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Siracusa, Capitale europea della Cultura 2033?

Viviamo da tempo un preoccupante sfilacciamento delle relazioni tra la politica e la società, tra le Istituzioni e i cittadini. Mai come in questi ultimi anni, la crisi del “legame sociale” – sia sul piano nazionale, che nelle città – aveva toccato soglie così basse: di declino, di inconsistenza, di “vuoto di senso”. Certamente, il contesto globale di “guerre a pezzi”, lungo questi anni – nel vivo di una crisi di prospettive, di futuro incerto e di impoverimento sociale per fasce sempre più ampie di cittadini –, non solo rende la “sfera pubblica” più distante e lontana, ma spinge sempre più le persone a chiudersi nella loro sfera privata, mentre alcune spinte regressive giocano politicamente la carta del nemico: l’altro, il diverso, lo straniero, l’immigrato. Un sentimento di insignificanza e la percezione di un vuoto di prospettive sembra avvolgere in questi anni recenti i cittadini.

La pretesa, o il tentativo, di “pensare in grande”, alla ricerca di realizzazioni ed obbiettivi significativi sul piano politico-istituzionale e di rilancio del tessuto sociale, per quanto possa apparire un azzardo carico di utopia, a volte può rappresentare la chiave di volta per invertire la tendenza alla stagnazione e alla lamentazione inconcludente. Ma perseguire questa ipotesi richiede alcuni presupposti decisivi, fondati su principi comuni e condivisi: la trasparenza nella costruzione del “progetto”, il serio impegno nella scelta di competenze reali nella elaborazione degli scopi che ci si prefigge, una capacità di attrazione e mobilitazione della cittadinanza, dei corpi sociali, delle Associazioni e Ordini professionali, delle presenze universitarie, degli specialismi, del mondo vasto e ricco del pensiero e della cultura.

Domenica 30 agosto, sul quotidiano La Sicilia, è uscito un ampio articolo, a firma di Massimo Leotta, che riportava le idee di Laura Milani (torinese, manager culturale, “ambasciatrice” della candidatura di Siracusa a Capitale europea della Cultura 2033), sugli obiettivi del lavoro ideativo/organizzativo che la fondazionesiracusa2033.com (riporto il sito web del Comitato promotore della Candidatura, per informare i cittadini e i corpi sociali interessati) in parte ha già iniziato e ancor più intende realizzare, dal prossimo 30 ottobre. Nel frattempo, sappiamo poco dei risultati e propositi acquisiti e condivisi nello svolgimento della “Fase II”, visto che, dal sito della Fondazione, si apprende che lo svolgimento della “Fase II” sarebbe iniziata il 30 maggio 2026 per concludersi il 30 ottobre 2026.

In altri termini, si evince che la “Fase II”, tra il 30 maggio al 30 ottobre, avrebbe (e “dovrebbe”, visto che ottobre è di là da venire) già promosso ed organizzato «incontri, eventi e iniziative culturali diffusi su tutto il territorio provinciale, con l’obiettivo di favorire il coinvolgimento attivo della comunità e stimolare il confronto tra i diversi attori locali», così nel sito, alla voce “Programmazione”. Mai, una tale mobilitazione l’avevamo vista in giro. Forse c’è sfuggito qualcosa, oppure la natura di questi incontri sul territorio provinciale deve avere avuto un carattere istituzionale, con i Sindaci dei Comuni.

Intanto, è annunciata la “Fase III”, sul sito della Fondazione, e nei suoi scopi prevederebbe (citiamo dal sito) «iniziative strutturate di confronto, condivisione e coordinamento con il territorio, coinvolgendo gli organismi consultivi e promuovendo eventi tematici, tavoli di lavoro e momenti di partecipazione diffusa, finalizzati alla costruzione di una proposta condivisa».

Avremo modo di misurare in che modalità e temi questa “fase di ascolto”, tra settembre e il 30 ottobre, saprà estendere la partecipazione collettiva della città e del suo “cervello collettivo”. Anche perché «l’elaborazione della proposta di candidatura» prenderebbe il suo avvio a partire dal 30 ottobre 2026. Forse, occorrerebbe uscire da carattere esoterico che circonda questo lavoro: peraltro, scorrendo il sito della Fondazione, sia i dati, che le informazioni circa l’impianto strategico del progetto sono fermi allo stato di mere enunciazioni, abbellite con qualche foto di scorci di Siracusa.

Vedremo cosa accadrà dal 1° settembre. Resta il fatto che, non solo dal sito della FondazioneSiracusa2033, ma anche dalle notizie relative ad associazioni, gruppi culturali, corpi sociali di interesse, gruppi locali, centri di aggregazione nei diversi “linguaggi culturali”, ecc., non sembra sia emersa “un’eco pubblica” di visibile coinvolgimento corale da parte delle realtà culturali di Siracusa.Visione” è la “parola chiave” (parola che assolutamente condividiamo!) che la Milani indica in esordio in questo suo articolo: c’è da sperare che questa parola non rimanga solo un mero “flatus vocis”, dal momento che, come sanno tutti i siracusani, “Visione” è, non solo “parola”, bensì anche “dispositivo logico”, “sistema”, “forma culturale” che non esiste da sempre nel vocabolario “politico-culturale” delle Amministrazioni della città.

Scorrendo le “voci” del sito della Fondazione, nella pagina delle “Partnerships” (notizia nota da tempo), si legge che sono cinque le Istituzioni capofila della costruzione del Progetto di candidatura: Il Comune di Siracusa, ReStart (Associazione di cui è presidente Giovanni Cafeo, dirigente della Lega), The Siracusa International Institute, la Fondazione Inda e il Parco archeologico della Neapolis.

Sul Parco archeologico di Siracusa, sappiamo che è recente la nomina del dr. Antonino Lutri, in sostituzione del precedente Carmelo Bennardo. Sulla Fondazione Inda, al momento sospendiamo il giudizio, vivendo acque un po’ agitate. Vedremo in che modo l’«ambasciatrice» Milani muoverà i suoi passi in questi mesi. Al momento, sono già cinque le città impegnate nella corsa per Capitale europea della Cultura2033: Torino, Siracusa, Piacenza, Norcia, Viterbo. Probabile che in questi mesi se ne aggiungano altre.

Sull’immagine della Sicilia, pesa il clamoroso disastro e fallimento nazionale di “Agrigento Capitale italiana della Cultura 2025” – che già era evento più piccolo, scelta dettata dal “premio” ad una Giunta di centrodestra – e ciò ha inevitabilmente una ricaduta nella valutazione anche su Siracusa – segnata da una sorta di “maledizione” che la fa oscillare tra la suggestione del suo “portante passato” (il genius loci, la grecità, il Teatro antico, i miti, Ortigia, Federico II, il barocco, ecc.) e la miseria e l’insipienza politica ed istituzionale di questi decenni – dal momento che anche la “decisione” sulla Capitale europea della Cultura ha un’evidente impronta di carattere politico.

Ma, al contempo, niente è scontato. Servirebbe uno sforzo reale, di sostanza, vero, profondo. Uscire dal mero nominalismo formale: tipo, “bisogna fare rete!” – un “mantra” che circola da oltre 2 decenni, nel fallimento più totale. Serve incontrare “fisicamente” la città, mettere a fuoco i “vettori” strategici per un reale “progresso” del volto della città, su cui costruire l’asse del “Progetto2033”, ragionare su un’idea non effimera di Siracusa, nel vivo di un ampio lavoro di “tessitura sociale” che dia vita ad un inedito “General intellect” della città, sottraendo il percorso di ideazione della candidatura sopra, oltre e lontana da ogni parziale “identificazione politica”.

E sempre a proposito di Politica, visto che il “Festival della Politica”, giunto alla 15° edizione, sarà in svolgimento a Mestre/Venezia dal 9 al 13 settembre, avendo a tema centrale “Le ragioni della Speranza”… ce la faranno i nostri eroi di Siracusa…?

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