RISERVA CIANE, LA FINTA CONDIVISIONE DELL’ON. CARTA. NON SERVONO NUOVE LEGGI MA REVOCARE UNA GESTIONE FALLIMENTARE

Il recente comunicato dell’on. Giuseppe Carta, deputato regionale e presidente della Commissione legislativa Ambiente, Territorio e Mobilità dell’ARS, sulla Riserva Ciane e Saline rappresenta il classico esempio di retorica politica progettata per distrarre l’opinione pubblica. Se il Presidente della Commissione Ambiente avesse riletto attentamente quanto diffuso, avrebbe probabilmente provato imbarazzo. Purtroppo, al posto del pudore, assistiamo all’ennesima “arma di distrazione di massa”.

Il contesto reale, che il comunicato omette, è la dura polemica sollevata da tempo da cittadini e associazioni contro le opache manovre dell’Ente gestore (il Libero Consorzio Comunale). Lo scopo dell’Ente appare chiaro: intercettare i fondi strutturali FESR per finanziare interventi inutili, che nulla hanno a che vedere con la risoluzione delle vere e storiche criticità che affliggono la Riserva da ben 42 anni.

In questo clima, l’on. Carta interviene presentando un disegno di legge che promette “tutela”, “fruizione sostenibile” e, soprattutto, l’istituzione di un “Comitato di concertazione”. Tradotto dal politichese: facciamo intervenire tutti in un grande calderone, così che la responsabilità dell’inefficienza e del degrado accumulati nei decenni si ripartisca su più soggetti, scaricandola di fatto anche sulle associazioni e sui cittadini. Vorrei altresì ricordare all’on. Carta che la Riserva non è stata istituita per la fruizione sportiva e sociale, né per la mera valorizzazione dei percorsi naturalistici e delle potenzialità turistiche dell’area, ma per la rivitalizzazione della stazione di Cyperus papyrus e per la tutela dell’area umida delle Saline, fondamentale per la sosta e la nidificazione dell’avifauna migratoria.

La prova di quanto sia illusoria questa “condivisione” è sotto gli occhi di tutti e risale a pochi mesi fa. Le associazioni sono state chiamate a partecipare a un “tavolo tecnico” per discutere un progetto di finanziamento che, nei fatti, era già stato deciso a monte dall’Ente gestore.

Nonostante il parere contrario di tutti i rappresentanti presenti al tavolo, che chiedevano la cancellazione di opere dannose o inutili, le critiche sono state puntualmente ignorate e liquidate. Subito dopo, con una vera e propria mistificazione istituzionale, l’Ente ha diramato un comunicato trionfalistico in cui vantava i risultati di una “campagna di ascolto e confronto” promossa attraverso un fantomatico “Comitato Tecnico Scientifico” (in realtà mai istituito né regolarmente riunitosi per questo scopo).

Questo smentisce categoricamente la retorica della “condivisione”. Non c’è stato alcun percorso partecipato, ma solo una totale sordità istituzionale, figlia di una cultura politica parolaia che usa i tavoli tecnici esclusivamente per avallare decisioni già prese, inseguendo obiettivi tutt’altro che trasparenti.

Siamo profondamente convinti che per salvare il Ciane non ci sia bisogno di nuove leggi. Basterebbe far rispettare quelle già in vigore: l’Ente gestore faccia il gestore (e lo faccia bene), mentre i cittadini e le associazioni mantengano il loro ruolo di controllori democratici dell’operato pubblico, senza farsi cooptare in inutili comitati di facciata.

Dall’on. Carta ci saremmo aspettati un’iniziativa moralmente e politicamente ineccepibile: chiedere la revoca immediata della gestione della Riserva all’attuale Ente. Dopo 42 anni che hanno prodotto solo sprechi di risorse pubbliche e un continuo degrado dell’area, l’unica vera riforma è affidare la Riserva Ciane a soggetti seri, competenti e realmente rispettosi dell’ambiente.

Giuseppe Ansaldi

Carmelo Iapichino

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