CONCORSO VV.UU. MELILLI, IL TAR ANNULLA LA GRADUATORIA

Concorso per vigili urbani a Melilli: il TAR di Catania accoglie i ricorsi dei candidati e annulla la graduatoria per mancanza dei criteri di valutazione

La prolungata e meticolosa inchiesta del nostro giornale La Civetta di Minerva sul concorso pubblico indetto dal Comune di Melilli per il reclutamento di dieci istruttori di vigilanza trova oggi una prima solida conferma nelle aule di giustizia amministrativa dove il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia, sezione staccata di Catania, in diverse pronunce sta dando ragione alle istanze di alcuni candidati.

La sentenza, depositata a seguito delle udienze del marzo e maggio scorsi, nel dare ragione a Giovanni Gianino che ha denunciato le opacità e le irregolarità di una procedura finita fin dal primo giorno al centro del dibattito pubblico locale soprattutto sui social – avvolto, in contraltare, dal silenzio della politica – si inserisce nel solco di analoghi provvedimenti giurisprudenziali che via via riconoscono le ragioni di altri candidati.

La vicenda giudiziaria, nata dal ricorso presentato da Gianino con il patrocinio dell’avvocato Alessandra Fangano contro il Comune di Melilli e nei confronti di altri controinteressati, ha messo nero su bianco i vizi radicali che hanno caratterizzato la gestione delle prove, confermando in pieno la fondatezza di quei dubbi e di quelle denunce che La Civetta di Minerva non ha mai smesso di pubblicare mentre l’amministrazione comunale cercava di blindare le graduatorie.

Il TAR di Catania, entrando nel merito delle questioni sollevate prima con il ricorso introduttivo e poi con i motivi aggiunti depositati dopo i tentativi di correzione in autotutela da parte dell’ente, ha dichiarato improcedibile il primo ricorso solo perché il Comune, accorgendosi dei pasticci iniziali, aveva dovuto annullare in autotutela le prove orali svoltesi in una composizione della commissione palesemente irregolare e in violazione del principio del collegio perfetto, costringendo i concorrenti a una nuova e inutile maratona bis che si è rivelata altrettanto viziata.

I giudici amministrativi hanno infatti accolto in pieno i motivi aggiunti presentati dal ricorrente, smontando la tesi difensiva dell’amministrazione e del Comune di Melilli e sancendo un principio fondamentale per la trasparenza e la legalità dei pubblici concorsi: l’ineludibile necessità di criteri di valutazione preventivamente determinati dalla commissione esaminatrice. Nonostante il bando si fosse limitato a elencare le materie d’esame e la commissione avesse riversato sui candidati un calderone di ben trecentosessanta quesiti preventivamente pubblicati, non era stato fissato alcun parametro oggettivo e chiaro per l’attribuzione dei punteggi, lasciando di fatto campo libero a una discrezionalità tecnica del tutto sganciata da binari verificabili e calpestando i principi di imparzialità, trasparenza e par condicio che avrebbero dovuto regolare la selezione pubblica.

Il tribunale ha così annullato gli atti impugnati e la graduatoria derivata, ordinando al Comune di Melilli di azzerare nuovamente questa infinita e travagliata procedura e di ripeterla daccapo nominando una commissione in diversa composizione che, prima di sottoporre chicchessia a qualsiasi prova, dovrà tassativamente stabilire criteri di valutazione trasparenti e predeterminati, condannando inoltre l’amministrazione resistente al pagamento delle spese di lite quantificate in oltre quattromila cinquantasei euro oltre accessori di legge, a dimostrazione di come la gestione superficiale e disattenta (diciamo) delle regole concorsuali finisca inevitabilmente per gravare sulle tasche dei cittadini e per calpestare le legittime aspettative di chi partecipa a un concorso pubblico confidando nella correttezza delle istituzioni.

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