverebbe dell’autorizzazione allo scarico, traducendosi nella paralisi delle loro attività.
Per governare la transizione, la Regione ha istituito una Cabina di Regia con il mandato di traghettare l’impianto verso l’affidamento al gestore idrico (Aretusacque), monitorare i cantieri della Condotta Ciane e definire la riorganizzazione tecnica necessaria. La tenuta complessiva dipenderà dalla capacità di accelerare le opere infrastrutturali, riconfigurare le vasche e individuare una formula tecnico-giuridica che consenta il conferimento tracciato dei reflui delle PMI.
Tuttavia, il principio ribadito dalla Consulta — secondo cui il bilanciamento tra ambiente, salute e sviluppo produttivo non tollera rinvii a tempo indeterminato — evidenzia l’impossibilità di chiudere la partita entro i termini prescritti. Il divario incolmabile tra cronoprogrammi industriali, cantieri pubblici e vincoli giudiziari impone il ricorso a strumenti normativi o amministrativi straordinari, pena la paralisi simultanea del sistema depurativo, del polo petrolchimico e del tessuto economico della provincia siracusana.
A quattro anni dal sequestro, resta un amaro interrogativo: una tempestiva modernizzazione avrebbe evitato l’attuale empasse? Una gestione rigorosa, l’adeguamento alle BAT (Best Available Techniques) sollecitato dai periti sin dal 1998 dopo un analogo procedimento giudiziario e l’attuazione delle prescrizioni AIA (rimaste in gran parte disattese) avrebbero preservato la piena sostenibilità del modello consortile. Una gestione centralizzata con scarico sottomarino al largo (a 35 metri di profondità) rappresentava — e rappresenterebbe tuttora — la migliore soluzione tecnica per evitare dispersioni inquinanti nella rada di Augusta, sito di interesse nazionale già gravato da una pesante vulnerabilità ambientale.

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