Riserva Ciane-Saline: il telerilevamento non spegne l’abbandono. Replica alle dichiarazioni del Presidente Giansiracusa

Le dichiarazioni del Presidente del Libero Consorzio, Michelangelo Giansiracusa, scelgono la strada consueta dell’annuncio a effetto: rivendicare l’avveniristico progetto di telerilevamento da oltre 700 mila euro basato su Intelligenza Artificiale — promesso tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027 — rimproverando a chi critica l’Ente di averlo “dimenticato”.

Conoscevamo bene questo progetto, sia per i continui annunci a mezzo stampa sia per aver partecipato al tavolo tecnico. Ma al Presidente chiediamo con chiarezza: cosa c’entrano i rendering e la tecnologia del 2027 con la devastazione di oggi? Parlare di ciò che forse verrà non cancella le responsabilità su ciò che è accaduto in una riserva lasciata del tutto priva delle più basilari misure di prevenzione. Anche se la tanto sbandierata rete di telerilevamento fosse stata già operativa, cosa avrebbe potuto salvare atteso inoltre che l’intervento dei Vigili del Fuoco è stata tempestivo? La tecnologia individua il fumo, non spegne le fiamme né elimina il combustibile.

Il Presidente sembra scambiare il termometro per la cura: l’incendio si sarebbe propagato con identica violenza perché il territorio delle Saline è stato trasformato nel tempo in una vera e propria polveriera a cielo aperto. La stratificazione di biomassa secca, la totale assenza di viali parafuoco, la mancata pulizia dei bordi stradali e la proliferazione incontrollata dei canneti — diretta conseguenza di un regime idrico abbandonato a se stesso — sono il risultato inequivocabile di una gestione passiva e assente, priva di qualsiasi manutenzione ordinaria e straordinaria.

All’Ente Gestore non chiediamo conto del futuro, ma del presente e di decenni di omissioni. Poniamo domande precise che esigono risposte immediate:

  • Perché nessuna vedetta nei giorni critici? In attesa dei satelliti e dell’Intelligenza Artificiale, perché non è stato istituito un semplice presidio di avvistamento da postazione fissa durante i giorni di allerta rossa, considerando l’estensione contenuta dell’area?
  • Dov’è la squadra di primo intervento? Perché l’Ente non ha mai organizzato un proprio nucleo antincendio operativo, dislocato stabilmente nella Riserva per stroncare sul nascere i focolai?
  • Perché si ignorano gli accordi istituzionali? Perché non è mai stata data piena attuazione all’articolo 4 della convenzione di affidamento, che impone il raccordo strategico e operativo delle misure antincendio con il Corpo Forestale?

Infine, respingiamo al mittente le accuse di “pregiudizio ideologico”. Il continuo richiamo alla concertazione si scontra con una realtà ben diversa: abbiamo partecipato al tavolo tecnico con serietà e spirito costruttivo, spendendo a titolo esclusivamente volontario il nostro tempo, le nostre competenze e la nostra credibilità. Ci siamo però trovati di fronte a una progettualità già blindata a monte — a partire dai noti 5 milioni del FESR — senza alcuna reale volontà politica di accogliere proposte e modifiche sostanziali.

La tutela dell’ambiente richiede atti concreti, presidio del territorio e manutenzione costante, non fughe in avanti. Chi amministra risponda del disastro attuale prima di pretendere applausi per le promesse di domani.

 

 

 

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