Overtourism a Siracusa: la città soffoca, il turismo diventa tossico

Le persone stanno lasciando le grandi città del turismo, Venezia e Firenze in particolare, per tornare nei paeselli d’origine, e questa ritirata è una risposta al fenomeno dell’overtourism che sta letteralmente distruggendo questi centri; secondo alcuni, questo controesodo verso i borghi è un fenomeno positivo perché ricrea il senso della comunità, e del resto la ricchezza più autentica e profonda dell’Italia non sta tanto nelle grandi città d’arte, ma appunto nei piccoli borghi, ognuno con i propri costumi, le proprie abitudini e le proprie tradizioni secolari. Ma il quadro che emerge da realtà come Siracusa è ben più complesso: qui abbiamo il mare dove migliaia di case e villette sono sorte da decenni, e chilometri di coste sono stati rovinati da una cementificazione selvaggia con pozzi a perdere e relativo inquinamento marino, i 30 km a nord della città venivano inquinati dalle industrie.

Eppure alcuni potrebbero pensare ai loro piccoli Comuni in collina, dove c’è più attività culturale, come il jazz a Canicattini, gli eventi a Palazzolo, le sagre in vari momenti, e via dicendo. È che a Siracusa il sovraffollamento turistico sta alterando profondamente il tessuto urbano e la sicurezza della città, alimentando tensioni sociali, degrado e forme di micro-violenza legate alla saturazione degli spazi pubblici, alla movida disordinata e alla pressione della speculazione economica; la calca e il turismo “mordi e fuggi” riducono il controllo sociale nei quartieri storici, trasformati in parchi di divertimento dove aumentano risse notturne, atti di vandalismo e disturbo della quiete, mentre la massiccia conversione di case in affitti brevi fa impennare il costo della vita, sradica le comunità locali e svuota i centri storici di una presenza abitativa stabile che è il principale argine al degrado, tanto che il Sunia Cgil denuncia la progressiva espulsione delle famiglie dal centro storico proprio a causa della conversione degli immobili in rendite turistiche, con le presenze negli affitti brevi in provincia che hanno registrato un incremento superiore al 30%, superando addirittura la crescita dell’offerta alberghiera tradizionale.

Poi la congestione delle strade (Siracusa ha il più alto tasso automobilistico della Sicilia e il 50% delle auto viaggia senza assicurazioni dichiarano le relative compagne), crea esasperazione quotidiana nei residenti, acuendo un clima di intolleranza reciproca che sfocia spesso in conflitti, a volte anche violenti, e la forte mole di denaro contante gestita da un’economia turistica non regolamentata attira interessi della criminalità organizzata per il riciclaggio e la gestione di servizi collaterali, con conseguenze che vanno dalla chiusura delle botteghe storiche a favore di attività seriali o di ristorazione rapida. A Siracusa in un tutto collegato affiorano altri indici che dichiarano un alto grado di usura: la provincia è tra le prime in Italia per spesa pro capite nel gioco online, con 3.203 euro annui a testa per i residenti di 18-74 anni, e che per quegli insiemi di indicatori assunti dai report del sole 24ore l’indice di criminalità dal 2020 al 2025 è aumentato del 30,4%, collocandosi al 27° posto su 107 province italiane.

Sul fronte della salute mentale, anch’esso legato a questo dilagante fenomeno, si registra un consumo di psicofarmaci tra i più alti in Sicilia, con prescrizioni per il disturbo da deficit di attenzione e iperattività quasi 5 volte superiori alla media nazionale; questo indice, che emerge dal dossier “qualità della vita”, rappresenta una misura complessa che riflette non solo la diffusione del disagio mentale come ansia, depressione e insonnia, ma anche l’efficienza dei servizi sanitari locali, evidenziando l’impatto di ritmi di vita intensi, isolamento sociale e difficoltà economiche. Il legame tra criminalità, violenza e abuso di psicofarmaci in ambito urbano è bidirezionale e sinergico: le continue tensioni criminali generano traumi cronici e stress che alimentano l’automedicazione con ansiolitici e sedativi, mentre nei contesti degradati l’accesso limitato a cure psicologiche adeguate spinge le persone a usare questi farmaci per gestire ansia, paura e depressione, e i tassi sempre più elevati di criminalità creano un clima di insicurezza costante che eleva i livelli di cortisolo e ansia nella popolazione residente; il degrado socio-economico, la disoccupazione, la povertà e la mancanza di spazi comunitari sani sono il terreno di coltura comune sia per l’illegalità diffusa sia per il consumo di sostanze stupefacenti, e si innesca così un circolo vizioso, perché più sale la violenza percepita, maggiore è la richiesta di sollievo chimico. Se andiamo difatti a esaminare l’indice della salute emesso dai report del Sole 24 Ore, che comprende 12 sotto-indicatori, in Sicilia quello di Siracusa è inferiore a quello di città molto più grandi e complesse come Palermo, Catania e Messina, le quali si pongono al di sopra della media nazionale, con Siracusa sotto questa soglia.

Ma le forze dell’ordine cosa possono fare? Al Prefetto si dovrebbe chiedere di convocare il Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica per ridistribuire le interforze e richiedere rinforzi al Ministero dell’Interno, pianificando interventi mirati nelle zone critiche della città, sollecitando servizi straordinari di controllo del territorio e il rafforzamento del passaggio di pattuglie di Polizia e Carabinieri nelle ore e nei quartieri più a rischio, e spingendo affinché il Prefetto si raccordi con il Comune per installare o riparare telecamere di videosorveglianza urbana e migliorare l’illuminazione pubblica delle strade buie o isolate; è importante depositare una richiesta scritta e circostanziata, firmata da residenti, comitati o attività commerciali, con date, vie e descrizioni precise degli episodi di violenza, e chiedere un incontro formale in Prefettura per esporre direttamente il disagio sociale e la percezione di insicurezza del quartiere.

A tutto ciò, attualmente, si sta sommando da mesi l’interruzione prolungata dell’acqua pubblica, che sta portando all’aumento delle disdette negli alberghi, all’interruzione o alla riduzione dei servizi di ristorazione e bar, e a forti tensioni sociali con esposti legali; eppure, la gran parte del popolo siracusano rimane quasi inerte, anzi i diretti interessati si voltano dall’altra parte, mentre reazioni e provvedimenti, proteste e ricorsi vengono presentati solo da comitati e dal sindacato locale. Invece è da denunciare con forza alla prefettura e alle autorità sanitarie questi disservizi della rete idrica che causano grossi problemi, in particolare ad anziani allettati.

Tuttavia, nel discuterne con vari siracusani scettici, questi pongono le loro perplessità a tali allarmismi. Loro sostengono che i relativi episodi sono fenomeni isolati, e pongono davanti una visione apparentemente contraddittoria: non sono forse pieni i ristoranti e le pizzerie di siracusani?

Allora bisogna spiegare a questi che, in un contesto di difficoltà economica come quello di Siracusa, ciò si spiega con la coesistenza di una fetta di popolazione con redditi stabili o sommersi che spende nei locali, e con il valore culturale attribuito alla convivialità, che spinge a tagliare su altri beni ma non su una pizza fuori casa; sappiamo che c’è una grande economia sommersa, quindi una quota di liquidità non dichiarata o proveniente da canali informali che non risulta nelle statistiche ufficiali sulla povertà ma alimenta i consumi. Invece non è sommersa la crisi della ristorazione, dovuta all’aumento drastico dei costi come energia, affitti e materie prime, alla stretta sui margini di guadagno, alla difficoltà a trovare personale qualificato, e quello che si ha viene spremuto con salari ridotti e con un cambiamento nelle abitudini dei clienti, che spendono con molta più attenzione. Bisogna sapere che le stime di settore indicano circa 29.000 cessazioni di attività nel comparto per il solo 2026 in Italia. Certamente all’interno del biennio si prevedono chiusure anche a Siracusa.

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